La regina delle fate

C’era una volta, in un regno lontano, un re che ebbe due figli. Il primo era l’orgoglio del re, era amorevole nei confronti del padre e aveva a cuore le sorti del regno e dei sudditi tutti.

Il secondo crebbe all’ombra della sua invidia per il fratello.

Un giorno il re sentiva che stava per arrivare la sua ora e mandò a chiamare i giovani principi. Il primo accorse subito al capezzale del padre, il secondo preferì attardarsi nel bosco, nella capanna del vecchio mago dove passava la maggior parte dei suoi giorni ad apprendere magie malvagie.

Il re così decise di lascare in eredità il suo regno al solo primo figlio, quello buono e saggio e spirò in tristezza col desiderio non esaudito di rivedere entrambi i figli per un’ultima volta.

All’alba del giorno seguente il principe malvagio rientrò al castello, notò i segni del lutto, fece un’alzata di spalle e se ne andò a dormire.

Il principe buono vegliò il padre per tutta la notte. Il giorno dopo, con un solenne funerale ne dispose la sepoltura, naturalmente il principe malvagio era preso da altre occupazioni e non partecipò.

Era ormai sera quando al castello, secondo le disposizioni del vecchio re, si stava celebrando l’incoronazione del principe buono che stava per diventare re.

Ad assistere, fra tutti gli invitati del regno, con sguardo malefico c’era la cornacchia del mago del bosco. Alla vista dei preparativi emise un forte e roco craaak craaak craaak e in un vorticare di piume nere e uno schiocco d’ali si precipitò alla capanna del mago per avvertire il principe crudele.

Con voce umana, seppur gracchiante, raccontò al principe quanto aveva visto al castello. Sul volto del principe prese forma uno sguardo gelido e la sua mano si strinse sull’elsa della spada.

A cavallo del suo destriero, nero come pece e dagli occhi infuocati, raggiunse il castello in un solo balzo. Arrivato nel salone dell’incoronazione da un gesto della sua mano proruppe una forza misteriosa che spazzò in un angolo le guardie del futuro re. Si avvicinò al fratello con passo lento e sicuro, lo guardò negli occhi con un malefico sorriso sulle labbra, estrasse la spada e in un solo colpo lo decapitò. Si chino, nella pozza di sangue fraterno raccolse la corona grondante e si incoronò re.

Gli anni che seguirono furono anni di terrore per tutto il regno. Furono anche anni di miseria perché il crudele nuovo re dissipava ogni ricchezza e tassava i sudditi in modo insostenibile.

Un giorno, con il suo fido destriero dagli occhi diabolici si addentrò nel bosco seguendo un sentiero che mai aveva visto prima. Scorse alla fine una piccola e povera capanna nascosta fra gli alberi, smontò da cavallo e batté  un pugno alla porta con fare arrogante. Nessuno venne ad aprirgli, così forzò la porta ed entrò. In un angolo, accanto al camino scorse una vecchina dai capelli candidi raccolti in una crocchia. Era piccola e se ne stava rannicchiata; completamente sorda non aveva sentito il suo bussare. Se ne stette lì a fissarla con aria superba, quando la vecchina si accorse di lui emise un gridolino con la sua flebile voce ma poi si rasserenò e con fare gentile salutò il giovane imponente e gli chiese se desiderasse qualcosa. Arrogante rispose che un re non aveva nulla da desiderare da una vecchia in una misera capanna. Si voltò e stava per uscire quando sulla porta comparve una ragazza che portava una brocca d’acqua. Gentile come la vecchina la ragazza salutò e chiese se c’era qualcosa che potesse fare per lo sconosciuto visitatore e lui ancora arrogante rispose allo stesso modo che alla vecchina. Ebbe poi un ripensamento, l’afferrò per la vita e la caricò in groppa al cavallo, la brocca cadde e si ruppe. Portò la giovane con sé al castello e la costrinse a convolare a nozze con lui.

La giovane diventò così regina ma odiava profondamente il suo re, l’odiava perché era cattivo, violento e l’aveva costretta ad abbandonare la sua povera nonna nel bosco. Il crudele re, abituato ad ottenere qualunque cosa semplicemente prendendosela, non riusciva ad ottenere l’amore della giovane sposa. Questo fece accrescere in lui la sua già cruenta crudeltà. Rinchiuse la regina nella torre del castello e le faceva visita ogni notte pretendendo che l’amasse ma la regina s’era chiusa in uno stato catatonico. Prendeva il suo corpo ma ogni volta era sempre più furioso perché non riusciva ad ottenere il suo amore.

Una mattina di primavera la regina dette alla luce una bambina rosea e paffuta e questo le dette di nuovo vita. L’accudiva con fare amorevole e non aveva occhi che per lei, l’amava sopra ogni cosa. Agli occhi del re, l’amore della regina per la nascitura era un affronto indicibile. La sua regina era dunque capace di grande amore, perché non ne dava a lui allora?

