Il Miracolo

“Se solo fosse vero.

Se solo ci fosse qualcuno che abbia un potere così grande da disintegrare quel male orrendo che affligge ogni mal capitato.

Lo pregherei, lo supplicherei di risparmiarla.

Se solo bastassero queste parole eviterei il mio di dolore. Trascina me invece di lei.

Non ce la faccio più…”

– “Felicia! Di nuovo a pensare? Lo sai che fa male affrontare l’angoscia da sola… noi tutti siamo qui per farti coraggio ma cerca di non disperare facilmente o fasciarti la testa prima di rompertela! Aspettiamo insieme l’esito degli esami, forza sù!”.

– “Forse hai ragione Carrie, dovrei calmarmi un po’… è solo che non capisco! Adesso che io e Hunter stavamo per sposarci. Abbiamo la casa pronta, l’abbiamo arredata a nostro piacimento. I quadri. Il suo studio. La cameretta per il bambino che prima o poi arriverà… perché adesso?!”.

“Si, ma rilassati Felicia, vedrai che zia starà bene dopo l’intervento e ritorneremo a casa più felici di prima, e poi Dio da lassù ci guarda e ci indicherà Lui la strada da prendere! Ci farà anche una buona dose di forza per affrontare il tutto, e perché no anche un piccolo miracolo…”.

“Già, un miracolo. Inspiegabile. Solo i disperati vogliono un miracolo. Ed io? Sono così disperata da volerne uno?

Dopo averne fatto un bilancio, dalla vita non mi aspetto un miracolo… ma poi ci credo io nella magia? E se Dio ascoltasse le mie preghiere per davvero?

Dio santo, sono così disperata…”

Non ricordo quanto siamo stati ad aspettare che un dottore uscisse a darci notizie di mia madre. A me parvero anni.

C’era Carrie, Hunter e altre due o tre persone, ma sinceramente lo stress mi annebbiò la mente che non ricordo neanche se fossero miei parenti o pazienti che aspettavano il turno per gli esami.

Dopo infinite ore un medico uscì dalla porta e venne verso di noi… il cuore battè all’impazzata. Non volevo essere io la protagonista di quel macabro show. Mi sentivo gli occhi di tutto il reparto puntati su di me, come se volessero già farmi vedere la loro pietà in conseguenza di ciò che il dottore stava per rivelarmi. Lo odiavo, sono sempre stata una ragazza abbastanza riservata e timida.

-“La signorina Brightside?!” – mi disse, guardandomi negli occhi.

Dietro i suoi occhiali tondi vidi i suoi occhi celeste chiaro, ma quel colore mi parve subito spento come aprì bocca e disse ciò che in fondo mi aspettavo dicesse. Come se le cose più belle e i progetti di una vita devono per forza essere ostacolati da eventi tragici. Sarà il passatempo di Dio.

-“Mi duole nel dirle che abbiamo analizzato il tessuto prelevato, e si tratta di un tumore… ormai in una fase molto avanzata e non riusciamo a fare nulla se non aspettare e sperare che non soffri tanto!”.

-“Dottore… quanto le resta da vivere?” – chiesi ormai rassegnata a vedermi la casa piena di parenti vestiti di nero e che piangono una donna intelligente e veloce nell’apprendere ma non abbastanza nell’evitare questo maledetta malattia.

-“Credo di poter parlare di giorni, visto l’età è una fortuna che abbia superato queste notti senza forti complicazioni… è una donna forte… mi dispiace tanto signorina! Per qualcosa noi siamo a sua disposizione!”.

Carrie stava piangendo.

Bella lezione cara cuginetta, prima parli di forza e di coraggio e sei la prima ad aprire i rubinetti.

Hunter era visibilmente dispiaciuto e scosso.

L’uomo della mia vita! Ah cosa avrei fatto senza di lui.

“Dottor Preston, posso entrare nella camera di mia madre? Vorrei parlarle e darle un pò di buon umore…”.

-“D’accordo! Ma faccia presto perché l’orario delle visite sta per finire!” – mi sorrise, poi si congedò.

Si avvicinò Hunter e mi prese la mano e disse con voce quieta, che a stento lo capì.

-“Amore, ti serve qualcosa? Io e Carrie andiamo a prenderci un caffè giù al bar. Ti portiamo qualcosa da mangiare?”.

-“No no, andate pure, Hunter! Voglio solo rimanere sola adesso! Voglio vederla!” – gli risposi con un sorriso spento e molto stanco.

