Una sera d’agosto

…e se mutassi come mutano le stagioni o migrassi in mondi incantati dove specchi munifici dispensano immagini di gioventù e bellezza anche solo per poco, quel tanto che basta per abituarsi alla nuova figura riflessa e prendere fresco respiro, forse sarebbe più facile per me sopportare questo mucchietto di ossa logore e rughe profonde? Chiederei troppo alla vita se implorassi clemenza per questo corpo corroso dal tempo e smunto, reo soltanto di aver voluto rimanere a tutti i costi ancorato a questa vita? Era stato un atto di coraggio o una necessità, decidere di esserci ancora, dopo che il cuore della mia povera figlia aveva cessato di battere? Forse entrambi. Avevo voluto rimanere il più possibile aggrappata alla vita perché qui c’era Martina, la mia unica nipote e per questa scelta adesso stavo pagando un prezzo tanto caro.
Avevo voluto invecchiare per dedicarmi a quella bambina scarna e impaurita non solo a motivo della promessa fatta a sua madre nei suoi ultimi istanti di vita, ma soprattutto perché Martina era carne e sangue come parte di me e quel legame gridava ogni giorno a gran voce: coraggio.
Adesso sono qui in questo letto sfatto e consumato dal tempo, lenzuola stropicciate coprono un pallido ricordo di donna che il caldo di questa sera d’agosto sta soffocando. La luce del giorno si sta affievolendo lentamente, le ombre della sera avanzano silenziose e placide come se volessero donare agli occhi il tempo per abituarsi al crepuscolo. La volta infuocata invia sulla terra raggi sanguigni mentre il garrire delle rondini riempie l’aria di note dolcissime e tenere. Mi basta osservare questo squarcio di cielo dalla finestra di questa camera per assaporare l’estate e sentirne i profumi come quello dell’erba appena tagliata o del grano reciso dalle mani callose di contadini possenti e dalla pelle rinsecchita dal sole. Anche il frinire dei grilli o il gracidare delle rane appartiene a questa stagione solenne di suoni. L’umidità che c’è nell’aria la rende irrespirabile, questo è l’unico aspetto sgradevole di questi mesi caldi, ma alla mia età nulla è semplice, perfino un bicchiere d’acqua cristallina diventa motivo di fatica.
Mentre vedo le prime stelle accendersi in cielo, la mente vaga e i pensieri si accavallano e mi riportano indietro nel tempo a estati bollenti e colme di felicità per l’inizio della mietitura del grano ad esempio che non mi faceva dormire di notte per l’entusiasmo o i festeggiamenti che seguivano la vendemmia con canti e balli che seguitavano per tutta la notte, fino allo sfinimento.
Adesso provo tenerezza per quella ragazzina dall’aspetto acerbo con trecce color oro che vedeva la vita fatta di firmamenti e profili di eternità, sognava principi e carrozze e si struggeva dall’ansia di crescere. Poi il tempo era passato e finalmente era cresciuta, glielo dicevano le sue gambe affusolate e toniche, il seno sbocciato con prepotenza e soprattutto glielo confermavano gli sguardi degli uomini, avidi e voraci di desideri che a volte la inorgoglivano e altre le davano brividi di paura. Solo quando si erano posati su di lei quelli di Lorenzo non aveva provato quelle sensazioni sgradevoli che spesso sfociavano nell’inquietudine. Lo sguardo di Lorenzo era candido e il sorriso innocente, poi col tempo era cambiato, ma chi non cambierebbe quando si rimane vittima della quotidianità opprimente o dei colpi di frusta che a volte la vita dispensa senza tenere conto di volontà e desideri inconfessati.
Gli anni volarono, sembrò che avessero le ali ai piedi, come forme vive con ali di creature mitologiche. La nascita di Francesca prima e la scomparsa di Lorenzo molti anni dopo mi avevano temprata, ma per la morte di una figlia non si è mai pronti, per quell’evento si è sempre impreparati e vulnerabili, nudi di protezione come bambini indifesi, solo il coraggio, questa forza sconosciuta e risoluta alla fine riesce a puntellare l’anima in modo che non sprofondi negli abissi più neri. Il coraggio aveva permesso al mio cuore di continuare a battere, alla mente di decidere e all’anima di confortare, senza di esso Martina non sarebbe diventata la donna che oggi tutti ammirano. Ecco, la mia missione ora è ultimata, adesso posso finalmente scivolare nell’incoscienza e abbandonare queste membra stanche e usurate. Posso far riposare la mente e far gioire il cuore per i prati verdi sui quali poggeranno i miei piedi scalzi e per la Luce Divina che illuminerà il mio volto. Voglio provare La gioia incontenibile e La pace impetuosa, voglio essere sulla vetta del creato e librarmi nell’aria come una piuma portata dal vento… voglio… La luna lassù pare mi stia sorridendo, i rami degli alberi accarezzati dalla brezza della sera si agitano come se volessero salutarmi e io, socchiudo gli occhi affaticati e attendo… attendo che un brivido ghiacciato mi attraversi la schiena.



6 Commenti per “Una sera d’agosto

  1. Che bel viaggio, emozioni leggere, emozione immaginare e poi la consapevolezza della morte vista come passaggio alla pace.
    Uno scritto importante…..
    Molto importante…..
    Grazie…

  2. X Folletto: sei sempre molto generoso con me e questo mi fa commuovere, un grazie di cuore per l’attenzione che presti sempre ai miei scritti.

  3. Questo tuo scritto l’ho tenuto con me…
    Me lo terrò sempre, bello.
    Ti invito a scrivere sulla mia mail la trovi nel profilo.

  4. Brava come sempre.
    Molta umanità in questo tuo scritto magistrale e molto coraggio, come la signora che si sta preparando a ricevere l’ultima visita della nostra vita.
    Un caro saluto.
    Sandra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *