La rapina

E’ una piccola Agenzia di Banca, alle porte del centro della mia città. Ci vado tornando a casa dall’Ufficio perché é sulla strada e mi torna comodo a quell’ora, con pochi clienti e in tempi velocissimi. Occuparmi delle Banche fa parte del mio lavoro; sono sempre attenta, cauta e tranquilla.

L’Agenzia é composta da tre personaggi: Luigi alla cassa, Roberta (nuovo e gentile acquisto) all’altra cassa, e Giampiero alle public relations, il direttore, fa un po’ la parte del fantasma. E’ su una strada dove non possono circolare le macchine, solo biciclette e un piccolo bus che gira per il centro della città. Ho un rapporto scherzoso e confidenziale con gli impiegati, si parla di pizze gustate nell’ultimo ristorante, di scarponi e sci, di barche e di mare, di grandi viaggi, dipende dalle stagioni.

L’occhio attento, le mani veloci ed esperte di Luigi, viaggiano come un pesce sotto l’acqua alla conta del denaro, con l’aggiunta di uno sguardo all’orologio e alla porta d’ingresso. E’ una giornata invernale, fredda ma soleggiata, promette un fine settimana senza l’acqua dal cielo.

E’ entrata una persona maschile, non saprei se uomo o ragazzo. Ha il casco leggermente allentato e un paio di occhiali con le lenti a specchio, in fondo però non c’é questo gran sole…, sorride, Luigi restituisce il buongiorno verbalmente; ho una sensazione di fastidio, lo sento troppo vicino a me, odo il suo respiro, mi sto ancora interrogando quando, bruscamente e velocemente, con uno spintone mi manda a sbattere contro il muro dov’é locata l’altra cassa, mi alzo, sto per replicare, ma vedo che ha una lama lunga e luccicante in mano, quindi mi tengo il dolore e taccio, odo solo Roberta con il suo:

– “Madonna Santa” –

Luigi, con un filo di voce, si é alzato dalla sedia, e si é allontanato dalla scrivania dicendo:

– “Guarda, caschi male, perché qui ci sono pochi soldi” –

Veloce come una tigre, il tizio gli é addosso e punta il coltello alla gola, gli dice di stare zitto e Luigi annuisce.

Dalla stanza del Direttore, in fondo al corridoio, esce Giampiero, col suo passo incerto e  zoppicante, il sorriso gli muore sulle labbra.

Anche Lui, comunque, invita alla calma, guarda Luigi e si fa da parte.

Io, sono molto dolorante, nella spinta ho pure messo male il piede, ed ho un dolore lancinante, sto zitta e penso.

Penso ai miei anelli e al mio orologio. Sarò puerile, ma non ci posso fare niente, per me hanno un grosso valore affettivo e se li vorrà non mi potrò certo opporre. Mi chiedo come farà ad uscire di banca. E’ una strada piccola, stretta, piena di negozi e non capisco con quale mezzo se ne può andare.

Il ladro, intanto ha messo le banconote in uno zainetto blu, e sulla scrivania c’è un gran caos.

Mi passa davanti, io guardo per terra e vedo la caviglia molto gonfia, quando rialzo lo sguardo, Lui é già uscito.

Rido istericamente, mentre Roberta mi viene vicina e mi aiuta a sedere su una sedia. Gli altri due, si sono un po’ ripresi e il telefono diventa un primario strumento di lavoro. Prima la polizia, poi la Sede Centrale:

– “No, non c’era molto, forse ventimila euro, non so aveva il casco e gli occhiali, si giovane, mi pare. Si, aveva un grosso coltello, lo ha puntato alla gola; non eravamo soli, c’era una Signora, l’ha spinta, è caduta, stiamo bene…” –

Poi, è stato tutto un via vai di gente, fra polizia, un medico, due infermieri; hanno insistito per portarmi  al pronto soccorso per la distorsione e qualche livido. Il ladro, intanto, é completamente volatizzato, forse aveva una moto, probabilmente ha raggiunto i viali, comunque, nessuno l’ha visto.

Questa mattina mi sono svegliata prima che la sveglia suonasse, matida di sudore, ho avuto una nottata agitata, solo quando ho sentito arrivare lo zampettio di Teo e il suo muso toccare le mie labbra, mi sono resa conto che ero nel mio letto.

Ieri, quando sono andata in banca, dieci minuti prima della chiusura, la porta era chiusa, ho suonato e Giampiero mi ha aperto subito, allegramente ho chiesto:

– “Avete deciso di andare a pranzo prima?” –

Con il viso paonazzo mi hanno risposto:

– “Ma non hai letto di venerdi? Siamo stati rapinati! Che giornata! Io, col coltello alla gola! Roberta spaventatissima, e Giampiero era nella stanza del direttore, quando é uscito é rimasto quasi paralizzato! Pensa, potevi esserci anche tu! Vieni sempre a quest’ora, ma dimmi, non ti é mai capitata una esperienza simile?

– “Per adesso no.” – Ho risposto. Poi ci ho pensato tutto il giorno e la notte ancora di più…

E’ passato un anno; il ladro non é stato mai “acciuffato”, e loro…, a quell’ora sono sempre chiusi dentro; suono il campanello, Luigi, dalla cassa mi sorride e Giampiero mi apre la porta con un bel sorriso d’intesa.

 

3 pensieri su “La rapina”

  1. Racconto avvincente, si legge d’un fiato: Ottima descrizione come di chi è molto attenta al mondo circostante. Scrittura fluente di rara eleganza.

  2. Buona l’idea (ammesso che non si riferisca ad un’esperienza vissuta) di scrivere di una rapina in banca, belle le pennellate con cui hai descritto i personaggi e molto originale la storia. Leggere questo racconto è più piacevole che guardare la puntata di un telefilm! Mi piace molto il tuo stile; lo trovo semplice e coinvolgente.

  3. Grazie Claudia per avermi letta. La rapina, purtroppo c’è stata, il ladro non é mai stato preso, e gli impiegati sono chiusi in ufficio a l’ora in cui ci vado. Tutto vero, tranne il fatto che quel giorno in banca, per fortuna io non c’ero.
    Nei miei scritti c’é sempre verità e fantasia.
    Ciao. Sandra.

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