Il barboncino bianco

Colazione mattutina: mangio con gusto una fetta di pane nero tostato, ricoperto di marmellata di mirtilli. La mia Claretta spalma una punta di margarina su mezza fetta di pan di segale appena tostata e, diciamo la verità, un po’ maleodorante. Sarebbe seguito il vasetto di yogurt magro che aveva davanti e un paio di carote fresche.

Dall’ampia vetrata sulla minuta veranda stracolma di piante verdi giunge il sole di Aprile, che osservo estasiato.

– Perché quel sorriso ebete? – mi chiede Clara.

– Guardo il sole pregustando la bella giornata. Sai, le mie indagini mi portano spesso in giro e oggi mi godrò qualche bella passeggiata.

– Fortunato! Io dovrò portare la scolaresca, trenta diavoletti, al locale museo e provare a interessarli, evitando contemporaneamente che distruggano qualche reperto che dovrei rimborsare a rate!

– Ma non siete tre i docenti?

– Una volta! Adesso avrò soltanto la presenza della docente di sostegno e dovrò pregare, forse corrompere, una bidella per accompagnarmi e anche la dirigente per il relativo permesso.

Clara aveva il muso lungo e io preferii gustare la squisita marmellata in silenzio. Dopo un po’ la mia gentile consorte mi diede la notizia:

– Fuffi è sparito.

– Chi?

– Fuffi, mio caro, il barboncino bianco di Teodora, che tu chiami spregiativamente Tea!

– Oh, solo per abbreviare, lo sai, cara…

– Ma se tutti la chiamano Dora!

Provai a cambiare argomento:

– Ma i barboncini non sono neri?

– Caro il mio ignorantone laureato! I barboncini possono essere anche grigi, marrone, fulvi e bianchi, non lo sapevi? Non hai mai visto quello di Dora?

Ricordai e mi misi a ridere:

– Ah, sì! Una volta ho visto un cagnolino peloso che portava, quasi trascinava, Tea dal macellaio, e lei provava in tutti i modi a tenere un contegno alla sua altezza!

– Ricordati, caro, che Dora ha un filo di nobiltà…

– Sì, come il grasso di quello yogurt, lo 0,1 %!

Clara tacque, poi con voce addolcita e sguardo languido disse:

– Tesoro…

Clara sorrideva ed esprimeva tenerezza, e io mi allarmai. Lei proseguì:

– Amore, forse non ci hai fatto caso, ma ti ho detto che Fuffi è sparito…

– Bene, una mania in meno per Tea e un sollievo per Gianni (marito di Tea, n.d.A.).

– Caro, Tea ne soffre terribilmente…

Io mi allarmai ancor più terribilmente: quando Clara è troppo dolce e accondiscendente, sino ad appellare Tea la sua amica d’infanzia, ci sono seccature in vista!

Lei proseguì:

– Tea ha pensato di affidare a “te” le indagini per il ritrovamento…

– Claretta, le puoi fare benissimo tu!

– Ma io non sono nessuno, caro! Tu hai esperienza, sagacia, determinazione… Per ritrovare persone scomparse sei il migliore!

– Bene, visto che Fu…ffi non è una persona, mi accontenterò della mezza tariffa.

– Scherzi, tesoro? Tea è un’amica! E ha detto che ti pagherà TUTTE le spese! Fermati, caro, calmati, ti stai mangiando tutte le mie carote…

Smisi di masticare, guardai perplesso la mezza carota, poi dissi:

– A parte il parziale rimborso spese, che cosa me ne verrà?

– Sei un po’ venale, caro, stamattina: avrai la riconoscenza di Tea, di Gianni e anche la mia!

– E in soldoni?

– Beh, adesso che è primavera, potrei tirar fuori quel magnifico babydoll! E il profumo “Notte d’oriente”!

– Sì, e poi, per mancanza di tempo, vorresti cenare da Tiffany, da quel ladro!

– No, caro, preparerei “io” la cena, molto presto, a base di ostriche e champagne (quello economico, s’intende).

– E un tiramisù come ti hanno insegnato in Veneto?

– Certo, caro.

– Affare fatto. – e le porsi la mano. Infatti sul lavoro io e la mia squisita consorte siamo soltanto colleghi.

*          *          *

Andai a parlare con una Tea disperata, chiedendole qualche indizio per cominciare.

– Niente, non ho niente, Eugenio. Posso soltanto dirti che il veterinario mi ha detto che Fuffi era maturato e aveva bisogno di una compagna.

– E tu?

– Mi stavo informando su chi potesse avere una barboncina…

– E lui?

– Beh, da un po’ puntava tutte le cagnette della sua taglia, compresa una piccola nera che apparteneva a un turista che alloggiava qui di fronte, da Emma, la locandiera.

Un intuito, una piccola luce:

– La cagnetta aveva il pelo lungo?

– Sì…

– Poteva essere una barboncina?

– Perché, le barboncine non sono tutte bianche?

– No, Te…odora, possono essere nere.

– Tu pensi che…

– E’ una pista, ti farò sapere.

