Lassù forse qualcuno ha bisogno di un chitarrista

Percepire nell’aria la sua presenza,

che lenta ma inesorabile avanza,

toglie il respiro.

 

Osservare come trasforma il corpo,

che stremato si sta per arrendere,

alimenta l’angoscia.

 

Cercare conforto nello sguardo di chi,

come te attende l’epilogo con gli occhi pieni di lacrime,

strazia il cuore.

 

Scene già vissute

a cui non avrei voluto assistere,

ma la vita a volte ti mette a dura prova.

 

Forse è anche giusto così:

per legge di natura

si assiste alla morte di chi è più grande di noi.

 

Ma questi faccia a faccia

con chi, prima del dovuto, ti strappa via,

segnano terribilmente.

 

Non ne esci indenne

e ti chiedi se sarai ancora in grado

di assistere ad altri drammi.

 

Ma soprattutto

hai una gran paura di doverti

imbattere in un altro dolore simile.

 

Svuotato ti domandi:

ce la farò ad essere di nuovo presente

se qualcuno dovesse aver bisogno di me ?

 

A volte penso:

sono forse troppo debole ?

Troppo sensibile ?

 

Perché questi brutti eventi

hanno il sopravvento

su ciò che di bello la vita mi sta offrendo ?

 

Chi ora non c’è più

non vuole vedermi soffrire,

ma realizzarmi e costruire il mio domani.

Cercherò di impegnarmi,

di essere propositiva ed ottimista,

di allontanare questi flashback che mi tormentano.

 

Lo devo fare per chi se n’è andato

e soprattutto per chi è rimasto:

sono in tanti a volermi come ero un tempo.

 

Ed io non posso e non voglio deluderli.

 

Caro zio Franco,

nei momenti difficili

tu non sei mai mancato,

 

Non eri di molte parole,

ma la tua presenza

infondeva coraggio e rassicurava.

 

L’anno scorso hai assistito impotente

alla morte di Paquita,

ignaro di ciò che il destino ti stava riservando.

 

Stesso orribile male,

stesse tremende sofferenze,

stesse paure inconfessabili alle persone a te più care.

 

Mi piace pensare che lassù

qualcuno ti abbia chiamato

per divertirsi con il suono della tua chitarra.

 

Che le note di quelle corde,

da te pizzicate con passione,

accompagnino serenamente te e Paquita.

 

Questo il mio augurio per voi.



5 Commenti per “Lassù forse qualcuno ha bisogno di un chitarrista

  1. La vita è un filo sottile e fragile che simboleggia la vita degli esseri umani e unisce anime in cammino sulla stessa strada.
    Alcuni tratti sono comuni.
    Un abbraccio, Roberta.
    Riesci ad esprimere sentimenti profondi con serenità e coraggio.

    anna

  2. Molto toccante e bella l’immagine dello zio che suona la chitarra in paradiso, o meglio lassù come tu dici.
    Ormai le poesie moderne non hanno quasi più l’impronta del componimento lirico, spesso e volentieri assumono la forma della poesia prosastica, diretta, immediata e scritta con parole dell’uso quotidiano. Un esempio tipico è la grande poetessa Wislawa Szymborska, recentemente morta, che è stata insignita del premio Nobel per la letteratura.
    Tuttavia, essendo il tema trattato molto intimo, particolare, personalmente avrei preferito usare la forma narrativa che avrebbe permesso un più ampio respiro dei pensieri e delle emozioni descritte. Una questione di gusti, ovviamente, e forse di tendenza letteraria… per il resto brava. Alla prossima.

  3. Conosco questo dolore, non appartiene neanche a poche persone. E’ spesso la vita che procede così.
    Un disegno difficile da interpretare.
    Forse è meglio concludere che al piano di sopra avevano bisogno di un chitarrista, questa è la risposta del comune mortale, ma sono certa, che nel mondo celestiale c’è un filo logico a tutto.
    Ben ritrovata.
    Sandra

  4. Un tema molto serio, scritto con terzine non adatte, in pratica troppo veloci, perché non dà tempo al lettore di riflettere, lasciando molto a desiderare, benchè l’autrice abbia utilizzate nuove forme letterarie, per arginare la piena degli affetti che scaturiscono dal suo cuore. Cosa molto lodevole, che nella quarta strofa raggiunge il culmune nel dèjà vu.
    Un saluto da stefano

  5. Molto più “vicini al mio mondo”, forse più sentiti e meno tecnici, i commenti di Sandra ed Anna rispetto a quelli di Jack e Stefano.
    Simili anche nei contenuti i pensieri femminili: Anna parla di un “filo sottile e fragile”, Sandra di un “filo logico”; probabilmente trama ed ordito di questo prezioso tessuto chiamato vita, a volte così difficile da tessere sulla base dei propri progetti.
    Vero è, come dice Jack, che i componimenti lirici ormai tendono sempre più a lasciar spazio alla poesia dai toni discorsivi, più diretta ed anche più facile da comporre. Io stessa non penso proprio di essere in grado di scrivere una lirica, sicuramente però una forma narrativa può essere alla mia portata: genere più esplicito, che meglio avrebbe descritto la drammaticità di ciò che è stato. Giustamente Jack conclude dicendo che è una questione di gusti.
    Di parere simile è Stefano, ma più drastico nel suo giudizio: ritengo che la capacità del lettore di riflettere non dipenda esclusivamente dalla metrica del componimento. Il ritmo è volutamente incalzante, e tenta di trasmettere l’angoscia di quei momenti, che indelebili rimarranno nella mia mente. Non per scelta tendo ad arginare la piena di sentimenti, che dentro di me purtoppo ancora devono trovare una serena collocazione. E’ probabile che sia proprio questo lungo processo di elaborazione del lutto a farmi esprimere in modo essenziale, con immagini piuttosto scarne, ma questo è ciò che ho dentro in questa fase del mio percorso.
    Sempre disponibile al confronto vi saluto e vi ringrazio per la lettura ed i commenti.

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