Il secondo

Yuri Kunterann era adagiato sulla poltrona modello Transfert, apparentemente addormentato. In realtà quella che si vedeva era solo l’olografia tridimensionale di Yuri, dal momento che lui era partito improvvisamente per un “viaggio istantaneo” di lavoro presso la base NATO dell’asteroide Gemma (a metà strada fra Marte e Giove) dove occorreva con la massima urgenza un bravo “decodificatore di PMD”.

Ogni cosa “strana” che accadeva su Gemma veniva ingaggiata con la massima serietà, forse perché Gemma doveva il suo nome alla sua composizione fatta in massima parte di carbonio extra duro che, man mano che si sfaldava, rilasciava una polvere diamantina che dava all’asteroide una lucentezza unica e molto apprezzata anche da chi passava lontano dalla sua orbita. Polvere molto preziosa e ricercata non solo perché dava luogo a concrezioni molto simili ai diamanti delle miniere del SudAfrica, ma anche ottima per fabbricare utensili molto particolari, resistenti e costosi. L’abbondanza di diamanti tra l’altro aveva provocato un effetto calmiere complessivo sulle Borse e sui mercati internazionali.

Siamo nell’anno 35 della Nuova Era (equivalente al 2111 dC) e sulla Terra molte cose sono cambiate a seguito delle scoperte fatte in merito alla clonazione di cellule e in merito ai SuperMicroCalcolatori YB (YottaBrain). Un anno “nuovo” equivale a due della vecchia numerazione con un certo numero di risvolti psicologici indotti positivi: le ferie 2 volte l’anno, l’età dimezzata (molto utile in seguito all’allungamento della vita media), etc …

Quanto alla clonazione della cellula all’inizio del millennio si era riusciti a rilevarne la struttura e a riprodurne una copia di sintesi con la stessa sequenza del DNA. Replicando il procedimento valido per una cellula era teoricamente possibile duplicare un organismo intero: miliardi di informazioni da elaborare e da memorizzare!

La potenza di calcolo e di stoccaggio necessari per attuare l’operazione era stata resa disponibile dall’arrivo degli YB che, tuttora, sono computer piccoli come un libro, con capacità che si misura in Yotta (1 seguito da 24 zeri), che sfruttano i principi della Informatica Omeopatica, sistematizzata dal Premio Nobel indiano Ajala Patel, che per prima era riuscita a “evidenziare le tracce informazionali” che caratterizzano i processi subatomici: cioè quello che resta della materia … dopo la materia.

Mentre nel vecchio magnete gli stati possibili erano solo due (magnetizzato o No, 0/1), in queste strutture elementari presenti nella singola cellula gli stati possibili sono moltissimi e caratterizzano i vari tipi di cellula: cambiare questo “valore di stato”, vuol dire cambiare cellula, come succede da sempre nelle cellule tumorali… ma questa è un’altra storia.

Queste strutture elementari possono inoltre reagire come operatori sia matematici che logici (il tutto a velocità dell’ordine di Yotta, come quella del … pensiero); la circostanza aveva costretto gli scienziati ad elaborare una logica e una matematica apposita. Da qui il Premio Nobel all’indiana Ajala Patel.

Con queste nuove tecnologie, il cui funzionamento era evidenziato da un inutile quanto romantico TIC – TAC, era stato finalmente possibile dare corpo e iniziare progetti fino ad allora bloccati, come ad esempio il trasferimento della materia!

Associando agli YB uno “scanner biologico tridimensionale” era stato possibile rilevare di ogni cellula di un organismo sia la sequenza del DNA che la posizione. Questi miliardi di informazioni venivano crittografate con una chiave univoca che veniva estratta alchemicamente dalla combustione dell’organismo originario, che, dopo questa ultima fase, non serviva più. L’organismo, o meglio l’archivio così crittografato che lo codificava, poteva infatti essere spedito elettronicamente e usato (da chi conoscesse la chiave di univocità) a corredo delle suddette nuove tecniche di creazione sintetica di cellule, per rigenerare la semplicissima quanto enorme struttura collegata a quell’archivio.
La chiave univoca veniva custodita da un Centro Morale Naturale (c’è chi sosteneva fosse l’acronimo di Camorra, Mafia e ‘Ndrangheta) che provvedeva a distruggerla una volta che fosse stata impiegata, garante dell’unicità di riproduzione dell’individuo trat-tato.

