La maledizione

Conosci tu come la conosco io

è una maledizione,

la maledizione delle parole.

Le cerchi a combaciare nel gioco ad incastro.

Le spezzi,

le modelli

ma mai,

mai sono giuste.

Sempre un passo indietro,

sempre un pezzetto in meno.

Sensazioni indicibili,

parole che si sgretolano.

Sfuggono di mano

e tu a rincorrere,

ricordare,

riportare alla memoria,

imprimere su carta.

D’inchiostro sono le tue dita come le mie,

liquide si stendono nell’anima marea.

Depredano,

depredano e t’incazzi

per le sfumature che sbavano

a rovinarti il dipinto.

Riprovi e riprovi

ma le liquide dita incapaci l’anima tutta

mai potranno riprodurre.

5 pensieri su “La maledizione”

  1. Parole…parole…parole….
    Che pensi, che dici, che scrivi…
    Che vorresti non aver mai lasciato andare come cavalli sfrenati in un galoppo furioso.
    Parole che ti scivolano via o che ti pesano come pietre sull’anima…
    Gli esseri umani hanno il “dono” della parola.
    anna

  2. Personalmente il pensiero di scrivere è come un fulmine, succede in un istante.
    Poi rileggo solo per saper cos’ho scritto e via così, sempre.
    Grazie.

  3. Quante volte vorresti scrivere esattamente quello che senti, ma le parole non bastano mai, sono sempre meno di ciò che provi, terribilmente meno, e allora cerchi di accontentarti, ma per quel che mi riguarda preferisco buttare tutto piuttosto che comprimerlo a forza in vocaboli insufficienti …..
    Tu no, ostinata e magica, tu vinci sulle parole e le impasti fino a dar loro la consistenza che vuoi, finchè un profumo dolce di biscotto ci rapisce l’anima.
    5 stelle

  4. Jenny, ti ringrazio.

    Anna, parole… parole… parole… non bastano mai.

    Folletto, anche per me ci sono momenti di scrittura “selvaggia” a volte però la necessità di guidare il pensiero e incanalarlo in percorsi significanti si fa predominante e allora sacrifico volentieri l’istinto al bisogno di comunicare anche se soddisfatto solo parzialmente dalle parole a disposizione che mai tradurranno in modo puro un pensiero.

    ICE, CM, la tua ostinazione a vedere in me più di quanto c’è mi commuove ogni volta. Grazie, grazie grazie.

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