*          *          *

Dovetti arruffianarmi per mezz’ora l’anziana Emma, che nella sua palazzina gestiva un Bed & Breakfast. Le chiesi della figlia, una cicciona rimasta nubile che insegnava in Alto Adige, ascoltai le meraviglie della insignificante rampolla meravigliandomi a mia volta e complimentandomi con la madre, dovetti sorbirmi pazientemente l’elencazione dei suoi acciacchi e le maldicenze sui medici, tutti incapaci, presuntuosi e venali (oggigiorno la venalità è di moda…), poi finalmente potei informarmi sulla barboncina nera e sui suoi proprietari.

Sì, aveva notato che Fuffi aveva un debole per Nerina e che la cagnetta scodinzolava a quei corteggiamenti; sì, si era accorta che i padroni di Nerina coccolavano parecchio Fuffi, ma li aveva visti andar via soddisfattissimi del soggiorno con la loro auto familiare e con la cagnetta che dal lunotto posteriore abbaiava per salutare. Di Fuffi nemmeno l’ombra.

Poteva la gentile Emma telefonare a quei signori? Oppure dargli il numero? Ma, veramente, c’era la privacy e poi… non voleva disturbare. Ma sì, avrebbe chiamato volentieri col mio cellulare! Come si può negare un favore a un giovanotto così simpatico?

Finalmente potei parlare col proprietario di Nerina: sì, a metà strada si erano accorti della presenza di Fuffi, acquattato sul fondo del portabagagli, felice di sentire il calore di Nerina. No, non sapevano chi fosse il proprietario di Fuffi e comunque non si sentivano di tornare indietro per quel motivo. Restituirlo? Non se ne parlava nemmeno, perché la cagnetta aspettava i cuccioli e Fuffi le stava affettuosamente vicino. D’altra parte la proprietaria del barboncino si era rivelata poco accorta e pochissimo affezionata al suo cane.

Insomma, riuscii a ottenere soltanto che nel periodo natalizio i signori … avrebbero portato con sé uno dei cuccioli, possibilmente un maschietto dal pelo bianco, per rimpiazzare Fuffi. Rapidamente mi ricordai che Tea borbottava parecchio su quanto le costava l’alimentazione del cane, la cui fame cresceva di giorno in giorno ed era pure di bocca buona, come la padrona. Accettai con riserva le condizioni. Il signor … si dichiarò disposto a donare anche due cuccioli.

– Credo che non sarà necessario. Le farò sapere.

Tea si dichiarò soddisfatta dell’accordo, anche perché “era stanca di dedicarsi a quella bestiola e aveva bisogno di un lungo periodo di riposo”. Io le consigliai di abituare il nuovo cucciolo a un’alimentazione più modesta ed economica, a base degli avanzi quotidiani e qualche croccantino.

Tea mi chiese quanto mi dovesse e io le chiesi soltanto una ricarica sul mio cellulare, così, tanto per non abituarla troppo male. Per ringraziarmi mi abbracciò, suscitando l’imbarazzo e la gelosia di Gianni.

Andando via, la sentii dire: “Sai quanto ho risparmiato?”.

*          *          *

Il mattino seguente sedetti al tavolo della colazione fischiettando. Clara aveva davanti tre fette di bresaola e un bicchiere di latte. Io aprii il frigorifero:

– Cara, hai visto il mio latte?

– E’ finito. Ho preso io il rimasuglio.

Contrariato presi una formina di burro e mi apprestai a farla sciogliere in una tazza di caffè bollente:

– Da quando in qua bevi latte “intero”? E poi, mescolato col limone che metti sulla bresaola, non ti farà male?

– Sulla bresaola metterò burro nostrano… Sai, Dora dice che sono fatta troppo magra, praticamente pelle e ossa. Voglio riprendere qualche chilo.

– Non credi che sono io la persona più informata sulla tua presunta magrezza, tesoro? – precisai.

– Voglio essere più in carne, altrimenti le amiche della canasta mi chiameranno “scheletro”, come facevano un tempo. Piuttosto tu cerca di moderarti con quel burro, ché stai mettendo su la pancetta del contabile. E dobbiamo anche risparmiare!

– Riprenderò a fare jogging al parco qui vicino, da domattina.

– Io verrò con te, per controllarti!

– Ma tu non devi dimagrire! – osservai.

– Dopo mangerò un panino con prosciutto crudo, come usa Dora. Magari ci aggiungo una cassatina o un cannolo… Di questi tempi la ricotta nostrana è speciale!

“Che moglie altalenante, contraddittoria e dispettosa!” pensai, ma le dissi:

– Va bene, tesoro, ma non esagerare.

– A proposito amore… tesoro… caro… Ho saputo che a Natale potrebbero arrivare un paio di barboncini.

– Embè?

– Sai, cucciolone mio, è un po’ di tempo che desidero un cagnolino. Se per caso dovessi mettermi in pensione, mi sarebbe di compagnia.

– In pensione tu?! Adesso!?

– Con i miei acciacchi, non si può mai sapere… E poi, di fronte a Tea, senza un cagnolino mi sento menomata!

– Ok, telefonerò al signor…

– Caro! Naturalmente lascerò a te il piacere di portarlo fuori tre volte al giorno per i suoi bisognini, povera bestiola!

Rimasi con la mia tazza di caffè, ormai fredda, a mezz’aria, pensando:

“Povero me!”.

Un pensiero su “Il barboncino bianco”

  1. Carissimo, io mi mangerei a colazione la cara Claretta e poi andrei a farmi una lavanda gastrica…
    Che dici..? Ti ho consigliato bene?
    Un saluto.
    sandra

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