Come se fosse il primo

Oramai non ci faccio più caso, ho imparato a cadenzare il ritmo delle mie giornate. Non mi muovo più, non vedo più, non parlo più sono qui disteso su questo letto che sento non essere il mio. All’inizio è stato difficile, Il primo giorno che presi coscienza del mio stato fu terribile, il mio primo tentativo fu quello di aprire gli occhi, non ci riuscii, cercai allora di alzarmi, inutilmente, anche in quel caso non ci fu nessuna risposta del mio corpo. Il panico mi assalì, incomincia allora a chiedere aiuto, quando mi resi conto che le urla che laceravano i miei timpani in realtà non si tramutavano in rumori emessi dalle mie labbra, fui assalito dal terrore, sentii indistintamente che il mio battito cardiaco aumentava in maniera esponenziale, il mio respiro iniziò ad essere affannato, 15, 20, 30 respiri al minuto, la sensazione di mancanza d’aria mi attanagliò. Ad un certo punto incominciai a sentire un rumore intorno a me, bip … bip.. bip. bip, la frequenza del rumore aumentata sempre più con l’aumentare del mio ritmo cardiaco, più sentivo i bip ravvicinati più la sensazione di terrore invadeva la mia mente e più il rumore dei bip diventava assordante. Fu a quel punto che sentii delle persone avvicinarsi a me, cercai disperatamente di dire qualcosa, urlai, gridai a squarcia gola, cercai di muovermi, ma, nulla non successe nulla, ancora una volta nessun gesto nessuna parola usci dalla mia bocca. Poi piano piano incominciai a rilassarmi, il mio battito diventò regolare e il mio respiro affannato si normalizzò ed entrai in una specie di torpore. Quando uscii da quello stato di torpore, senti distintamente una voce di una donna che parlava con qualcuno.
– La situazione è gravissima, oggi abbiamo cercato di togliere il coma farmacologico, purtroppo ha avuto una crisi di poliapnea con conseguente aumento della frequenza cardiaca che ci ha costretti a sedarlo di nuovo, comunque attualmente la sedazione è leggera, non pensiamo che vi sia la necessità di riportarlo in coma farmacologico.
Poi sentii un’altra voce che inizialmente non riconobbi.
– Che cos’è la poliapnea è pericolosa ?
– La poliapnea si ha quando il numero di respiri è superiore alla media, normalmente il numero di respiri si aggira tra 15, 20 respiri al minuto. Suo marito ne aveva 40, ecco perché abbiamo dovuto sedarlo.
Francesca, ecco di chi era quella voce, “Francesca ti prego ascoltami sono qua, almeno tu dimmi che mi senti, ti prego non mi abbandonare”. Nulla ancora nulla.
– Dottoressa, ma lei pensa che mio marito possa…..
– Senta signora, suo marito è gravissimo ha avuto un trauma cranico che ha danneggiato la parte lobo frontale del suo cervello. I danni celebrali sono estesi, attualmente suo marito è in coma profondo, deve ringraziare il cielo che siamo riusciti a mantenerlo in vita, nessuno di noi credeva sarebbe riuscito a sopravvivere.
Un brivido mi percorse il corpo, o almeno mentalmente pensai che fosse così. Coma…. come coma, quando è successo perché è successo, purtroppo non ricordavo nulla.
Passai i giorni seguenti a cercare di ricostruire mentalmente le ore che avevano preceduto questo mio stato e a cercare disperatamente una via di uscita da quest’incubo in cui ero entrato.
Era domenica, avevo passato la giornata con mia figlia, poi la sera tornato a casa a avevo detto a Francesca di voler fare un giro in bici. Dopodiché nulla il vuoto, devo avere avuto un incidente ma dove, come e perché rimane un mistero per me. Come rimane un mistero il numero di giorni che sono passati dal giorno dell’incidente, 10, 20 un mese purtroppo non sono riuscito a ricordarlo.
Ora, la mia giornata è scandita da tre momenti che sono riuscito a posizionare temporalmente nell’intero arco della giornata. La prima penso che debba avvenire la mattina, di solito questo rito mattutino è accompagnato da un vociare più o meno sommesso di persone che si avvicinano attorno al mio letto, parlano del mio stato di salute e fanno delle prove sul mio corpo che non riesco ad avvertire, se non per una leggero fastidio a cui non riesco a rispondere. L’ultimo deve avvenire in un’ora imprecisata della sera, il rito è del tutto simile a quello del mattino, ma, a differenza del primo, dopo un po’ cade il silenzio attorno a me, e questo mi fa presupporre che la sera dell’ennesimo giorno sia venuta ad accompagnare la mia ennesima notte in questo mio angoscioso stato. Ma il momento della giornata che preferisco, e che mi dà la forza di andare avanti e la voglia di ritornare a vivere è quello che temporalmente ho cercato di collocare tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio. E’ il momento delle visite, è il momento in cui posso tornare a riascoltare la tua voce, Francesca, amore mio. Ogni giorno attendo trepidante questo momento, certe volte rimango deluso quando al posto della tua voce sento delle voci, che riconosco essere familiari, ma che non riescono a suscitarmi alcuna emozione. Solo tu, mia dolce compagna, riesci a suscitarmi una miriade di emozioni: spesso, mi tormento l’anima quando sento il tuo pianto straziante che lacera il mio cuore; alcune volte un dolore accecante devasta la mia mente a pensarti lì fuori da sola ad affrontare tutte le problematiche che questa vicenda ti ha caricato addosso; altre volte il senso di impotenza mi pervade il corpo quando vorrei dirti delle cose che non ho mai avuto la possibilità, o forse la volontà di dirti; ma il più delle volte la tua voce e le tue parole mi danno la carica di resistere e lottare ancora un giorno di più.
Vorrei tanto ascoltare la voce di mia figlia, ma finora non ho mai avuto l’occasione di farlo; ti capisco amore mio, anche io al tuo posto non porterei mai nostra figlia a vedere quello che è rimasto del suo papà.
Adesso Francesca, anche se non riesci a sentirmi, ascolta bene quello che sto per dirti. Nelle lunghe giornate che scandiscono questo mio stato, ho avuto modo di pensare alla caducità della vita, al fatto che un giorno esci di casa per farti un giro e il giorno dopo ti ritrovi in un letto di ospedale impossibilitato ad interagire con il mondo esterno. Sono giunto, nel mio tormentato pensiero, in cui la voglia di morire e la voglia di vivere si dibattevano dentro di me alla seguente conclusione: quando uscirò da questo mio straziante condizione, e ti giuro che lo farò, ho deciso di vivere ogni istante della mia giornata non come “se fosse l’ultimo”, ma come “se fosse il primo” . Voglio tornare a baciarti come se fosse il primo bacio, voglio riprovare in ogni istante quel brivido che ha percosso il mio corpo quando ho pensato che tu saresti stata la donna con cui avrei voluto condividere il resto della mia vita. Voglio fare l’amore con te come se fosse la prima volta, tornando ad assaporare la sensazione meravigliosa di fare l’amore per la prima volta con una donna. Voglio alzarmi la mattina, avvicinarmi al letto di nostra figlia e mettermi a piangere così come feci il giorno in cui lei uscì da tuo grembo. Voglio tornare ad assaporare il piacere della nostra unione alla stessa stregua di quando tu mi dicesti “si” davanti all’altare. Voglio assaporare ogni istante della vita come se quell’istante fosse l’inizio di qualcosa di meraviglioso.
Lo so che non sono credente e farei un torto a me e a Dio se proprio in quest’istante tentassi di aggrapparmi a Lui tramite una qualche preghiera. Ma c’è una poesia alla quale mi sostengo e che mi ripeto ogni qual volta il desiderio della morte pervade la mia mente, me la facesti conoscere tu un giorno di tanto tempo fa ed era stata scritta da tuo cugino:

