Tu mi regali il Sole

“Ho un gran caldo” disse Valeria, mentre le sue gambe, né lunghe, né affusolate, ma piuttosto grassocce, uscivano disordinatamente dalle coperte del letto.

“Beh, vallo a dire a quei poveracci che sono rimasti sepolti fra la neve e non solo…, mancano di luce e di acqua da giorni!”, rispose Alberto piuttosto contrariato da quei movimenti bruschi e fuori luogo di Valeria.

Stavano insieme ormai da cinque anni e condividevano quell’appartamento piccolo, ma grazioso, in pieno centro al secondo piano.

Il terrazzino dava proprio sulla piazza centrale, tutta lastricata e a dire il vero, nei giorni caldi di piena estate, i tacchi dodici cm. di Valeria, rimanevano incollati fra quelle pietre roventi e nei giorni freddi, erano più le volte che si incastravano nelle fessure che in quelle in cui voleva fare la sua passerella ostinandosi così piccola, ad usare i tacchi.

Comunque di carattere ne aveva eccome, tanto da mettere a zittire spesso il buon Alberto, innamorato di Lei, proprio come il primo giorno, quando la incontrò su quell’autobus in pieno luglio, sulla linea 81 che portava dal centro alla parte industriale della piccola cittadina.

Lei, era appena salita, il bus quasi vuoto, lui era seduto e da persona gentile le offrì subito il posto, chiaramente per iniziare il discorso, ma lei, ringraziando, si oppose dolcemente dicendo: “ dovrò stare seduta alla mia scrivania tutto il giorno. Fino alle cinque del pomeriggio”.

Fu così che  iniziarono a scambiarsi i numeri di telefono, a frequentarsi e poi…, la convivenza.

L’inizio, si sa, è sempre splendido. Una gara continua e un entusiasmo eccellente nella cucina, a preparare manicaretti che potessero sorprendere il palato e la persona, per non parlare della casa, tenuta a “bomboniera”  e l’amore, beh, ovunque e tutti i giorni.

Poi, evidentemente, la convivenza soffoca un po’ proprio come il matrimonio, e loro, i due innamorati, reclamavano i loro spazi per le loro attitudini, amicizie e passioni.

Di gusti completamente diversi, non avevano mai fuso le loro amicizie, tanto che in realtà, Alberto sapeva ben poco di Valeria, a parte il suo lavoro di giornalista che si occupava di arte culinaria, per lo più fatto di interviste a cuochi noti e non, sul settimanale “Fine”.

Invece Valeria sapeva tutto di Alberto. Geometra in un’azienda piuttosto conosciuta di costruzioni edili.  Era stato proprio grazie a quel lavoro di Alberto che avevano ottenuto il piccolo appartamento in pieno centro ad un prezzo d’affitto “abbordabile”.

Alberto non riusciva a capire cosa c’era che non andasse nell’ultimo periodo nei rapporti intimi fra di loro. Valeria ultimamente sembrava evitare di fare l’amore, era strana, sfuggente, eppure lui era certo di quel rapporto d’amore esistente fra di loro.

L’uomo era arrivato persino a pensare di pedinarla, di controllarle il cellulare, ma poi, si era penosamente vergognato ed aveva deciso di affrontare l’argomento.

Quella sera il freddo era ancora più intenso, le strade ghiacciate e qualche anziano era persino scivolato, tanto che le ambulanze avevano avuto una giornata lavorativa intensa e in tutta la cittadina.

Valeria aveva addirittura abbandonato i suoi tacchi alti preferendo suo malgrado, un paio di stivaletti con tacco in gomma e pelliccia interna ed esterna. Di sicuro non erano sexy ma molto più stabili ed efficienti per l’attuale situazione.

Quando entrò nell’appartamento caldo e accogliente, le sue narici respirarono subito un profumo di brodo di pollo, ma immediatamente il suo stomaco ebbe uno spasmo. Aveva sete.

Alberto, con un grande grembiule con tanti musi di cani e gatti, le si parò davanti con un bel sorriso.

Valeria, non dette ascolto al suo stomaco che brontolava, non avrebbe saputo dire se per fame o per nausea, ma sorrise debolmente.