L’accettazione di questa materia con risvolti morali e allo stesso tempo scientifici aveva provocato anni di discussioni, contrasti, congressi, interpellanze, prese di posizione, con i soliti oppositori e i soliti sostenitori della soppressione della struttura originaria, fino a quando i secondi erano riusciti a dimostrare che l’individuo ricreato da tutto il processo era in tutto e per tutto uguale a quello originario, anche nella sua memoria che, strano ma vero, veniva rinfrescata e riorganizzata nel nuovo assetto.

Queste nuove dottrine e la tecnologia che se ne serviva fornivano il background culturale e tecnologico alla poltrona sui cui Yuri “riposava”, la Transfert che sovrintendeva proprio al processo di smaterializzazione, archiviazione e spedizione di un individuo (in appena 3 minuti), fino al momento in cui avrebbe ricevuto il segnale che la rimaterializzazione in altra sede era avvenuta correttamente: a quel punto l’ologramma di Yuri si sarebbe spento.

Yuri Kunterann era diventato uno specialista di fama nell’analisi dei PMD, i Post Mortem Dump, ovvero la mappa delle “tracce informazionali” di un individuo; mappa che sopravviveva al massimo per 1 settimana dopo la morte. L’analisi di questa situazione finale poteva fornire notizie molto utili in caso di morti sospette, come fosse stata la vecchia scatola nera di un aereo.

Yuri Kunterann, viennese, era un ottimo biologo (laureato a pieni voti e a soli 11 anni a Vienna alla Universität Wien, una delle più antiche università pubbliche d’Europa, attiva sin dal 1365) di 37 anni (dei nuovi), collaboratore della BioResearch ltd di Palo Alto. Il cognome e la formazione austriaci gli conferivano una forma di rispetto dovunque si presentasse col suo fisico normolineo ed asciutto, anche a causa dei così detti “trasferimenti istantanei” molto frequenti a cui era costretto quasi ad ogni missione di lavoro, spesso improntate alla massima urgenza, ma soprattutto per la costanza con cui quasi tutti i giorni si teneva in forma per un’ora parimenti correndo nel parco e dedicandosi al Tai Chi. A vederlo in azione così prestante e promettente gli avresti dato al massimo 22-24 anni: ma purtroppo erano già 37.

Yuri Kunterann, approfittando dei primi anni del lavoro durante i quali non era molto impegnato né come tempo né come sforzo intellettuale, si era anche laureato in medicina e chirurgia, ma non aveva mai esercitato la professione. Questa disciplina, associata alla Biologia, gli forniva il contesto culturale su cui fondare la sua competenza dei PMD, una conoscenza quasi unica di cui in molti auspicavano una pubblicazione; ma Yuri si era sempre rifiutato di rivelare il suo scibile, nato essenzialmente dall’esperienza consolidata sul campo, perché pienamente appagato del suo lavoro e della sua posizione presso la BioResearch, che gli riservava ogni riguardo, sotto tutti gli aspetti.

Appena sveglio nella struttura corporea rinnovata, sentì la consueta voglia di bere molti liquidi, oltre che di un tonico bicchiere di barack, il liquore viennese fatto con le albicocche, che l’ammiccante hostess ginoide gli aveva fatto trovare sul tavolino accanto al suo posto; per il resto era in perfetta forma psico-fisica, come fosse “nuovo”; e ogni volta Yuri pensava alle parole del suo saggio nonno: “Per non invecchiare bisogna rinnovarsi sempre”: sapesse quanto l’aveva preso in parola!

Uscì subito dalla “sala trasferimenti” (l’equivalente di una stazione) e si avviò a passi svelti alla fermata dei taxi-nodriver, pilotati da una sala comandi situata chi sa dove, per presentarsi in orario all’Istituto Anatomo/Patologico della base, dove alle ore 10:00 (i fusi orari dell’asteroide erano simulati e scanditi come sulla Terra) l’aspettava, per sottoporgli quello che era stato raccolto fino a quel momento, il Dirigente Responsabile della base, l’irlandese colonnello Miller, uomo tutto d’un pezzo e grande fumatore a giudicare dal colore nocciola dei baffi, originariamente bianchi, come si conviene ad un uomo di 73 anni.

Il viaggio fino all’Istituto durò poco meno di 10 minuti locali; il simulatore dell’ambiente gravitazionale e atmosferico alteravano la percezione del tempo: a Yuri sembrarono quasi il doppio, tempo sufficiente per poter osservare con calma quello che si intuiva della calotta protettiva della base, una superficie ermetica e trasparente di materiale antigravitazionale, tarato a 500 metri di altezza.

Dopo i convenevoli del tipo: “Piacere… Ben arrivato … Fatto buon viaggio (quale?)…” Miller lo portò subito in sala anatomica, dove supini giacevano i due corpi da analizzare, morti contemporaneamente e all’istante, come si fossero spenti concordemente, mentre pranzavano seduti alla mensa degli ufficiali della base.

Yuri volle subito essere lasciato da solo con i due corpi, le scartoffie con i dati anagrafici e somatici e con la sua voglia di fare in fretta per tornarsene a casa in Florida, possibilmente entro 48 ore locali, che lui avrebbe avvertito come 96 circa. La partita cominciava!

Scorse rapidamente, sollevandone solo uno dei 4 angoli come si fa con un grosso tomo, i tabulati dei PMD dei due malcapitati, nella speranza di cogliere per caso “a occhio” (e con tanta esperienza) il dato che gli indicasse da dove cominciare… No !!. Apparentemente nulla. L’unica stranezza che aveva notato Yuri era che non fossero presenti tracce di nicotina, mentre i due avevano quel poco di pelle abbrustolita in mezzo alle dita indice e medio della mano destra, come succede spesso ai fumatori incalliti; ma non risultava che lo fossero. Addirittura non risultava proprio che fumassero. Mah! -pensò Yuri- tutta questa nicotina in una base ad ambiente terrestre ricostruito? Bruciare così l’ossigeno dell’aria è un grave spreco: si annotò di chiederlo a Miller.

L’analisi frettolosa e preliminare dei due corpi non sortì quindi risultati degni di nota e così neanche l’analisi di dettaglio, condotta grazie all’esperienza di Yuri e agli applicativi specifici che aveva installati sul suo prezioso personal-YM, sede primaria del suo know how.

Erano le 3:00 del mattino seguente e, con una sensazione di inadeguatezza diffusa, si avviò al 12° piano dell’edificio, dove c’era la stanza che gli avevano riservato per riposare: una tipica stanza di una base militare, sobria, essenziale, pulitissima e abbastanza comoda ma non troppo da indurre a poltrire. Guardando dalla finestra al 12° piano poteva avere una visione abbastanza completa dell’estensione e della distribuzione della base. Quello che faceva un poco di tristezza erano tutti i flussi di traffico di veicoli teleguidati, tutti paralleli, ordinati: mai un ingorgo, mai un incidente, nessun folclore, tutto si ripeteva all’infinito simile a se stesso!

Appena dentro in camera Yuri provò istantaneamente la necessità di sdraiarsi e … dormire, se così si può definire quello stato di torpore e di strane allucinazioni che provò fino a quando si svegliò, poche ore dopo, più stanco di prima e attanagliato da una sensazione di persecuzione come mai gli era successo! Pensò, ridendo fra sé e sé, fosse la vendetta del suo corpo trascurato e affamato, dato che, preso dal lavoro e dal sonno improvviso, Yuri dal momento che era arrivato sulla base non aveva ancora mangiato nulla.

