In memoria della nostra amicizia

Paola si sta riposando sul letto e nella sua mente i pensieri diventano sempre più sconnessi e improbabili perché sta per addormentarsi, come il solito però qualcosa la interrompe: lo squillo del telefono. In un baleno piomba sull’apparecchio e risponde con tono squillante pensando: “Chiunque sia gli sono grata di aver costretto ad alzarmi, sennò chi studia oggi?!”. La voce dall’altro capo del filo è maschile e un po’ imbarazzata:
“Sei Paola, vero?” chiede senza presentarsi.
“Sono io…- Paola esita perché quella voce non le è nuova, ha capito chi è ma preferisce fare la gnorri -chi sei?”, “Dario… Cenni, ti ricordi di me?!”
“Certo, chi se li scorda i compagni di liceo, come stai?”
“Compagni di liceo… siamo stati anche qualcosa di più se non mi sono immaginato tutto!”.
Il tono del ragazzo è diventato più deciso nel ricordare la loro relazione, finita con un malinteso e un po’ di rancore. Non si sono più visti negli ultimi quattro anni, perché studiano in città diverse e anche parlando con altri amici Paola si cura sempre di non rammentarlo e non ha mai chiesto nulla sul suo conto, per dimenticarlo del tutto. In fondo, però ha sperato spesso di rincontrarlo e per un po’ di tempo anche in un riavvicinamento sentimentale, pensando che crescendo sarebbero stati in grado di convertire la loro attrazione fisica in qualcosa di più concreto.
Chissà magari è arrivato quel momento: “Comunque sia sto bene, sono arrivato ieri in città, ho saputo che ti sei trasferita qua e lavori con tuo padre, così ho pensato che sarebbe carino uscire a fare due chiacchiere… tanto per raccontarci cosa abbiamo fatto in questi anni.”.
Paola accetta l’invito consapevole del fatto che Dario ha sicuramente un secondo fine, la sua scusa non regge, ricorda abbastanza bene le sue tecniche d’approccio fatte d’inviti così tranquilli e ingenui che costringono a dire di sì.
Concordano l’ora e il luogo e si salutano, fanno anche qualche battuta e la loro non sembra proprio una conversazione tra persone che non si vedono da qualche tempo.
Rivedere Paola dopo cinque anni provoca diverse emozioni in Dario, che passa in rassegna il corpo e il viso della ragazza confrontandoli con i suoi ricordi… ha ancora un fisico bello da far paura, con quei bei seni sodi e i fianchi morbidi ma a colpirlo sono soprattutto gli occhi vivissimi, luminosi come quando aveva diciotto anni e rideva ad una battuta che le sollevava il morale. A Dario piaceva molto farla ridere in quei momenti in cui era assorta in pensieri tristi che non voleva esternare.
Dopo i convenevoli e qualche racconto, mentre passeggiano in un viale ombroso, Dario arriva al punto: “Beh, siccome lavori con tuo padre allo studio legale potrei rivolgermi a voi per una questione privata, no?!”.
“Hai problemi con la legge?! Ho sempre pensato che saresti potuto diventare un ottimo ladro oppure un falsario, sei abbastanza creativo e anche piuttosto falso” ironizza Paola e continua ad esprimere la sua perplessità: “Dovrei credere che non sapevi che lavoro faccio e solo casualmente ti serve il mio aiuto? Se devo far finta di crederci dimmelo non è un problema… recito bene!”. Dario ride e beve l’ultimo sorso della sua Beck’s, poi si siede su un muricciolo e guarda Paola dritta negli occhi: “Non intendo prenderti in giro o sfruttarti e non mi sono dimenticato che la nostra storia è finita male. Il problema è che ho davvero bisogno di un buon avvocato e rivolgermi a tuo padre senza averne parlato prima con te mi sembrava un po’ strano e anche ingiusto. Se non ti va di vedermi ti capisco e basta che rifiuti anche perché, ti avverto, il mio caso è imbarazzante.”
“Ormai mi hai incuriosita e voglio sapere di cosa si tratta. Ad ogni modo non è un problema per me. Del resto, è passato molto tempo e non sono più permalosa come una volta. Forza, spiegami in che guaio ti sei cacciato!”. Dario comincia  a spiegare e i due parlano per più di un’ora, poi Paola torna in ufficio e ci  resta fino a tarda notte, chiedendosi ogni tanto se valga davvero la pena impegnarsi tanto per il suo ex compagno di letto.

Qualche mese dopo, davanti al tribunale, Dario abbraccia cordialmente il padre di Paola, un signore baffuto e molto cordiale che in questo momento sembra abbastanza seccato, a discapito della sua solita esuberanza.
Eppure ha vinto una causa.
Porgendo la mano al cliente lo guarda dritto negli occhi e sussurra: “Ringrazia mia figlia, non me. Il grosso del lavoro l’ha fatto lei. Ringraziala – ripete l’avvocato scandendo bene la parola- e cerca di non cacciarti più in situazioni simili. Se sei davvero un bravo ragazzo, accertati che i tuoi amici non siano dei tossici pronti a nasconderti la roba in casa per salvarsi la pelle!”. Dario sostiene lo sguardo dell’avvocato fino in fondo, anche qualche secondo più del necessario, senza rispondere.
Dario si trovava a Berlino quando la Polizia aveva requisito un grosso quantitativo di droga tra eroina, ecstasi e cocaina nel suo appartamento. Paola aveva rintracciato due testimoni oculari che Dario aveva conosciuto in Germania, uno di Roma, l’altro di Bologna che avevano partecipato al processo in cambio del rimborso spese per il viaggio e di qualche spicciolo in più.

Due anni dopo sulla spiaggia di Viareggio, Paola vede Dario da lontano e gli corre incontro:
“Ciao Dario, come stai? Non ci sentiamo da un secolo!”.
Il ragazzo risponde con uno strano accento:
“Mi confondi con mio fratello, credo, io mi chiamo Marco e non ti ho mai sentito prima d’ora!”, Paola  non si stupisce, sicura che sia uno scherzo: “Sssè! Divertente Dario, bello scherzo!”.
Del resto il ragazzo è perfettamente identico a Dario che per di più è figlio unico!
“No, davvero io sono suo fratello gemello! Dario e io ci conosciamo a malapena, perché quando i miei si sono lasciati io sono andato via con mio padre e ho trascorso la vita in giro per l’Europa.
Un mese fa abbiamo deciso di scambiarci così io sono venuto in Italia per conoscere nostra madre e passare del tempo con lei e Dario è andato da papà… non lo vedeva da dieci anni!”.
Paola è sconcertata ma crede al racconto di Marco, anche perché comincia a notare diverse differenze tra i due gemelli: “Conosco bene Dario e mi ha sempre detto che suo padre era morto d’infarto… invece esiste e vive lontano.”, “A Berlino.”. precisa Marco.
Berlino… “Vi sentite spesso tu e Dario?”
“Ogni domenica”
“Lui non ti è mai venuto a trovare giusto?”
“No. Più precisamente Dario non è mai uscito dall’Italia, credo abbia paura dell’aereo.”.
“Dunque ho scagionato un colpevole.” Riflette Paola ricostruendo mentalmente il puzzle delle menzogne del ragazzo che amava.

 

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