I sogni delle stelle

C’era uno strano profumo nell’aria, un’intensa e avvolgente fragranza di fiori. Una brezza leggera le scompigliava i capelli e l’anima era avvolta da una gioia dirompente, mista ad un senso di leggerezza e beatitudine; silenziosamente il suo cuore ringraziava le piccole gioie di quel pomeriggio: il canto degli uccellini, la carezza lieve del sole, il leggero vento venuto da molto lontano, carico degli aromi e dei tesori d’Oriente.

Era dolce passeggiare per quei viali alberati, non lo faceva da così tanto tempo. Erano passati circa dieci anni, da quando l’aveva visto, l’ultima volta.

Ricordava ancora la sua presenza forte, imponente e, allo stesso tempo, così luminosa e accogliente. I suoi occhi profondi e intelligenti, quello sguardo velato – a tratti – dalle ombre, proprio come quelle dei rami degli alberi che si susseguivano sul sentiero che stava percorrendo; è un susseguirsi di luci e oscurità l’esistenza, – pensò – e la fece sorridere l’idea che l’anima abbia le stesse sfumature di tutto il Creato. Si vide, per un attimo, senza il corpo,  composta di sola pura essenza e le parve di essere un’unica cosa con gli equilibri del Cosmo, un fulcro di pura energia.

Ripensò all’immagine di lui, a quanto fosse trasparente la sua pelle, quasi che ci si potesse intingere – nelle correnti che circolano libere e che si sprigionano – in quell’involucro che lo ricopre. Una copertura così sottile da riuscire ad emanare una luce ed un calore non indifferente. La pervase un desiderio di abbracciarlo e di accarezzare quella pelle liscia e diafana, e poi i capelli corvini, baciare la sua fronte e, come per incanto, liberarlo da tutti i pensieri. Quante volte avrebbe voluto  sfiorare delicatamente quei contorni, quelle sembianze terrene, sentendo sotto le dita le vibrazioni di quel mondo interiore, così ben celato oltre il corpo, e racchiuso nello sguardo dolce.

Ad un certo punto fu presa dal panico, ebbe come il terrore che, in un battito d’ali, potesse svanire, come se, senza che lei potesse fare nulla, egli tirasse fuori due grandi ali sotto l’abito elegante ed evaporasse d’un tratto da questo Mondo. Allungò il passo, si mise quasi a correre perché –  in fondo – si disse, non sappiamo mai quando tempo ci resta…

Arrivò tutta trafelata davanti al portone splalancato del bel palazzo signorile, tutto d’un fiato salì la rampa di scale e si ritrovò davanti alla porta d’ingresso dello Studio. Nel momento esatto in cui venivano ad aprirle si rese conto del suo aspetto stravolto e non propriamente presentabile: i capelli scompigliati le ricadevano sulle spalle in modo disordinato, mentre il sudore le appiccicava l’abito leggero al corpo abbronzato, lasciando ben poco all’immaginazione.

Nel giro di pochi minuti, dopo aver salutato la ragazza che le aveva aperto con un’enfasi accompagnata da un grande sorriso, la stessa con cui aveva lavorato fianco a fianco tanti anni prima e che era la prima a richiamarle alla memoria i ricordi piacevoli di quel  breve periodo, venne fatta accomodare nella sala d’attesa. In un batter d’occhio cercò di ricomporsi più che poteva mentre il cuore le batteva all’impazzata.

Poco dopo la raggiunse lui. Ci fu un veloce saluto che non le lasciò neppure il tempo di osservarlo bene ed egli la guidò in una delle stanze che erano destinate ai colloqui. Se la ricordava molto bene, come tutte le altre del resto: ovunque vi erano tappeti, quadri, oggetti d’antiquariato, un arredamento composto da mobili pregiati in cui – ogni singolo elemento e dettaglio – conferiva all’ambiente quella classe e quell’eleganza impeccabile – che contraddistingueva le svariate stanze ed i saloni.

Finalmente si potè sedere e anche il cuore riuscì a respirare, ma fu solo per un istante, perché nel momento esatto in cui s’immerse in quello sguardo luccicante, in quel sorriso buono, in quel volto, si domandò come aveva potuto credere di averlo dimenticato, non rendendosi conto di averlo cercato nei lineamenti di tutti quei visi che aveva incontrato, di cui certe volte si era anche creduta innamorata, tutte quelle storie intense ma brevi, destinate a crollare perché senza profonde e salde radici, ed ora che lo aveva di fronte ancora, la sua essenza pura spazzava via tutto ed ogni cosa acquisiva nuovamente un senso.

Si era scordata che esisteva per davvero un uomo così, e che lei l’aveva incontrato! Un uomo d’altri tempi, che sembrava uscito da un sogno dimenticato – appositamente – dagli Dei su questo Pianeta, perché potesse essere d’esempio agli uomini e dimostrare alle persone che si può essere così vicini a sé stessi, se si ha il coraggio di seguire la propria voce interiore, l’estrosità e l’elegante (o meno) stravaganza, racchiusa in ogni interiorità.

In questo caso egli era l’esempio di un uomo capace di esprimere in pieno l’impronta che ha dentro e che ognuno ha, la quale ci differenzia gli uni dagli altri, che solo le persone veramente carismatiche sono in grado di manifestare, in quanto tutti preferiamo, perlopiù, crogiolarci nella mediocrità e nell’anonimato, anziché emergere con la nostra personalità e distinguerci.

Egli le appariva in un momento come un Principe Indiano il cui abito, di un particolare color bordeaux, immaginava essergli stato confezionato su misura da un sarto di Bombay, ma non era solo il vestito a donargli quell’aria signorile, erano le movenze, il timbro della voce, la raffinatezza dei gesti, del portamento. Era tutta la sua persona a diffondere quella sorta di magia e fascino che oggi pare dimenticata, in una società così misera e grossolana spiritualmente. Si perché era, prima di tutto, la sua anima ad essere delicata e soave ma principalmente umile, capace di stare con chiunque, qualità che poi si riflettevano sulle parvenze umane.

La ragazza non riuscì a trattenersi, si alzò e si avvicinò al suo viso, la sua bocca si schiuse a contatto con quella di lui, egli non la respinse, la lasciò scivolare sulle sue gambe mentre teneramente si perdevano in un abbraccio così stretto che, di due persone, viste da lontano, si sarebbe pensato fossero una sola.

Non ci fu bisogno di parole, perché l’amore è il canto del cuore, chiave delle porte dell’Anima e del Regno Infinito; quello che accade in questo Mondo neanche lo sfiora il vero amore, esso resta lì, può restare come congelato per anni fino a che –  il tocco di quell’unica mano – non giunge a liberarlo nuovamente e quando il ghiaccio si scioglie, è esattamente com’era in principio.

È così che, in quel tiepido pomeriggio estivo, oltrepassò il varco dell’Eternità e si lasciò cullare – per un attimo – dal ricongiungimento magico che aveva indotto la sua anima e quella di lui a ritrovarsi dopo dieci anni e dopo chissà quante altre vite, che li avevano separati…

Ma……..

‘Niente può dividere due anime che sono nate per stare insieme’…
(Il Corvo)



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