Elogio del prezzemolo

Assomiglio alla cicuta,

sembro innocuo,

modesto nell’aspetto,

quasi insignificante,

ma sto bene dappertutto.

Mi siedo a ogni tavola,

non guardo chi mi sta a fianco

né chi mi siede davanti.

M’importa,

solo,

che il cibo sia caldo,

ben servito,

pronto da mangiare.

Mi ci tuffo

senza indugio

senza remore

e in cambio del boccone

ecco il mio sorriso

educato, speranzoso, accattivante.

 

Dopo,

alla fine del pranzo,

quando tutti se ne saranno andati,

direte di me,

ma chi l’ha invitato?

4 pensieri su “Elogio del prezzemolo”

  1. Chi l’ha invitato….
    Nessuno, il prezzemolo s’infila da sè ovunque e piace pure!
    Va assaggiato il giusto per la pietanza dove giace e se troppo, va lasciato nel piatto.
    Delicata poesia al prezzemolo.
    Un caro saluto.
    Sandra

  2. Per Claudia:
    Un amico poeta, leggendo questa poesia, ha commentato che il “prezzemolo” è stato da me distrutto…
    Talvolta, quando proprio sono imbufalita, mi scoppia la vena ironica e ne esce una cosetta così che fa sorridere e spero colpisca l’attenzione di chi è la fonte di ispirazione.
    Spesso funziona.

    Per Sandra:
    E’ vero, Cara Amica, noi nella veste di donne di casa, sappiamo quanto alcuni accorgimenti migliorino la nostra attività culinaria, ma nella nostra veste di poetesse, abbiamo quell’arma appuntita che è la penna e quando vogliamo, la usiamo e fermiamo i pensieri, i sentimenti e, perché no?, anche le nostre irritazioni.
    Chi legge, capisce…

    Un sorriso e un abbraccio
    anna

  3. Ciao Anna,
    ho trovato questa poesia bella e originale.
    Adesso il prezzemolo grazie alla tua poesia avrà qualcosa in più!
    Complimenti e 5 stelle.

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