Il primo voto

Seduto al tavolo di un bar, una pizza fumante e una Coca gelata di fronte. Un amico parla, a ruota libera. Dovrei ascoltarlo, ma è più importante che non si accorga che non lo sto facendo. Non è poi un amico così caro. Così guardo la gente, ci passa davanti, accanto, dietro. Mi fingo concentrato, in un certo senso lo sono. Ma sui miei pensieri. La gente. Studenti di fretta, per non entrare di nuovo in ritardo a lezione. Uomini e donne che lavorano. Vecchi, anch’essi di fretta, chissà perché. Spesso non riesco a capire le persone, eppure mi sforzo. Spesso non capisco neanche me stesso.
So quel che sanno tutti. Siamo un caso, di passaggio. Fa male pensarlo, è qualcosa che ti lacera dentro. Non vogliamo pensare che l’autobus continuerà a fermarsi, anche quando non lo potremo più prendere. L’acqua del mare bagnerà ancora la sabbia, anche se non ci abbraccerà più le gambe nude. E il sole scalderà altri volti che non sono ancora nati. Tutto resterà pressoché immutato. E noi? Chissà. Forse è da questo che tutti fuggono, via, verso le loro occupazioni, fingendo di vivere.
L’amico continua, il cane della nonna è morto. Ma cosa mi importa povera bestia?
Probabilmente è per questo che diamo alle piccole cose tanta importanza. Un sorriso. Uno sguardo di complicità. Dita che ti sfiorano la mano. E poi il ricordo. Il ricordo è una fabbrica di sentimenti. Gioia, dolore, sofferenza e piccole felicità scomparse, relegate nella memoria.
Ma dove sto andando?
Poi ci sono le prime volte. Oh quanto crediamo nella prima volta. Chi non ha ascoltato o ha parlato della prima volta che è successo qualcosa?
Il primo amico del cuore, il primo bacio, il primo figlio, la prima pensione.
Ricordo con emozione il mio primo voto.

Palla di Neve o Napoleon? L’eterno problema. Una scelta obbligata.
Fin da prima che acquisissi il diritto al voto, cioè prima dei miei diciott’anni, mi sono riconosciuto in un pensiero di sinistra. Certo non completamente, ma tutti i ragionamenti, che si ingarbugliano e infittiscono nelle adolescenze, soprattutto quelle passate sdraiati su un letto ad ascoltare musica, in contemplazione del soffitto, erano vicini al pensiero di sinistra. Ebbene mi sbagliavo. Perché con la sinistra attuale, e sottolineo con la sinistra contemporanea, io non mi riconosco per niente.
Averlo capito prima delle elezioni!
Non avrei certo votato destra, dalla quale sono lontano mille miglia, ma non avrei neanche votato per la sinistra, che mi ha profondamente deluso.
Non sono un esperto di politica, non posso dire che la Sinistra ha tradito il suo spirito originale, non posso dire che oggi la Sinistra ha perso la forza della Sinistra Storica, e non posso neanche dire che la Sinistra odierna si è conformata ad una visione capitalistica della società, insomma non posso scrivere che la Sinistra è diventata un po’ di Destra.
Ma se fossi più informato, se potessi argomentare certe mie posizioni, se fossi in grado di analizzare con occhio da politologo la politica italiana, se fossi tanto autorevole potrei dirle certe cose.
Ma non lo sono stato, non lo sono, e non lo sarò, non fa per me.
Così ricordo la mia prima volta. Il seggio allestito in un’aula nella vicina scuola elementare. Entro. Tutto è in silenzio. Tre tavoli, uno alla parete (con due persone che verbalizzano i dati del cittadino votante), uno alla parete di fronte (un’altra persona che segna su una lavagna le statistiche), uno a centro stanza (dove una quarta persona si assicura che l’elettore inserisca le schede nello scatolone giusto), ai lati di quest’ultimo tavolo ci sono le due cabine (è un paese piccolo in fondo).
La signora al tavolo centrale mi chiede il documento. Glielo porgo e lei legge i miei dati con voce meccanica da regime totalitario. Poi mi dà una scheda, quella per la Camera dei Deputati, e mi indica la cabina n.2.
Entro nella cabina e apro la scheda. Faccio la mia dolorosa scelta. Mi trema un po’ la mano.
Piego con cura la scheda, esco e la imbuco nel grande scatolone giallo.
Saluto dando la buonasera a tutti e esco in strada.
Mi tremano un po’ le gambe. Se Cristoforo Colombo avesse saputo di aver scoperto una terra nuova credo che si sarebbe sentito così, come me. Adesso faccio parte di qualcosa di grande, di bello e puro. E’ come essere entrati in un tempio sacro, essere stati a contatto con una divinità meravigliosa. Avevo scoperto la Democrazia.
Devo andare in bagno, mio Dio.

 

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