Il Mio primo racconto

Non riesco a dormire.
E’ buio intorno e nessun suono intuisco, ne sento.
Non riesco a dormire in questa notte lunga e già da tempo, mi giro e rigiro tra le lenzuola amiche e nemiche, calde e avvolgenti, fredde e distanti.
Il cuore è un sasso, pesa dentro e opprime il mio respiro poi impazza improvviso, neanche ci fosse un terremoto.
Non c’è pace nella testa.
Un treno di pensieri percorre velocemente strade conosciute,
e come in un labirinto non trova uscita, in un puzzle la collocazione giusta.
Fuori è freddo e piove da giorni, novembre un mese d’autunno, il tempo della morte, delle foglie cadute, delle brevi giornate uggiose, novembre ed io ci ritroviamo abbracciati nella visione grigia della vita.
La mia vita, vita…… una vita che manca
Non la sento, né la riconosco è fuori dal mio corpo perché non riesco a darle un senso,  vorrei… vorrei… non so, non so cosa vorrei.
Domenica mattina, un sottile fascio di luce penetra nella stanza buia, dalla imposte chiuse e solletica l’occhio delicatamente quasi a dargli il buongiorno. Lentamente e timida la palpebra si apre, si lascia inondare da un insolito calore, quasi sconosciuto, stranamente nuovo, incerto, insicuro ma candido e puro come un bimbo al suo primo vagito.
Un’inquietudine mi abita proprio adesso, nel momento del risveglio, quando la coscienza risorge dopo una breve pausa di abbandono. Il sonno mi ha rigenerato.
E’ un’inquietudine o meglio… no, è una frenesia.
La lascio stare, anzi l’ascolto
Non so dove mi porta… la seguo.
Preparo in fretta un caffè caldo e ristoratore, lavo il viso, indosso un paio di jeans, comode scarpe da ginnastica, un maglione caldo, giacca a vento guanti e sciarpa, le chiavi di casa… chiudo la porta dietro di me.
L’aria è fredda, ghiaccia il viso e il vento di tramontana stamane non soffia, non urla, ma parla.
Non è contro di me, non mi fa resistenza, ma mi sveglia e ascoltandolo guardo l’azzurro del cielo che mi sta regalando.
Entro in macchina, accendo il motore e parto.
Attraverso le strade lasciandomi dietro giganti di cemento, mille finestre alle spalle, clacson, semafori, negozi, uomini, donne… la città si allontana e lascia il posto a distese verdi, ai colori dell’autunno, giallo oro, rosso, al colore della terra, umida, viva.
Quella frenesia, compagna di viaggio è con me ancora con me, e più l’ascolto, più la lascio libera, più diventa forte.
La sento attraversare ogni parte di me, è entrata nella testa, nel cuore, nell’anima, scorre nelle vene come sangue caldo e continua a guidarmi nei nuovi paesaggi che attraverso, dietro ogni curva di strada nuove cose da scoprire, nuove emozioni da vivere.
Freno all’improvviso, un grande prato verde, perfetto tanto è perfetto che sembra disegnato.
Intorno il nulla, solo una distesa azzurra che tocca i confini della terra.
Scendo, senza saperne il perché o forse soltanto obbedendo a quella frenesia che ormai fa parte di me.
Qualche passo ancora… e lo stupore mi acceca gli occhi.
Novembre…
Mese d’autunno, il tempo della morte, delle giornate fredde ed uggiose, novembre mi regala un girasole!!
E come per incanto, fa l’occhiolino al sole, volta la sua corolla verso di me e mi sembra proprio che mi sussurri
“questo è il miracolo… questa è la VITA”

 

Un pensiero su “Il Mio primo racconto”

  1. Che bello! Senza dover inventare o raccontare nulla di particolare, senza bisogno di un conflitto dichiarato, hai saputo creare un’immagine bellissima di speranza.

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