CR e il lupo

“E mi raccomando, stai alla larga dal parco” aveva detto la nonna a CR.
“Sì nonna, stai tranquilla” aveva risposto lei.
E così, era andata a scuola camminando sempre sul marciapiedi lungo la strada principale.
CR stava sempre molto attenta alle raccomandazioni della sua adorata nonna; era una ragazzina giudiziosa. Frequentava la terza elementare, ma era molto più grande dei suoi compagni di classe: aveva undici anni e fisicamente ne dimostrava anche un paio di più. Ma la sua mente era quella di una bambina di sette o otto anni. Era nata ‘normale’ ma la situazione familiare in cui aveva vissuto nei primi anni di vita, fatta di percosse e violenze psicologiche quotidiane, aveva provocato a un certo punto una specie di blackout nel suo sviluppo mentale: ieri una bambina di cinque anni come tutte le altre, oggi non più. I medici non erano stati in grado di trovare una cura per il suo stato, gli esami erano tutti negativi, non c’era niente che non funzionasse secondo i loro parametri; rassegnati, dissero che secondo loro bisognava solo attendere, prima o poi sarebbe stata lei stessa ad uscire fuori dal guscio. Il padre di CR era morto per un’overdose di eroina. Il corto circuito mentale della bambina cominciò a manifestarsi in quel periodo, il suo corpo cresceva, ma la testa procedeva molto più lentamente. Pochi mesi dopo la madre era andata a stare in testacomio: “Un posto dove si curano le malattie nella testa delle persone” diceva CR a chi chiedeva spiegazioni sul significato di quella parola. Da allora viveva con la nonna materna.
CR andava a trovare la mamma tutte le domeniche, però non sempre riusciva a vederla, perché certe volte sua madre stava troppo male e allora non la lasciavano entrare. Invece, quando la mamma stava meglio, se era bel tempo, andavano tutti insieme nel grande giardino del testacomio e CR era felice perché la mamma stava bene, sorrideva, e non aveva più quei brutti segni sugli avambracci e sul dorso delle mani. In quelle giornate gli occhi della sua mamma erano più luminosi e il cuoricino di CR batteva forte quando vedeva quella bella luce nello sguardo della sua bellissima mamma. Allora lei faceva il gioco che tanto le piaceva; si nascondeva dietro un albero o una panchina in attesa che la madre cominciasse a chiamarla; poi, quando la mamma invocava il suo nome allora lei sgusciava fuori dal nascondiglio e si tuffava letteralmente in grembo alla madre, facendo sobbalzare la carrozzella, sotto lo sguardo severo della signora vestita di bianco che accompagnava sempre la mamma.
Quando “non era una buona giornata”, così dicevano sua nonna e la signora se la mamma non stava bene, CR aspettava nel giardino del testacomio che era pieno di bambini e di belle signore vestite di bianco. Si metteva a giocare con loro, oppure restava da sola sull’altalena, sognando ad occhi aperti il giorno in cui la mamma sarebbe guarita e sarebbe tornata a casa insieme a lei e ai nonni. Qualche volta, se non c’erano altri bambini, le faceva compagnia il lupo.
Quando suonò la campanella che segnava la fine delle lezioni, CR uscì sul cortile insieme agli altri bambini. Pioveva forte, e lei aveva dimenticato l’ombrello. Attese riparandosi sotto la tettoia della scuola, mentre il piazzale si svuotava man mano che i suoi compagni salivano nelle automobili dei genitori. Quando la pioggia cominciò a diminuire, era rimasta da sola nel cortile. Allora decise di passare per il parco per tornare a casa; il tragitto sarebbe stato molto più breve e nel caso in cui la pioggia fosse tornata, avrebbe potuto ripararsi sotto gli alberi.
Era appena entrata nel parco che una voce familiare la chiamò: era la voce del lupo.
Lei fu contentissima della sorpresa, avrebbero attraversato il parco insieme e lei sarebbe stata al sicuro con lui.
Si addentrarono nel parco deserto tenendosi per mano.
A metà tragitto, il lupo si fermò per accendersi una sigaretta.
“Ti dispiace se facciamo una pausa?” disse, “oggi al lavoro è stata una giornata molto faticosa e vorrei riposarmi un poco” concluse, aspirando la prima boccata di fumo.
“Va bene”, rispose CR, “ma non troppo a lungo altrimenti la nonna si preoccupa”.
“Non ti preoccupare, solo cinque minuti e poi ce ne andiamo” rispose l’altro, appoggiando il soprabito in terra, all’ombra di una grande quercia.
“Vieni, siediti qui accanto a me, così non ti bagnerai” disse il lupo e CR si accoccolò al suo fianco, tirando fuori dallo zaino una bambola con lunghi boccoli corvini, proprio come quelli della bambina.
“Come si chiama?” chiese il lupo indicando il giocattolo.
“Camilla”, rispose CR sorridendo, e poi aggiunse: “ti piace?”.
“E’ bellissima, e i suoi capelli sono stupendi, quasi come i tuoi” rispose il lupo, passandole una mano tra i riccioli.
Continuò a passarle le dita fra i capelli per alcuni istanti poi disse: “Ti va di fare un gioco?”
“Che gioco?” rispose CR aggrottando le sopracciglia in quel modo irresistibile che solo i bambini riescono a fare.
Il lupo sorrise poi disse ”Facciamo finta che Camilla è malata, e io sono il dottore che deve guarirla, ti piace, come idea?”
“Certo è bellissima, ma come funziona?” domandò la bambina incuriosita.
“Per prima cosa le togliamo il vestito” rispose il lupo, “così posso controllare la sua pancia” concluse, sbottonando la camicetta e i pantaloni della bambola.
“Vediamo un po’…e sì, ha proprio un brutto mal di pancia, ora glielo facciamo passare…ecco, un bel massaggio qua, un bacino là e passa tutto…vedi? Ora sta bene” disse il ‘dottore’ a CR.
“Grazie!” esclamò la bambina, “ora posso rivestirla?”
“No aspetta, prima devo visitare anche te, hai un aspetto che non mi piace, su togliti il vestito” la esortò il lupo.
“Non mi farai male, vero?” chiese perplessa CR.
“Prima vediamo come stai, forse ci vorrà una medicina” rispose il lupo gettando lontano le mutandine della bambina, “all’inizio potrebbe fare un po’ male ma poi passerà tutto, non preoccuparti” concluse cingendola con le sue braccia irsute.
Un’ora più tardi CR entrò in casa passando dalla porta che dava sul giardino, cercando di non fare rumore. Sentiva freddo e le facevano male le gambe, però non voleva che la nonna la vedesse in quello stato; aveva promesso al lupo che non le avrebbe raccontato nulla del loro gioco e non voleva che lui si arrabbiasse. Ma appena entrò in bagno iniziò a sentire dei forti dolori dentro la pancia e il sangue riprese a scenderle tra le gambe. “Nonna!” chiamò, mentre scivolava sul pavimento. La nonna arrivò subito, la aiutò ad alzarsi e a entrare nella vasca da bagno. “Stai calma, cara” disse in tono comprensivo, “non è niente, sono cose di donne” concluse tranquillizzandola.
“Tranquilla, tesoro, domani ti porto dalla dottoressa, lei saprà spiegarti tutto meglio di me” le disse più tardi, dopo averle portato la cena a letto; “Ora dormi, domattina sarà tutto passato, buonanotte piccola mia” la salutò spegnendo la luce.
Quando il marito rientrò dal lavoro, la nonna non disse nulla a proposito dello stato della bambina (quelle erano cose da donne), gli disse soltanto che era andata a dormire presto perché si era stancata a scuola.
Dopo cena, la nonna baciò il marito su una guancia e si alzò per andare in camera sua, a guardare la televisione.
“Caro” disse, “è meglio se fai un salto dal dottore appena puoi, ieri mentre le mettevo in lavatrice, mi sono accorta che le tue mutande erano di nuovo macchiate di sangue.”
“Non ti ho detto niente per non metterti in pensiero, a quanto pare quell’infezione non era guarita del tutto; ti prometto che domani vado dal medico” disse lui.
“Mi raccomando, buonanotte caro, e vedi di non bruciare le coperte con quelle maledette sigarette, e domattina ricordati di aprire la finestra…”
“Sì, stai tranquilla, non brucio niente, buonanotte” la interruppe lui, andando a sua volta nell’altra stanza da letto.
Nonostante le rassicurazioni della nonna e il diminuire del dolore, CR non riusciva a prendere sonno, si sentiva strana, non solo fisicamente.
Ripensava al gioco fatto con il lupo e qualcosa dentro la sua testa le diceva che quel gioco era sbagliato, che i giochi sono divertenti e quello non lo era per niente; anzi quello non sembrava affatto un gioco…
Più tardi, finalmente, la stanchezza prevalse sulla tensione e si addormentò.
Fu un sonno agitato, quasi un dormiveglia, coscienza e incoscienza si alternavano ad intervalli regolari; ma che dormisse o meno le immagini che si formavano nella sua mente erano sempre le stesse: stava male per colpa del lupo, lui non l’aveva curata, ma le aveva fatto male, molto male.
Lui le aveva mentito, non le voleva bene, e lei non doveva fare tutto quello che lui le chiedeva, no: lei doveva ribellarsi, doveva dirlo alla nonna e alla dottoressa, perché il lupo era cattivo, cattivo, cattivo!
Mentre CR era immersa nella sfida tra sogno e realtà, il lupo dormiva tranquillo nel suo letto; e sognava. Sognava di giocare al dottore con CR e si sentiva felice, quel gioco gli era piaciuto e lo avrebbe fatto di nuovo, sì, lei era così bella, così indifesa…
Quando la battaglia interiore di CR terminò, era ancora buio. Il sonno e i suoi sogni erano stati sconfitti, a vantaggio della verità e di tutti gli orrori che si riversarono spietati nella memoria di CR. Piangendo per le fitte di dolore fisico e mentale, scese dal letto e si guardò nello specchio: oltre il suo viso vide danzare le immagini sfocate della sua breve vita, i suoi genitori, i suoi nonni, la sua infanzia durata troppo a lungo; ma soprattutto vide il lupo, che sorrideva mentre giocava al dottore nel parco.
Poi lo specchio scomparve, insieme al resto della stanza, e CR vide se stessa come in un film; ecco CR che entra in cucina, prende il coltello per tagliare il pane, esce dalla cucina, entra nella camera del nonno…
Il lupo stava ancora sognando quando la lama del coltello recise le arterie del suo collo.
Oggi CR è andata a trovare sua madre, non è più in testacomio. E’ guarita, e vive tranquilla in una bella casa di fronte al mare, insieme alla nonna ormai sorda e cieca. CR va da sua madre tutte le domeniche, come quando era bambina. Qualche volta fanno lunghe passeggiate sulla spiaggia insieme al marito di CR e alle loro due figlie. Qualche volta invece CR si reca sulla spiaggia da sola, ma non c’è nessun lupo a tenerle compagnia.
Allora ripensa a quella notte, quando la sua infanzia innaturale si interruppe di colpo, quando una bambina chiamata Cappuccetto Rosso incontrò il lupo per l’ultima volta, quando quella bambina si guardò nello specchio…e quel lupo sognò di giocare al dottore per l’ultima volta.

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