Un mistero dai capelli neri

Quella che segue è la storia delle mie ultime ore di vita. Ora sono sicuro di poter dire che la mia vita, la mia vera vita è iniziata solo alle 17.00 di ieri, per poi finire alle prime ore di stamattina, il resto? beh… una lunga fase d’attesa.
Come già detto inizia tutto ieri, quando uscito dall’ufficio mi dirigo al bar, dove da circa due anni mi fermo per bere un bicchierino prima di tornare a casa. Seduto al tavolino pensavo a quanto la mia vita fosse insipida, monotona, ero uno dei tanti anonimi impiegatucci in giacca e cravatta che affollano il mondo, pensavo che non era stato sempre così, prima del divorzio ero qualcuno… forse.
Ero immerso in questi pensieri di sconfitta, quando entra nel bar una donna dai capelli neri, m’incuriosisce subito, la osservo, studio i suoi movimenti e la sua figura, i capelli le cadevano numerosi sulle esili spalle, il collo affusolato ma teso era segno di qualche insofferenza, gli occhi scuri, come la più buia notte senza stelle viaggiavano senza tregua nel locale studiando tutti i clienti, e le mani, così delicate, con dita piuttosto lunghe e che muoveva in continuazione, un altro sintomo di agitazione. Provavo uno strano sentimento, quasi disagio, nel vedere una così bella donna in uno stato di tale agitazione, ero curioso, volevo sapere cosa stesse passando e magari aiutarla in qualche modo ma prima che mi potessi avvicinare al suo tavolo dall’altro lato del bar, mi accorsi che non c’era più, sparita all’improvviso così come si era mostrata, ritornato a sedere cominciai a fantasticare su quella donna, poteva essere una spia scoperta dai nemici? oppure un’omicida in fuga? Immerso in questi pensieri persi la cognizione del tempo non accorgendomi che erano passate più di due ore dal mio arrivo in quel bar.
Era tardi, molto tardi, a dire la verità non avevo nessun appuntamento e a casa non c’era nessuno ad aspettarmi, ma ero un tipo abitudinario e quelle due ore passate a sognare non rientravano assolutamente nelle abitudini di un piccolo impiegato che certo non si poteva definire un sognatore.
Fuori pioveva e mi avviai di corsa alla macchina, quando all’improvviso una mano mi blocca, mi giro e scopro che quella mano apparteneva alla misteriosa donna dai capelli neri; rimasi di sasso, immobile mentre la pioggia continuava a cadere sempre più violentemente, non riuscivo a fare niente, come se la sorpresa di quell’incontro mi avesse privato delle mie capacità razionali, e quando mi chiese, con una voce tremolante, di accompagnarla a casa il sangue mi si gelò nelle vene; non so il perché mi succedeva questo e non sono neanche tanto sicuro di averle detto di si, comunque sia salimmo in macchina e partimmo.
Era così iniziata la mia unica e ultima avventura, non ero più un semplice impiegato ma ero diventato, nel momento in cui lei salì in macchina, il protagonista del mio film, l’eroe di me stesso.
L’accompagnai fin sotto casa e mi accorsi che abitava nel mio stesso quartiere, che scherzi fa il destino! Durante quei minuti, trascorsi insieme in auto, mi parve di capire che la sua agitazione era non solo aumentata ma quasi raddoppiata, si accese due sigarette in pochi minuti, continuava a borbottare qualcosa, devo ammettere che il suo atteggiamento mi turbò non poco, tanto che ero quasi felice che scendesse dalla mia auto.
Mi ringraziò dicendomi che ero stato molto gentile, e quelle furono le uniche parole che mi rivolse in quella strana situazione; così una volta accertatomi che fosse entrata, mi diressi immediatamente verso casa, la mia tranquilla casa fuori dal mondo e dai suoi affanni.