“Quand’anche non avessi
gambe per camminare,
e i miei polpacci fossero stanchi
di reggere il peso
che da ventiquattro anni
grava su di essi,
io ti inseguirò.

Quand’anche le mie mani,
svaporassero nell’aria
e scivolassero sulle cose
non riuscendo a prendere niente,
quand’anche io fossi cieco
io ti cercherò.

Quand’anche il mio cervello,
ah cervello vigliacco
stanco di andare contro fini e situazioni
e incapace oramai a fissarsi sulle cose,
povero cervello frantumato dal troppo vivere,
non avesse più intenzioni e scopi;
anche in questo caso, amore
ti catturerò”

Io mi aggrappo ad essa, e sono sicuro che un giorno io sarò li con te e potremo ancora una volta vivere assieme “come se ogni istante fosse il primo istante” .

nda:
Questo racconto è dedicato a Raniero che purtroppo in questo momento sta vivendo la sua tragedia personale, a sua moglie e alla loro figlia che affrontano assieme a lui la loro tragedia. Inoltre mi piace ricordare con la sua poesia “Quand’anche” Giacomo che oramai da lungo tempo non appartiene più a questo nostro mondo.

 

6 pensieri su “Come se fosse il primo”

  1. Un racconto che mi ha toccata fino nell’angolo più profondo del cuore, quella parte nascosta dove racchiudo le cose più belle. Grazie.

  2. Grazie per aver testimoniato questa storia che insegna a tutti quelli che la possono leggere, il grande dono e valore della vita.
    La vita merita sempre di essere vissuta.
    Coraggio a Raniero e Francesca, dovete farcela per vostra figlia che vi ama tanto.
    Che Dio vi aiuti e benedica.

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