Il giorno del mio suicidio

Il portachiavi era un piccolo peluche. Lo prese dal portaoggetti dentro l’auto. Il metallo tintinnò. Rumore freddo. Scese dalla macchina con movimenti lenti, misurati.
Nessuna fretta, ormai.
Scollegò l’allarme. Inserì le chiavi nel portone del garage. Aprì e fu dentro. Che meraviglia essere a casa. Le ricordava sempre l’infanzia: la sensazione di protezione che le dava l’essere nell’intimità delle sue mura e che aveva sempre ricercato in qualunque posto che avesse poi chiamato con quel nome. Casa.
Il suo nido.
Salì le scale. Aprendo la porta la sorprese un intenso profumo di origano. Già… il pranzo di mezzogiorno. Non era brava a cucinare, come forse non era brava a fare molte altre cose. Ma non le importava, ormai. Non avrebbe più cercato di migliorarsi.
Immobile, in mezzo alla stanza, odorava il profumo dell’origano. Sapeva d’estate.
C’erano tanti altri profumi …tabacco, vaniglia, fiori freschi. E pulito, libri, legno, vernice. E ancora spezie, cioccolato, the al bergamotto. Li percepiva distintamente, ora. Infiniti  profumi che si confondevano, si mescolavano in un’alchimia che generava quell’inconfondibile aroma di casa.
Pace, serenità, festa, gioia, calore, amore. Erano stati ospiti in quelle stanze.
Si levò la giacca e la posò sul divano. L’avrebbe riposta più tardi nell’armadio. Forse.
Entrava ancora il sole dalle ampie finestre. Le tende erano sollevate ad accogliere la luce.
Decise di stappare una bottiglia di vino pregiato: sauterns dal gusto saturo di vita lasciata appassire… tutta raccolta in un bicchiere.
Il suo aroma inconfondibile con un accenno di zafferano, si liberò nella stanza.
Si sentiva stanca, aveva bisogno di rilassarsi. Di riposare.
Prese il bicchiere e andò verso la stanza da bagno. Lo posò su un ripiano di marmo. Fece scorrere l’acqua calda nella vasca e vi aggiunse il suo bagno schiuma preferito… cioccolato.
Mentre l’acqua scendeva spumeggiando, andò in camera da letto e si spogliò.
Rimase con due veli azzurri, sottili come una carezza, a trasparire le più intime bellezze del suo corpo ambrato.
Si diresse verso il bagno. Entrando vide il bicchiere, lo sollevò, assaporò un sorso di vino.
La stanza era calda, densa di vapore, inebriante.
Lo specchio era coperto da una patina di condensa. Si avvicinò….
Improvvisamente un “click”, come di serratura arrugginita, scattò nella sua testa.
Un “click”, e fu abbastanza.
Il cuore si impennò. Il respiro si affannò. Il tempo impazzì in uno scoccar di secondo.
Caldo… gocce di sudore imperlavano il viso…
Vapore… fastidio….. mani impazzite….. superfici tastate…… tremore di febbre…. Interruttore…… specchio….. vapore….. armadietto…… mani che scivolano bagnate….. scatole…. flaconi e scatole sotto le dita……cartone strappato….. boccetta di vetro….. pillole colorate…. ancora cartone….. boccetta di vetro….. pillole colorate…… versate…. cadute….. prese a manciate….. inghiottite con bramosia……. distrutte……. affamate dalla morte… tutte insieme…… e poi tosse…… saliva…. acqua fredda in un bicchiere….. deglutire….. ansimare…… e mani…. mani a cercare….. pacchetto di carta….. piccolo….. quadrato….. lacerato….. strappato…. brillare di metallo….. sottile….. sensazione tagliente in mano…… la morte è sottile, il confine è sottile…….  piedi nell’acqua….. caldo caldo caldo… distesa nell’acqua…….. pressione sulla pelle tesa e fine del polso…… taglio…. fili blu di vita recisi…….. rivoli di rosso scorrere lungo il braccio e cadere… cadere sul freddo marmo e sul tappeto…
La tristezza che si rivela passione quando è ormai impazzito il tempo e le lancette non lo fendono più… mentre va a tingere la schiuma candida, a violentare la bellezza del bianco con la sua drammatica vitalità, a colorare l’acqua, a profumarla di vita andata a male, uscita dal corpo e pronta per il disfacimento, per la frantumazione, per l’irrancidimento, per la morte… quella vita che, quando abbandona, non può che andare incontro alla sparizione… quasi non fosse mai esistita… quasi fosse stato tutto un gioco, un esperimento, un bluff…
La vita se ne scorreva via.
A frantumarsi, appunto.
A disfarsi in un niente d’acqua… come da un niente d’acqua si era materializzata…
Una strana calma all’improvviso.
Battito lento del cuore.
Lento… sempre più lento…
Una morbidezza calda e sensuale nei movimenti…
Un sorriso dolce, esausto che solleva appena gli angoli della bocca…
Mentre il sangue scorre fuori da quel sorriso, sciupa la bellezza della vita stemperandola nella morte, scolora le tinte vivaci in un grigiore spento e abbandona… abbandona… abbandona…
Era un sogno.
Ricorrente.
Lucido.
Portava con sé una pace infinita.
L’ho amato tanto.
La serenità di un lungo sonno, di un lungo, infinito abbandono….