Sul fare della sera, quando la regina si fu addormentata, prese la bambina e la portò nel bosco dove l’abbandonò nella sua nuova culla di foglie secche e radici d’alberi. Non appena il re si fu allontanato i rami degli alberi si chinarono sulla principessa, la raccolsero e la cullarono.

Tornato al castello si aspettava di trovare la regina in preda alla disperazione. Lo stupore lo colpì così a fondo da restare imbambolato. La regina non accennò mai alla scomparsa della bambina e prese a comportarsi esattamente come prima, come se non avesse mai avuto una figlia.

Molte altre notti il re fece visita alla regina nella torre e nulla cambiò.

Per altre quattro volte la regina dette alla luce delle bambine e tutte e quattro le volte il re fece la stessa cosa per la sua assurda gelosia.

Passarono gli anni e il crudele re non si rassegnava. Un giorno consultò il mago del bosco chiedendo che la regina l’amasse. Il potente mago invece lo mise in guardia dicendogli che una forza nuova, potente e sconosciuta stava prendendo vita nel bosco e si sarebbe abbattuta contro di lui se non avesse smesso con le sue crudeltà. Il re non dette peso alle parole del mago e lasciò la sua capanna.

Tornato al castello, si accorse per la prima volta di come gli anni per la moglie sembrava non fossero passati. Sembrava esattamente come il giorno in cui la vide sulla soglia della capanna nel bosco. Eppure lo specchio per lui parlava di molti anni trascorsi, il suo aspetto non era più quello del baldo giovane prepotente di una volta. A farsi di questo pensiero nella sua testa vide comparire un sorriso di beffa sulle labbra della regina. Gli sembrava di essere invecchiato in un solo giorno eppure sapeva che gli anni erano passati, ricordava ogni giorno della sua crudele vita, non poteva sbagliarsi. E non si sbagliava in effetti, gli anni passarono ma per la sua regina che era una creatura del bosco il tempo non aveva effetto come su di lui. Lo prese un moto di follia e allo stesso modo che con il fratello gli prese l’impulso di estrarre la spada e decapitare la beffarda regina. A quel punto milioni di rami invasero le finestre del castello crescendo in modo portentoso. Cinque di questi portavano in punta delle stupende creature vestite di foglie, dal corpo vigoroso e potente. Erano le cinque principesse cresciute nel bosco che venivano a liberare la loro madre. Il re era inorridito da tanta crudele bellezza, cercò di difendersi, sferrava colpi a vuoto con la spada nell’aria. Le giovani principesse si strinsero attorno alla bella madre e soffiarono leggere, accompagnate dal frusciare di foglie a far da coro, sul re che si dissolse in cenere trasportato via da una leggera brezza che ora si andava diffondendo nell’aria.

La regina regnò in eterno sul regno che diventò il più rigoglioso della terra e le sue figlie con lei. La sua dolce nonnina ricevette la sua visita nella capanna come se non fosse passato un solo giorno, accogliendola come se fosse appena tornata dal pozzo ad attingere l’acqua.



10 Commenti per “La regina delle fate

  1. Alla fine la malvagità viene sempre punita.
    Da sempre, l’Homo Sapiens, spesso, ha comportamenti vigliacchi e malvagi.
    Leggere per imparare, osservare per non ripetere errori gravi.
    In ogni uomo, esiste quasi sempre, un principe malvagio…, a noi stessi, la volontà e il cuore di sconfiggerlo.
    Un saluto.
    sandra

  2. Sì, la Bellezza, il Bene, la Giustizia… la Positività vincono sempre. Anche quando sembra che tutto sia perduto, perfino quando abbiamo la certezza che non saremo noi a vedere la fine del male e della cattiveria, perchè la speranza non ci abbandona mai e rallegra i nostri giorni.
    Grazie, Francesca, di questa bella favola!
    Il mio cuore bambino ha sempre bisogno di sogni.
    a.

  3. Grazie per la paziente lettura. Non mi cimento spesso con le favole, questa è nata quasi per sfida.
    Un saluto

  4. La tua favola è molto bella Francesca, a prescindere dal significato profondo e dagli insegnamenti che spesso le favole sanno darci in maniera molto semplice. Mi piace il modo in cui l’hai scritta, scorre bene e si legge volentieri fino in fondo. Complimenti per la tua fantasia, tienitela stretta, è un bene preziosissimo!
    Un caro saluto, Mary

  5. Lungi da me dare insegnamenti. Questa favola è nata così, voleva nascere e basta. Grazie mille per i complimenti e sta sicura che la fantasia è forse la parte più importante di me, non potrei mai lasciarla scappare. Grazie ancora Mary

  6. Concordo. Come posso risarcirti per il tempo perso nella lettura?

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