E’ incredibile come un piccolo cambiamento, insignificante a prima vista, possa scombinarti la vita, o addirittura determinarne la fine. Arrivato a casa mi misi subito a suonare la mia vecchia chitarra, non ero molto bravo ma era un ottimo metodo per scaricare la tensione; i miei pensieri, accompagnati dal dolce suono della chitarra, andarono alla donna dai capelli neri, ero rimasto affascinato dai suoi scuri occhi, dalle sue pallide e delicate mani, e dal suo frenetico modo di fare; ma che cosa stava passando?perché quella tensione? nonostante lo stato di agitazione in cui mi trovavo, a causa dello strano incontro che avevo fatto, mi addormentai.
Ma il mio sonno non era destinato a durare a lungo, infatti fui svegliato dal suono del campanello, aprì la porta e, sorpresa delle sorprese era lei, la mia ossessione, la misteriosa donna dai capelli neri, ma un altro particolare questa volta mi colpì il suo volto grondava sangue, numerose ferite le circondavano gli zigomi, era sicuramente stata picchiata. La feci subito accomodare e presi delle garze e un po’ di disinfettante per pulire quelle ferite. Non parlammo molto quella sera, lei piangeva e io, beh… non avevo bisogno di chiederle cosa fosse accaduto, perché glielo leggevo negli occhi, si era scontrata con il male e aveva perso. Aveva fame, così le preparai uno spuntino, che lei parve gradire, e dopo qualche minuto di silenzio mi chiese se poteva rimanere da me per la notte, la cosa mi lasciò di stucco ma ero diventato l’eroe del mio film e non potevo certo lasciare la mia principessa in balìa di qualche malvagio orco, così le preparai il letto. Non mi ringraziò ma dai suoi occhi traspariva quella gioia, che è sempre motore delle più nobili azioni, e quell’agitazione che pervadeva ogni suo movimento era sparita; io mi sistemai sul divano, avevo sonno ma non riuscivo a dormire, ero troppo eccitato, mi sentivo come un principe che salva la sua dolce principessa dalle grinfie di un malvagio orco. Mi sorpresi quando la vidi avvicinarsi nella penombra, leggera come un fantasma, mi si accostò e mi sussurro nell’orecchio una parola di uso quotidiano ma che se usata con il suo giusto valore, può essere la parola più bella di tutte, mi disse:-grazie- mi baciò sulla guancia e ritornò in camera.
Quella fu l’ultima volta che la vidi, e non provo alcun rancore se penso che sono morto a causa sua, anzi sono sicuro che rifarei tutto quello che ho fatto, senza cambiare una virgola, lei mi ha fatto rinascere e lei ha causato la mia morte, giusto no?
Si era fatta ormai mattina, così mi preparai il più silenziosamente possibile, e dopo averle lasciato un messaggio, nel quale dicevo che poteva rimanere quanto voleva, indossai la giacca e uscii per l’ultima volta di casa.
Giù, nell’atrio del palazzo, mi aspettava un uomo armato, penso il marito o il fidanzato della donna dai capelli neri, probabilmente aveva trascorso la notte per strada, era molto agitato, mi puntò la pistola contro, io impaurito feci cadere le valigetta e lo pregai di ragionare, ricordo che cominciai a piangere, ricordo la pioggia che batteva violentemente sul portone, come triste colonna sonora delle mia fine, ricordo il suono degli spari, caddi a terra e l’ultima cosa che ricordo di aver pensato, era che non conoscevo il nome della principessa per la quale ero morto.

 

2 pensieri su “Un mistero dai capelli neri”

  1. Caspiterina che fantasia di storia! Buona, però ricordati che dopo il punto interrogativo etc, ci va la maiuscola. Bravo.
    Ciao. Sandra

  2. Tiene incollati, fa venire voglia di leggerlo.

    C’è una bella atmosfera carica, in alcuni momenti quasi da presenza soprannaturale.

    La storia è di quelle che, in fondo, possono accadere. E la situazione che vive il protagonista fino a poco prima della sua uccisione la sognano in tanti…credo che la sindrome da principe azzurro gratifichi molto noi maschietti.

    Ottima la tecnica dell’inizio che si ricollega alla fine fermando il tempo e ripercorrendo la storia con una cambio di ritmo: funzionalissimo e forte.

    Concordo con Sandra: complimenti per la fantasia.

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