Il viaggio

Ero sola e ho sognato un abbraccio che non è mai avvenuto. Non mi restava altro che piangere… mille lacrime per un abbraccio desiderato così tanto. I prossimi anni mi sembravano incubi. L’ansia mi ha rovinato la vita, l’unica cosa che volevo era la vita stessa. Guardavo fuori e volevo tanto vedere ancora tante volte i raggi del sole ma soprattutto realizzare quel sogno bellissimo che avevo. Gli anni sono passati, ho sempre vissuto per quel sogno, ma non avevo mai il coraggio di realizzarlo per la paura di poter stare male di nuovo. Speravo di poter fare un giorno di nuovo quello che vorrei… uscire senza problemi o semplicemente svegliarmi sorridendo. Parlavo con le persone che non mi erano vicine, anzi erano persone molto lontane da me ma mi hanno aiutato tanto con delle parole semplici o solo ascoltandomi.

Avevo la possibilità di conoscere una di loro in persona, certamente dopo un viaggio che dovevo fare tutta sola. Sarebbe stato un grande passo in avanti per me; per me che prima non sono riuscita neanche ad uscire di casa. Esitavo tantissimo se andare o no… perché come faccio se durante il viaggio mi viene un malessere? Avevo paura, tanta paura, ma allora stesso tempo morivo dalla voglia di andare via.

Sì, andare. Da un amico che ho sentito molte volte al telefono ma non ho mai visto prima dal vivo. Pazzia…? Sì, pazzia. Forse.

Era una sensazione strana: una sera parlavamo e io il giorno dopo ero lì. Ci vedevamo stavolta dal vivo.

C’era il sole quel giorno. Il colore del cielo era di un azzurro così bello… Indimenticabile. Veramente non abbiamo fatto niente di speciale: siamo andati al mare, abbiamo fatto cose semplici e quotidiane. Ma sembrava tutto speciale, almeno per me perché ero sempre sola e ci sono abituata.

Una sera eravamo davanti alla casetta; abbiamo cenato lì al giardino. Era il tramonto, gli oleandri erano pieni di fiori bianchi e poi pian piano si è fatto buio. Tre cagnolini giocavano intorno a noi e si sentivano i grilli. Parlavamo e lui mi diceva così:

– Mi sono abituato, è troppo che stai qui. E… non so come passeranno le giornate senza te.

Negli occhi suoi brillavano le lacrime.

Veramente era questo che ho pensato anche io.

– E io non smetterò di volerti bene. – gli dicevo.

– Mi manchi già adesso che non te ne sei andata nemmeno. É la prima volta che mi sento sfortunato per innamorarmi. – diceva così sempre combattendo con le lacrime.

Ma il tempo passava. E anche le giornate. Abbiamo vissuto i giorni minuto per minuto. Ed erano vissuti con tutta la felicità del mondo ma anche con un po’ di tristezza perché si avvicinava la giornata della mia partenza. Stavamo lì abbracciati al mare. Eh sì, quell’abbraccio desiderato finalmente… e non contava più niente in quel minuto. Volevo quasi piangere; peró dalla felicità stavolta. Passeggiavamo con tanto orgoglio lì in spiaggia per far vedere al mondo come siamo felici noi due.

Guardavamo la luna. Le onde riflettevano i suoi raggi. Ma cosa desiderare di più? Era una favola bellissima. Com’è strana la vita… per un’idea pazza arrivo io che ieri piangevo per la solitudine terribile desiderando l’abbraccio e oggi lo abbraccio e piango per non stare sola di nuovo. E ricevo un vero sogno. Incredibile. Ma era il momento più bello di tutta la mia vita.

Le mattine erano sempre vere meraviglie. Quei risvegli… quelle parole… e certamente gli abbracci.

Ancora tre giorni… due… e poi!

– C’è ancora una giornata.

É questo che non doveva dire. Lo sapevo anche io ma mi sembravano così crudeli quelle parole in quel momento di sera. E il pianto di nuovo. Che non sono riuscita a smettere. Mi abbracciava.

– Ma non piangere… è solo l’inizio. La prossima volta sarà tutto più bello. E sarà sempre più bello.

Certo. Ma non cambia il fatto che io devo andare via tra poco. Ma io non voglio andare via. Com’era bella la vita così insieme! Non voglio stare senza questi abbracci. Non voglio… non voglio stare sola. Non voglio… semplicemente non riesco ad immaginare come faremo? Di nuovo le solite giornate tristi… Ma no! Non voglio andare via!

Eravamo convinti di vivere qualcosa di molto strano. Lo sapevamo bene.

Allora ha preso la chitarra. Eh… canzoni troppo tristi. Non resisto… e lui:

– Ma cosa c’è? Smettila… basta! Con la voce tutta tenera.

Ma se mi guardava così… Cosa dovevo fare? Volevo non lasciarlo andare via. Lo abbracciavo e guardavo nel nulla con gli occhi pieni di lacrime. Piangevamo insieme. Tutti e due. Lui con me.

– Io non ci sto senza te. – diceva.

Lo so. Nemmeno io.

Era l’ultima notte. La mattina ho dovuto andare via. Ho dovuto lasciarlo lì, ho dovuto uscire da quel sogno che aspettavo così tanto. L’ultimo abbraccio e poi via… siamo un po’ morti tutti e due. Non guardavo neanche indietro per non farmi del male. Anche quel giorno c’era il sole, quel sole che desidero sempre di rivedere, quel sole così vivo della mattina.

 

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