Dopo l’incidente

E mi nascondo,
col volto coperto di pianto,
lontana dai colori del mondo,
portando le labbra al tuo manto,
sperando nel tempo infecondo.
Mi diparto da chi mi domanda,
sorridendo di dargli un sorriso,
mentre il cuore ancor vivo comanda
una nuova speranza al mio viso…

…Non ricordo nemmeno il tuo odore
che, mischiato nel vento, mi faceva impazzire
io correvo seguendo il rumore
di un misto tra amare e soffrire.

Ma ben presto cadevo….
nessuno mi offriva la mano
e solo il destino mi invitava lontano:
tante e lunghe parole…
…per poche illusioni di sole;
e il piccolo fuoco annidiato nel seno
intanto cresceva sul verde terreno.

Un tantino di meno sarebbe bastato,
a non farmi capire il mio gioco spietato:
quante foglie da allora ho gettato lontano
quanti rami ho strappato e bagnato
ma inutili gesti e sprecati pensieri
han ben definito i miei desideri.

Tu eri nel vero:
io vivevo di un sogno straniero
e le porte che ho attraversato
non hanno svegliato il pensare sincero
di un cuore colpito dal fato
…se solo io avessi sfruttato
le poche parole che avevo imparato:
altruismo, virtù e forse anche amore,
ti avrei certamente scordato
tagliando quel filo sottile e velato
che imbriglia il mio cuore.

L’avrei dunque spezzato,
e senza ricordi lontani
avrei scelto e forgiato
un roseo domani….
ma nulla di ciò che ho narrato
è parte di me,
il mio unico e splendido fato
è intriso di te:
quell’occhio straviato,
quel viso sudato
e quelle parole
che parlano sempre d’amore;
la voce un po’ strana,
la fretta e la calma un po’ indiana,
un misto di gioia e timore
per rendere viva
l’attesa più lunga e lontana.

Il tuo corpo non c’è
ma io non ti chiedo dov’è:
aspetto nel tempo infinito,
assieme a chi mi ha capito,
coperta di zuccheri e ori
vestendo i veri squallori
di semi di rose e di prato
creandomi un mito
ogni giorno più scarno e sguarnito
ma di nome Renato.

Gabriella Brancaleone

 

2 pensieri su “Dopo l’incidente”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *