Una chioma fulva

Fulvia aveva trent’anni era alta, magra, occhi color nocciola e una capigliatura ondulata che le arrivava fino alla vita, di colore rosso. Quella massa enorme, dal colore stupendo, le incorniciava il viso minuto e delicato, le copriva le spalle magre, lasciando intravedere una vita sottile, fino a posare l’occhio sulle gambe stupende. Fulvia era bella anche in tuta da ginnastica e gli occhi degli uomini si soffermavano su di lei in maniera sfacciata. Non le importava niente, non si sentiva né offesa, né lusingata, andava per la sua strada, altezzosa, ribelle, sensuale; trascinava il suo bagaglio di sofferenze, i suoi desideri e le sue paure con eleganza, tanto da sembrare a volte anche un po’ arrogante. Beh, si era sempre dovuta difendere da tutto e da tutti. Con fatica, aveva raggiunto la sua indipendenza economica, lavorando parecchio; era rimasta sola da giovanissima, e lavorava da sempre, rubando al sonno ore di studio e mantenendosi con estrema dignità.

Non era stata fortunata con gli uomini; grandi passioni, momenti sconvolgenti, ma nessuno duraturo e degno di chiamarsi amore. Forse, non le interessava neanche una relazione fissa, probabilmente cercava il grande amore o era una single per convinzione. Di recente aveva conosciuto un uomo, la intrigava molto, ed essendo Lui, di tutt’altra città, era stata disposta anche a volare da un aereo all’altro pur di vederlo ed abbandonarsi fra le sue braccia, fosse anche per poche ore. Lui, quarant’anni poco più, divorziato, era pazzo di Lei, anche se, purtroppo non era tipo da appartenere ad una sola donna, almeno non a lungo.

Ci sono uomini dannatamente affascinanti, intriganti, abili nel fare l’amore, tanto da portarti fino alle stelle, e anche a farti rimanere lì, sospesa nel cielo, farti riatterrare col paracadute, ma incapaci di mantenere questa costante con una stessa donna.

Fulvia non era certo una sprovveduta, in una danza amorosa era quasi sempre lei a guidare il timone, ma sapeva lasciarsi andare, giocare e volare in alto con chi l’accompagnava nella giostra dei sentimenti e dei sensi.

C’erano stati uomini disposti a restare con lei, a formare una famiglia con dei figli, ma Fulvia non era nata per le cose semplici, lineari, non si accontentava delle cose piatte, in nessun campo, figurarsi in quello amoroso. A Lei piacevano le cose coinvolgenti, complicate, intense, stati d’animo che le procuravano piccole e grandi emozioni, turbamenti e sofferenze, non le piacevano i colori unici, era interessata più alle sfumature indefinite, proprio come lo erano i suoi capelli, ed avrebbe continuato imperterrita la sua strada, sostenendo in maniera superba le sue sconfitte e le sue pene.

Lei era nata per l’amore, per fare l’amore, e rimanere poi single. Il suo cuore generoso, il suo corpo da Dea, non l’avevano mai tradita, Lei sapeva di essere bella e dannata. Questo era il suo ruolo di passaggio sulla terra, nessuna alchimia l’avrebbe trasformata in una donna comune; in fondo, essere diversa, da quello che in realtà era, non Le sarebbe neanche piaciuto.

 

8 pensieri su “Una chioma fulva”

  1. un ritratto di donna pari a quello di molte donne d’oggi: splendide ed inafferrabili.
    com’è che siamo diventate così?
    ci siamo adattate ai tempi e alle situazioni e abbiamo scoperto che possiamo sopravvivere e vivere.
    gli uomini non capiscono cosa si sono persi…
    ciao

  2. Compiuta e profonda analisi psicologica del tuo personaggio, delineato con tanta abilità da farlo sembrare reale. Bel racconto e bel modo di raccontare. Ciao.

  3. Non discuto la forma. Indubbiamente ben scritto.
    Ma, quanto al contenuto, mi dissocio.
    Innanzitutto credo che noi donne guardiamo troppi film. E ce ne facciamo altrettanti.
    E’ degradante pensare di essere una cosa sola. Non siamo stelle fisse, ma universi in movimento!
    Abbiamo mille sfumature, ma ci fissiamo su quello che vorremo essere o che crediamo possa piacere, invece di guardarci dentro ed ascoltarci.
    Non siamo oneste, in primis con noi stesse.
    E non parliamo più con gli uomini, non diamo loro modo di conoscerci. Capaci solo di lamentarci se, poi, veniamo trattate male.
    Leggendo questo racconto sono inorridita davanti a frasi come “avrebbe continuato imperterrita la sua strada, sostenendo in maniera superba le sue sconfitte e le sue pene”
    “Lei era nata per l’amore, per fare l’amore, e rimanere poi single.”
    Ma quale cuore generoso! Non ci leggo un briciolo d’amore in questa donna…
    Al “Bella e dannata” poi… rabbrividisco!
    E com’è che, con tutta la sua indipendenza, corre come una pazza dal suo uomo lontano? Ma soprattutto perchè? Per amore no di certo, che altrimenti non sarebbe tanto presa da sè stessa.
    Le donne sono un’altra cosa, dal mio punto di vista. E l’amore anche.
    Concludo precisando che questo è il mio personale pensiero sul contenuto dello scritto. E spero che tu, Sandra, non te ne senta offesa. Suscitare interesse, nel bene o nel male, è sempre positivo.

    “Perchè io sono la prima e l’ultima. Io sono l’onorata e l’odiata. Io sono la prostituta e la santa.”

  4. Grazie Madeleine per aver prestato attenzione e per il commento.
    Aggiungo solo che ogni donna ha il suo carattere, il suo bagaglio di vita e da’ a queste , le sue interpretazioni e risposte, é così anche per gli uomini naturalmente; non ho visto nessun film a proposito, é semplicemente un racconto reale, di una creatura stupenda che ha sofferto la vita, rispondendo ad essa con uno stile diverso, con una sensualità diversa , e con una sofferenza diversa. Da parte mia c’é ammirazione per la sua coerenza e per il coraggio.
    Io, poi, ho scelto un’ altra strada, e non potrei essere in altro modo, ma questa é un’altra storia. Ciao. Sandra

  5. Ci sono argomenti che mi pungono in maniera particolare e non riesco a trattenermi dall’esprimere il mio pensiero in maniera, talvolta, veemente.
    Grazie a te per aver compreso e per la precisazione che hai fatto.
    Ciao e in bocca al lupo!

  6. La Fulvia mi era sfuggita!
    Brava Sandra, a parte parecchi refusi convengo che potrai anche diventare una buona scrittrice, ma devi abbandonare l’onomanzia e parecchie voci correlate. Quelle non fanno per te. Con simpatia. Greta

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