Dopo una sbrigativa quanto rigenerante doccia (con acqua sintetica prodotta nella base: idrogeno ce n’era tanto, come in tutto l’universo, e, quanto all’ossigeno, erano state impiantati e cresciuti migliaia di alberi con la loro miracolosa fotosintesi: in pratica la base si allargava ogni anno in funzione della quantità di ossigeno che riusciva a produrre in più grazie all’estensione degli alberi), Yuri si dedicò con scrupolo ad una colazione molto generosa che si era fatto portare in camera, consumata la quale lo stomaco non lo distrasse più; ma quel senso di persecuzione, come fosse pedinato, non lo lasciava tranquillo. Pensò, per rassicurarsi, che sulla base non lo conosceva nessuno, tranne Miller, e quindi non aveva motivo di aspettarsi niente. Si impose allora, con un sano esercizio di concentrazione yoga (imparata e praticata in gioventù), di pensare ad altro; in tal modo ripulì il cervello dalla sgradevole sensazione che oltretutto lo avrebbe ancora distratto dal suo lavoro che imponeva invece un’attenzione massima e finalizzata.

Erano già le 7:56 (così gli indicava l’apparecchietto che portava al polso come fosse solo un orologio …) e, di buon passo, si diresse verso lo studio del comandante Miller che lo aspettava per fare il punto della situazione. Come prima cosa Yuri si riprometteva di interrogare, con la dovuta educazione, Miller in merito alle macchie di nicotina sulle dita dei due cadaveri; era più una curiosità che una domanda pertinente alla morte dei due in mensa….

—— oo OO oo —–

La BioDer Srl di Pantelleria, nata per il controllo della biodiversità nel basso Mediterraneo, aveva visto crescere la sua importanza nel tempo sia per la sua posizione geograficamente strategica che per i successi riportati nel ripopolamento di alcune specie marine in via di estinzione; per tale motivo aveva suscitato l’interesse non solo economico delle cosche mafiose dell’agrigentino che, in nome e per conto di Cosa Nostra, non avevano avuto nessun problema prima a comprare un poco del pacchetto azionario ed in seguito a prenderne il controllo con l’acquisto del 51% con l’ausilio di un prestanome, il dottore Gaetano Falsaperla, avvocato ed insigne esperto di aggiramento dei codici, che aveva ritenuto ineluttabile trasformare la Srl in una Spa: una questione di presentazione all’esterno.

Forte del consolidamento societario ed economico, la BioDer Spa si era evoluta anche verso gli studi sugli organismi umani e in particolare sulla manipolazione dei PMD a scopo “terapeutico”, sfruttando la grandissima quantità di ottimi ricercatori che l’università italiana lasciava a spasso e senza speranze. Ciò non toglie che la BioDer Spa avrebbe per questo motivo tratto grande vantaggio da una contaminazione con l’esimio Dottor Yuri Kunterann che invece, coerentemente con la sua posizione, aveva negato ogni forma di collaborazione. Era per questo che Yuri rappresentava un notevole impiccio per la BioDer. Per questo motivo, agendo con potenti agganci sugli incarichi della BioResearch, si era giunti alla decisione di “sollevarlo” dal presente “incarico di campare”, nel modo meno sospetto e più adatto a un tipo come Yuri: come dire “chi di spada ferisce, di spada perisce”.

Farlo uccidere con un “sistema” umano, quello che avrebbe usato un bacchettone austriaco come Yuri. Bastava farlo uccidere da una sua “copia”, in tal modo il PMD di Yuri avrebbe registrato, in tutta verità, di essere stato ucciso da uno Yuri, ciò che sarebbe stato interpretato come essersi “suicidato”: delitto perfetto! Ergo: archiviato.

Bastava che BioDer mettesse in atto un progetto in modo molto plausibile:
1. creare ad arte un caso enigmatico e sospetto in un punto tanto lontano da richiedere un “trasferimento istantaneo” del massimo esperto del settore (Yuri). Qualche “diversivo”, oltre all’assenza totale di indizi, come le dita dei due morti bruciacchiate di sigarette che richiamava alla mente attenta di Yuri i baffi di Miller, etc… era stato un tocco di scrupolo e realismo professionale del killer, che aveva letteralmente spento i due contemporaneamente, passando vicino a loro con un apparecchio ad impulsi che aveva trasmesso una dose letale di extrasistoli indotti.

