Auschwitz

Aspre le mura di mesti tuguri

disegnano sentieri di dolore

sotto una solitudine di cielo.

Attoniti rimbombano i silenzi

tra le docce che bagnano di morte.

 

Vuota avresti potuto vedermi

in questa scura fanghiglia di strade

che l’aura non eleva in suo perdono,

tra le stanche colonne di martirio

ove non s’ode dolcezza di suono.

 

Avrei voluto esser polvere

dimenticata nel fluire del tempo.

L’agonia curva sui deserti di luce

inuma qui la voce di Jahvè,

tra le cineree ossa della terra.

 

Morto è anche Dio nella tenebra

dello straziante fumo dei camini,

di una ferita ancora aperta

che evoca, in lunga scia di sangue,

le orme dei passi falsi dell’uomo.



6 Commenti per “Auschwitz

  1. “Una ferita ancora aperta” che i negazionisti desiderano cancellare, vergogna doppia di chi non vuole avere memoria.

  2. Troppo bella!!!!!! Troppo vera!!!!
    Quando l’uomo imparerà a non odiare, a non uccidere, a non perpetuare ingiustizie?
    Ahimè non ho la risposta
    EMA

  3. Se leggiamo la storia, qui Dio non esiste.
    In questa storia è il dio minore a fare fuoco e fiamme.
    Il nostro limite di esseri umani non può comprendere l’illimitata presenza del Dio di tutti noi.
    Capitolo tristre del nostro dimorare sul pianeta, ma da sempre ricordare….

  4. Ti faccio i miei sinceri complimenti:
    sembra esserci stati.
    Un ciao a tutti i poeti dotati di tale grande sensibilità.
    Io non lo sono.

  5. Sì, queste sono ferite che non si chiuderanno mai, come mai dovrà morire il nostro ricordo verso quei crimini di cui l’uomo si è reso artefice.
    Complimenti per questa bella poesia.
    Un saluto e 5 stelle.

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