Un amore

Io sono il suo Leo e lei è la mia Adorata.
La conosco da sempre.
Fin dai miei primi ricordi era con me ed io ero con lei.
Da giorni sono qui, seduto nella sua poltrona azzurra, quella dove lascia i vestiti, quando la sera si spoglia, prima di prepararsi per la notte e, come i suoi vestiti, anch’essa ha un vago odore di lei.
Non mi allontano da questo posto, se non per le mie ovvie necessità, ma lo faccio soltanto se le resta qualcuno accanto.
Non voglio che si senta mai sola.
Tutto cominciò qualche notte fa, quando l’Uomo, che vive con noi, destandosi finalmente dal suo sonno beato, si accorse che i lamenti della mia Adorata non erano l’eco di un incubo sognato, ma un dolore fisico reale che la scuoteva tutta e non le dava pace.
Avrei voluto portarle subito il mio aiuto, ma l’Uomo fu chiaro:
“No, Leo. Via. Allontanati!”
E, senza curarsi di me, la abbracciava, la sorreggeva e cercava di fermarne il tremito del corpo.
Le parlava piano, tentando di rallentare il suo respiro impazzito, mentre aspettavamo il soccorso telefonicamente promesso.
Da allora il medico è venuto spesso.
La prima volta mi ha guardato torvo ed ha detto categorico:
“Non deve stare qui!”
La mia Adorata, però, ha fermato l’Uomo, che stava per condurmi via, sussurrando con la sua voce dolcissima:
“Ti prego, lascialo, mi conforta e mi è di compagnia…..”
Così io non mi muovo da qui e seguo l’evolversi della malattia.
Nei giorni trascorsi, ogni volta che apriva gli occhi mi cercava, mi vedeva e mi sorrideva.
E io vivo in attesa del suo sorriso…
Oggi, alle prime luci dell’alba, nel silenzio della casa, mentre anche l’Uomo dorme ancora, ho percepito una novità.
Contravvenendo alla tacita regola impostami, senza fare alcun rumore, mi sono avvicinato al letto della mia Adorata e finalmente non ho più sentito il puzzo della malattia e della febbre.
Ho tirato un sospiro di sollievo.
Ora aspetto che si svegli, che mi veda, che mi sorrida e che mi chiami a sè.
Spero di perdermi in uno di quei suoi abbracci senza fine che contraccambierò con un uragano di ronfi e di fusa.
E’ un nuovo giorno, finalmente, e il cuore mi scoppia di gioia.
MIAAAAAAAAOOOOOOOO…………

 

7 pensieri su “Un amore”

  1. Dolce, tenera e ben scritta. Ognuno ha il suo paladino, almeno le persone che hanno per casa una bestiola affezionata così. Grande ricchezza.
    Ciao. Sandra

  2. Bello come descrivi l’amore di Leo, ma complimenti soprattutto perchè quell’ “amore” sei tu e la tua sensibilità la trasmetti con grande forza!
    Elisa

  3. Buonissima spersonalizzazione nel felino per eccellenza, ma abbiamo ancora molto da imparare. Ottimi i sentimenti anche se ” l’uomo” lo hai scritto in maiuscolo. Bene! Stiamo ritornando lentamente, naturalmente noi stessi…

  4. A Salvatore Castaldo: credo che l’uomo sia scritto in maiuscolo poiché per il gatto è il suo nome proprio, così come la sua Adorata. Il gatto vive nella sua dimensione in cui una persona non deve chiamarsi “Aldo” o “Maria” per essere classificato poiché tanto lui non può chiamarli. La sua classificazione avviene, invece, secondo i sentimenti che richiamano, secondo il ruolo che rivestono per il protagonista e questo rende il tutto ancora più delicato e poetico.

    Ad Anna: mi piacciono molto le storie in cui si sfonda la convenzione e si arriva a guardare il mondo con altri occhi, da un altro punto di vista (una volta ho provato anche a dar voce a degli oggetti), e si riesce a parlarne con la forza giusta dimostrando che la poesia del vivere è presente in tutte le sue forme.

    Ciao

  5. per D:
    ho sempre pensato che la giutizia esista…
    grazie per quanto hai scritto a me e soprattutto per aver rimarcato alcuni concetti di fondo che mi avevano trascinata in una diatriba penosa (non per me) alcuni giorni fa.
    ma, come ha già ricordato Sandra Carresi in altra occasione, gli dei non sono di questo mondo…

  6. Hai descritto abilmente – il legame invisibile che unisce gli uomini agli angeli del nostro Mondo – vissuto attraverso i lori occhi… grazie 🙂

  7. Grazie, Greta!
    Anche da parte di Leo che è qui seduto sulla sua sedia preferita qui vicino a me e tra un carezzino e l’altro, fa le fusa.
    Ciao
    anna

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