Solo una porta divideva il mio futuro con il mio passato. In fondo sapevo che prima o poi sarebbe successo e che l’aquila avrebbe lasciato il nido. Quello sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto quel che resta del nostro passato, dritto negl’occhi di mia madre. Aprii ed entrai.

-“Mamma. Sono Felicia!”- dissi a bassa voce per paura di svegliarla o disturbarla.

-“Felicia, amore mio! Bambina dolce!”.

La sua voce. Era irriconoscibile. Sembrava un bisbiglio debole, troppo debole che chiusi subito la finestra perché persino il vento faceva rumore e si confondeva con i suoi sospiri.

-“E’ una bella giornata oggi, mamma. Agosto è stato sempre il nostro mese preferito… il mare, la spiaggia, le passeggiate nei giardini in centro…”.

-“Felicia…” – mi interruppe mia madre con una flebile voce.

-“…i ragazzi a torso nudo, il compleanno di Carrie…” – continuai con un sorriso nervoso, “mi mancano mamma… mi manca tutto questo e se lo facevo, lo facevo solo per te e basta!”.

-“Felicia… credo di morire…” – sussurrò.

“Non dirlo, mamma… ho paura! Mi manchi, davvero tanto!” – cominciai a piangere, e mi sentii improvvisamente vulnerabile e indifesa come una neonata.

-“Amore mio, promettimi che ti occuperai della bellezza che ti ho donato durante questa vita! Tieni con te solo ciò che vale la pena tenere… il resto sono solo ricordi sbiaditi!”.

-“Mamma, ti voglio bene!” – le rivelai. Dolce frase detta poco, troppe poche volte.

-“Hunter è fortunato, mia cara!” – “Anche tuo padre ne sarebbe fiero… amore mio!”.

Le presi la mano, facendo molta attenzione alla flebo che aveva nella sua piccola, così sottile vena.

Le scostai un ciuffo di capelli color argento dalla fronte e mi misi a pregare improvvisamente.

Mi inginocchiai davanti il crocifisso che era davanti al capezzale del letto e pregai così intensamente che mi fecero male le dita.

Implorai Dio di trascinare me in quel momento, di fare qualcosa per mia madre. Chiedevo un piccolo miracolo. Sapevo che tutto questo era ingiusto ma trovai la forza, quella piccola volontà che mi era rimasta da strisciare come un verme dinnanzi alla potenza così detta dell’Onnipotente.

-“Felicia… vieni qua!” – mi ammonì mia madre, richiamandomi alla realtà.

-“Dimmi, mamma!” – le ripresi la mano.

-“Io mi chiamo Angela, vero…” – comiciò lei.

-“No, mamma, per favore…” – avevo già capito cosa stesse per dire, ma volevo frenarla.

-“Non vedo l’ora diventare uno degli angeli di Dio e venire a trovarvi a casa!” – proseguì – “Io e tuo padre veglieremo su di te e la tua famiglia!”.

-“Se solo Dio ascoltasse le mie preghiere… solo per una volta!” – le dissi.

-“Ma certo che ha ascoltato le nostre preghiere, amore mio!” – mi sorrise. Un sorriso così sincero non lo vidi sul suo viso, mai.

-“Lui ha ascoltato le mie!” – sussurrò, “Solo Dio sa quanto avrei voluto vederti stare bene e vivere una vita dignitosa con Hunter ed il tuo bellissimo bambino…”.

-“Mamma… io non ho figli ancora, mi dispiace! Avrei tanto voluto che tu vedessi mio figlio!” – continuai a versare lacrime chiedendomi come mai Dio avesse tanto crudeltà in sé.

“Guarda, piccola mia… lo vedo nei tuoi occhi! Hai una bellissima creatura che cresce già dentro te… ed è questo il miracolo che mi ha tenuta in vita fino adesso!” – mi disse con fare materno, sfiorandomi la pancia.

“Abbi cura del bambino ed insegnagli tutto ciò che hai imparato… perché quello che hai nel cuore fa la persona forte che sei!”.

Mia madre morì quel giorno.

Io non so perché alcune persone sono fortunate e privilegiate nell’ottenere un miracolo, non so come opera Dio su noi piccole e ingrate persone. Ma adesso una cosa la so per certa, non servono miracoli per sentirne la presenza… perché Lui già dimora in noi tutti.

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