2. non distruggere né l’archivio né la relativa chiave di univocità, cosa fattibile con i potentissimi agganci che il “socio occulto” della BioDer (Cosa Nostra) poteva fare valere all’interno del CMN. Era forse la prima volta che il CMN derogava al suo codice interno di affidabilità e inattaccabile serietà. Ma c’è sempre una prima volta, altro che organo superiore di garanzia!

3. riprodurre Yuri02, ossia una seconda copia di Yuri, con qualche ammorbidimento di carattere, in un posto segreto della base.

1. Yuri02 avrebbe eliminato Yuri e avrebbe messo a disposizione di BioDer Spa tutto lo scibile registrato nella sua memoria.

Facile come bere un bicchiere d’acqua!

Alle ore 7:56 di quella mattina, mentre Yuri lasciava la stanza dove aveva riposato poche ore, i primi 3 punti del piano erano stati portati a termine durante la nottata.

Bastava mettere in pratica solo il punto 4: uccidere Yuri, rapidamente e senza esitazioni.

—— oo OO oo —–

Yuri, arrivato al pian terreno del palazzo e abbandonato l’ascensore, stava percorrendo il primo braccio del corridoio ad L che portava allo studio del colonnello Miller, alla fine del quale svoltò col suo passo atletico a sinistra e, istantaneamente, si bloccò.

Che strano – pensò sbigottitoYuri e un po’ disorientato – devo aver sbagliato strada ed essermi immesso in un corridoio cieco con una bella consolle a specchio per creare un senso di falsa profondità al corridoio.

Proprio così, o quasi … dato che vedeva di fronte a sé riflessa dallo specchio la sua immagine. Tranne un particolare: quella figura aveva tra le mani una vecchia Smith & Wesson che, puntandolo dritto al cuore, fece semplicemente esplodere un letale:
PAM!

PAM!
Fece la sveglia che fino ad un secondo prima era stata sul comodino e che ora giaceva a terra col vetro frantumato: peccato! S’era anche spento il suo fastidiosissimo TIC-TAC.

Salvatore (per gli amici Turi) Cuntèra, che non riusciva a staccarsi da quel sogno così strano e agitato, aveva involontariamente preso di mira la sveglia sul comodino e, con una bracciata degna della migliore volèe di dritto, l’aveva scaraventata per terra; il tragitto da su a giù era durato appena 1 secondo.

Ma il cervello di Turi, si era dovuto procurare una motivazione plausibile per doversi svegliare al rumore della ferraglia e del vetro che si spaccava con fragore; e quindi, in quel secondo risicato, aveva dovuto metter su, alla velocità del pensiero, tutta una storia che portava allo sparo finale e quindi al rumore della sveglia che si frantumava.

Certo il cervello di Turi avrebbe potuto costruire una storia più semplice. Ma Turi era un grande appassionato e lettore di libri di fantascienza: ne aveva riempito 5 scatoloni depositati ordinatamente in cantina.

E poi Turi, lavorava come programmatore senior presso una software house e viveva 12 ore al giorno a contatto con i PC e con tutta la nuova problematica connessa alla IT (Information Tecnology).

Ma soprattutto Turi doveva smetterla di mangiare pesante per cena e andare subito a letto: il suo organismo non glielo permetteva più. Impiegava tutta la notte per digerire ed accompagnava quel gran lavoro con agitazione e sogni spesso terribili, ma, più spesso, molto articolati e complessi in modo direttamente connesso con la pietanza che doveva digerire.

E quella sera Turi Cuntèra aveva visto il fondo di una bella zuppiera di ceramica di Caltagirone piena di Caponata alla siciliana con:
• Melanzane fritte a tocchetti
• Peperoni fritti a strisce
• Salsa di pomodoro e Pomodori a cubetti
• Basilico
• Cipolle
• Capperi
• Pinoli
• Sedano
• Patate a cubetti
• Olive snocciolate nere e bianche
• Un po’ di zucchero
• Aceto
• Olio extravergine di oliva.
Turi doveva stare attento e riguardarsi un po’: lo sappiamo tutti che la caponata di sera … t’ammazza!!!



1 Commento per “Il secondo

  1. Non male salvo qualche caduta come la polvere che fa concrezioni oppure la sveglia che fa tic tac.

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