Filastrocca della morte

Tra le braccia freschi fiori e biondo grano,

porto vento che ha odòr di feromoni,

rossi frutti tra le ossa di una mano,

e nell’altra nere nubi, lampi e tuoni.

 

Entro in casa senza annuncio e senza invito,

quel che prendo poi devo ridare,

la mia voce sono il gèmito e il vagito,

il mio moto è da sempre circolare.

 

Dalle ossa mi sgorga vita nuova,

inquieta la mia macabra bellezza,

sòn l’inizio e l’ultima tua prova,

sòn l’ignoto e la tua unica certezza….

7 pensieri su “Filastrocca della morte”

  1. Siamo abituati a veder cantare la Vita, ma esiste anche la Morte. Quella magra Signora vestita di nero che non piace a nessuno e che ognuno spera di conoscere ….magari, Mai.
    Eppure, dovremmo imparare a parlarne.
    Complimenti.
    Sandra

  2. Grazie, Sandra cara!…
    Si, la morte, la “magra signora”, come la chiami tu… Eppure se lei non ci fosse non ci sarebbe la vita!
    Comunque l’importante è “che la morte ci trovi vivi!”.
    Un abbraccio e grazie ancora dei tuoi, sempre, confortanti commenti.

  3. Mi colpisce leggere questa filastrocca, una ripresa dell’idea della “vanitas vanitatum” che riprende quel “ricordati che devi morire” di passata e trascurata memoria.
    In un’epoca in cui l’immortalità è il mito e il desiderio più grande, ricondurci all’essenzialità della realtà umana, più che squisitamente macabro è in fin dei conti realistico.
    anna

  4. Come si dice: la morte è l’unica certezza che abbiamo; possiamo lottare per far si che arrivi più tardi possibile, ma alla fine però, purtroppo arriva sempre.
    Un saluto e 5 stelle.

  5. Bella. Buona rappresentazione di un argomento ostico da trattare. Cari saluti. QS-TANZ.

  6. Si, cara Lucia, la morte fa paura, perchè, io penso, è un mio modestissimo parere, noi umani abbiamo paura di vivere la Vita!

    Grazie, Qs-Tanz. Cari saluti anche a te!

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