Ed in questa pace, in quest’abbandono trovavo la rinascita… finalmente!
Come scivolare fuori dal grembo e raggiungere la vita, e vomitarla in un urlo primordiale…
Vita che incanta e seduce… vita che rende schiavi, che frantuma, che esplode come nitroglicerina agitata …di colpo, d’un tratto, senza preavviso… vita che libera e rigenera, che implode dentro per distruggere l’anima, schizzando pezzi ovunque, che, se ci fosse anche solo una mano pietosa a raccogliere, raccoglierebbe un pezzo d’anima esplosa per la troppa vita…
Che gioia sarebbe!
Un tripudio d’emozioni, sensazioni, desideri a spingersi, a fare a botte per emergere, a calpestarsi, a fare la guerra… e noi spettatori, nemmeno consapevoli di tutta la vita che ci si agita dentro.
Noi trascinati, tracimati, travolti, spazzati via dalla piena del sentire…
Noi ad abbandonarci alla piena, a perderci sorridendo, senza sapere dove stiamo andando, senza aver voglia neanche di saperlo… soltanto a sorridere e a piangere, anche, senza ritegno…
Perché quando ci si abbandona, quando ci si perde, è facile avere occhi sensibili, anime delicate…
Senza aver voglia di combattere contro la forza della vita, lasciandosi trasportare da essa, che soltanto alla fine del viaggio potremo dire “E’ stato bello!” “E’ stato brutto!” “Siamo stati bene!” “Siamo stati male!”
Che esperienza… comunque sia… che esperienza!
Soltanto alla fine del viaggio potremo dire se abbiamo mai avuto un nome o ne abbiamo avuti tanti o forse nessuno e qual è… e se abbiamo dato ragione all’attimo appena passato o gli abbiamo dato torto… ma accettato, mai!
Con la voglia di perdersi, sempre…
Con la paura, la debolezza, la fragilità, la forza, la potenza… con tutto ciò che abbiamo dentro, comprese le briciole…
A perderci sempre… a darci la possibilità di ritrovarci diversi, a rifarci come pane fresco tutte le mattine… a guardarci senza paura di vedere crepe nel viso, nelle mani, con la voglia… la voglia di morire per rinascere più giovani o più vecchi ma nuovi!… senza crepe… senza la paura, che altrimenti avremo sempre timore di nascere ancora…
Senza aspettare, senza rinchiuderci in grigie stazioni… vivendo l’attesa, condannati alla prigionìa…
A prenderci cura delle debolezze, senza trasformarle in scudi… ad aver cura della bellezza, della meraviglia, dell’estasi… sia essa in bianco o in nero… per proteggerci senza difenderci mai…

Si inseguono sogni di morte per la troppa voglia di vivere.
Ora lo so.

 

9 pensieri su “Il giorno del mio suicidio”

  1. Ecco la tua ultima frase è quella che più mi è piaciuta. Madeleine…sei tanto profonda quando fragile: sei adorabile! Vorrei tu cogliessi adesso le mie parole come hai sempre fatto. Questo è un sito di molti bravi poeti ma anche di molti discreti principianti me compreso. Se io scrivessi adesso “la metamorfosi” e la pubblicherei sono convinto che nessuno o quasi la capirebbe, sarebbe sicuramente un fiasco e nessuno noterebbe questo scritto. Voglio dirti: questo è un gioco, è un allenamento. Non prenderla troppo sul serio. Voglio fare un gioco con te scrivere una cosa insieme ma non sulle questioni profonde della vita, sulle cose più stupide e divertenti: ke ne dici? Ti abbraccio e ti stringo.. forte…

  2. Grazie infinite a tutti per i commenti e per la sensibilità…
    Credo che oguno di noi ci abbia pensato, almeno una volta nella vita. Qualcuno purtroppo non si è limitato a pensarci. Qualcun altro, come me, ha tentato di fare un esorcismo scrivendone…
    Un abbraccio.
    p.s. Sal, naturalmente la mia risposta è si.

  3. sei molto brava a scrivere.. complimenti.. hai uno stile originale.. mi è piaciuto molto..

  4. un giorno ho scritto una lettera ad un’amica ma poi ho tardato a consegnargliela per il timore che invece di esserle di aiuto, come era mia intenzione, avesse potuto aggravare la situazione difficile che, certamente, in quel momento stava vivendo. Ora leggo cose forti, frutto di qualcuno molto sicuro di sé e, come scrittrice, in “crescita miracolosa”. Le radici si sono ormai estese e la pianta fortificata. Continua così, dal profondo dei sentimenti, ad interrogare l’animo umano perché ognuno, indipendentemente dal grado sociale e di cultura, vive i pensieri che hai stupendamente descritto. Ad maiora e proficuo 2008

  5. Molto belle le parole che hai scritto, drammaticamente vero e affascinante il pensiero finale. C’é da pensare. Grazie.

  6. consiglio innanzitutto la lettura di questo racconto cn la canzone di elisa “Dancing” in sottofondo… cmq sei fantanstica! hai un modo di scrivere che letteralmente rapisce, e credo molto anchè io nella tua ultima frase… il troppo amore per la vita spesso è controproducente… complimenti vivissimi e nn smettere di far emozionare cn le tue parole… un abbraccio Sara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *