La tana del serpente

Il gocciolìo costante, provocato dalle crepe presenti nel soffitto a volta, rimbombava nella cripta con cadenzata monotonia. Due tombe di granito occupavano il centro del locale, a breve distanza dal pesante portoncino di mogano che permetteva l’accesso alla costruzione.
Solo un sibilo soffocato rivelava la presenza dell’enorme serpente acciambellato ai piedi di un angelo di pietra affiancato al lato sinistro dell’ingresso. Con movimenti armonici e silenziosi il rettile inziò a strisciare sulle forme della statua che fino a pochi istanti prima aveva vegliato sul suo sonno, intenzionato a raggiungere il piccolo rosone scolpito sopra il portoncino sprangato. Già diverse volte si era servito di quell’unico passaggio disponibile per ricongiungersi con il mondo esterno, sua unica inesauribile fonte di cibo e calore.
Aveva ormai raggiunto i rozzi lineamenti del volto dell’angelo, quando un sinistro stridio allertò istantaneamente i suoi riflessi. Con un lento movimento delle spire si mosse alla ricerca della sorgente di quel nuovo rumore.
Qualcosa là sotto si stava muovendo. Purtroppo era praticamente impossibile vedere distintamente nel buio della cripta. Di una cosa però l’imponente rettile era sicuro: non era mai successo prima, visto che le lunghe notti passate là dentro si erano sempre rivelate piacevoli e tranquille.
Purtroppo l’intrepido serpente, come ogni componente della comunità dei rettili, era completamente all’oscuro delle credenze molto diffuse nella civiltà umana, leggende che raccontavano la possibilità di vivere dopo la morte.
E fu proprio uno zombie a scostare completamente la lastra di marmo che lo imprigionava, mandandola a fracassarsi sul pavimento. Il rettile saettò impaurito verso il rosone della cripta, sua unica possibilità di fuga da quel nemico dalle origini misteriose.
Ma era già tardi…
Nonostante la lentezza nevrotica della creatura non-morta, il rettile faticava parecchio a infilarsi attraverso le aperture del rosone, a causa del grave stato di eccitazione che offuscava la sua innata e implacabile lucidità, caratteristica per cui la sua razza andava molto fiera.
Allo zombie, attratto dal disperato divincolarsi della sua vittima, avvicinarsi ad essa e afferrarla saldamente per la coda costò pochi movimenti lenti ed impacciati.
Intrappolato in quella stretta dolorosa e spietata al serpente non rimase altra scelta che quella di lanciarsi all’attacco. Si scostò completamente dalla parete e si lanciò fulmineo contro il suo nemico, avvinghiandosi completamente alla gola di quello strano essere.
L’animale stringeva disperatamente, aumentando la respirazione per compensare lo sforzo. Il suo terrore aumentò quando le sue narici fiutarono lo sgradevole odore putrido emanato dalla creatura. Aveva ormai strangolato quasi completamente il suo rivale ma quello non rivelava il minimo cenno di desistenza.
In una frazione di secondo commise però l’errore fatale che pagò con la vita: avvicinò incautamente la testa alla parte bassa del volto dello zombie. Tutto si attendeva in quei disperati momenti di lotta, fuorchè di essere decapitato da un morso di quella ripugnante creatura.

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