Alberto, si fece coraggio e dolcemente, quasi patetico, l’affrontò:

“Valeria, mi devi dire cosa c’è che non va, ti sento lontana, ti vedo triste, insoddisfatta e non riesco a comprendere cosa ci sta capitando”

Valeria, con modo di stizza e un po’ brusco, si liberò del caldo piumino che l’avvolgeva e andò nella camera da letto, poi sentendo alle spalle, la presenza  di Alberto, innervosita gli disse:

“Non posso essere sempre pronta a fare l’amore, si vede che questo è un periodo di stanchezza per me, che posso farci?”

Ma ad Alberto non mancò di cogliere negli occhi di Valeria, tristezza e preoccupazione.

“Insisto”, disse Alberto. Questo è il momento di dirmi la verità.

Valeria si sentì braccata, stanca e sottovoce, senza la sua solita spavalderia, rispose:

“Sono incinta. Qualcosa non ha funzionato, succede, ma sto per diventare madre di un figlio tuo. Non era questo il momento, mi dispiace, ma è così. Ecco, adesso lo sai”:

Alberto, rimasi all’inizio inebetito. Sentì un calore addosso talmente forte che quasi gli toglieva il respiro, non riusciva a parlare, e improvvisamente pensò al suo lavoro che quasi per miracolo era intenso al punto che doveva fare straordinari. Pensò al suo contratto a tempo indeterminato, al suo corpo sano ed atletico, a quella donna, piccola e graziosa che aveva tenuto per sé quel segreto, quasi come un peso e si vergognò per i dubbi che i suoi pensieri avevano maturato.

Valeria lo guardava quasi impaurita, e aspettava…

E fu allora che udì la sua voce forte e chiara dire:

“Valeria, tu mi stai regalando il sole”.

Il piumone accolse poi, due corpi che cercavano solo un’intimità che finalmente era tornata alle origini.

12 pensieri su “Tu mi regali il Sole”

  1. Carissima!!!
    Tu parli delle persone normali e mi piace molto, perché ti confesso che è una gran lotta tenere il confronto con la bilancia, le rughe, i fili grigi nei capelli, in una sola parola con la giovinezza che non c’è più.
    E questi modelli impietosi di donne avvenentissime, giovani, farfallinate e non che sembrano vere e che invece sono solo costruzioni ideali, sculture chirurgiche fortunate, come una Venere di Milo, una Nike di Samotracia, un Discobolo che non riproducono un uomo normale, ma l’ideale dell’uomo…
    Se il sentimento è vero, solido, profondo cresce insieme a chi lo prova, si nutre della quotidianità e mette radici profonde nel cuore.
    Così il tempo che passa non passa davvero.
    E’ la mente che conta, il cuore e non uno specchio che riflette un’immagine che davvero l’altro non vede.
    Grazie!!!
    anna

  2. Brava Sandra, un racconto che va dritto a ciò che è vero nella vita, ciò che veramnte vale,
    i sentimenti della famiglia, che vanno verso il futuro e l’amore condiviso.
    Meriti un cingue stelle, un abbraccio caldo e ammirato EMA

  3. x anna
    Carissima, io non mi farei mai gonfiare il viso, anche perché il mio, é tondo di suo….
    Lascio fare al Tempo il suo lavoro, ed io faccio il mio aiutata dai cosmetici naturali.
    Lascio al mio sorriso il ricordo di ieri, il passaggio dell’oggi sperando in un buon domani.
    Con queste carte continuo, come Te, la mia partita della Vita.
    Grazie e un caro abbraccio.
    Sandra

  4. Un racconto molto bello e che va dritto al cuore.
    Tanti complimenti e 5 stelle tutte meritate!
    Un saluto Lucia.

  5. Ci sono due tipi di persone.
    Il primo, quello che dà la risposta giusta quella che hai scritto così si risolve in primis la serata nel letto e poi il giorno dopo, si vedrà….
    Il secondo, quello che io definisco uomo, quello che accetta fin da subito la situazione e se ne prenderà tutte le responsabilità, e poi diciamola tutta anche un pò per farsi in ogni caso la seratina nel lettone, tanto per cominciare bene.
    Bella Sandra grazie.

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