Come Romeo E Giulietta

Stella era meravigliosa. Teneva una mano al suo ragazzo mentre il loro amico guidava. Quella macchina era piena, erano 5 amici. Era contenta Stella. Contenta di tenere stretto il ragazzo a cui aveva donato il cuore, il suo Manuel. Entrambi bellissimi, spettacolari… ragazzi che verrebbero screditati solo per l’invidia dei più sfortunati. Si stringevano per fare posto all’altro amico che si dimenava, ecciatato come tutti, per la grande festa alla quale si recavano. Il luogo era incantevole, una bella villa sul mare notturno. Il cielo era limpido. Nulla poteva permettere di rovinare una tale serata.

Una volta arrivati, Manuel scese premurosamente per aprire la porta alla sua luce. Stella scese radiosa. Il suo viso di porcellana era illuminato da due occhi blu scuri come il mare, e la bocca piccola e rossa faceva capolino sotto il piccolo naso all’insù. I capelli ramati erano liscissimi e lunghi. Contornavano alla perfezione quel viso che sembrava uscito da un quadro ottocentesco. Il corpo snello e fragile era contenuto in un corpetto nero allacciato sulla schiena, un pò scoperta, e terminava in una lunga gonna di rado blu, che stava a meraviglia con il colore degli occhi e del cielo stellato. Era incantevole, se n’erano accorti tutti. Anche il mare se n’era accorto. E lei per un attimo vide scomparire tutto, a parte quel ragazzo che aveva interrotto la sua camminata per guardarla. Quel ragazzo dai capelli corti un pò spettinati e gli occhi azzurri, ipnotici, profondi ma allo stesso tempo innocenti.

“Stella potremo anche entrare ora… qui fuori si gela” Manuel risvegliò Stella dal suo attimo di trascendenza, e dimenticò tutto in un istante. I cinque amici entrarono ed ognuno andò dalle persone che meglio conosceva per non sentirsi estraniato in quell’ambiente così pieno di vita.

Si rincontrarono tutti una mezzoretta dopo, al tavolo prenotato. Manuel e la sua gioia erano immersi in una morbida poltrona nera che accoglieva Stella come una madre abbraccia un figlio al grembo. Si annoiava molto. Ma era pacata e discreta, e preferì fare silenzio.

La serata proseguiva tranquillamente. Manuel accidentalemente trascurava Stella. Nonostante l’amasse alla follia si perdeva in ragazzate con i suoi amici. Così Stella si alzò e decise di andare in bagno, per sgranchirsi. Si faceva spazio tra la gente, tutti i ragazzi la inseguivano con lo sguardo ma nessuno osava farsi notare, perchè era troppo conturbante. Una preda impossibile. Una dea impalpabile. Un angelo di passaggio.

Stella entrò nel bagno. La scena era decadente. Una luce neon che accecava ed evidenziava le imperfezioni delle due ragazze coperte di cosmetici che si avvinghiavano ai ragazzi di turno per poi specchiarsi e rimettersi il rossetto, lo stesso che era stato lasciato sul collo dei ragazzi alterati dall’alcool. Questa non era la cornice ideale per la bellezza di Stella. E se ne accorse anche lei, che decise di uscire. Il buio della sala da ballo evidenziava solo i punti più sporgenti del suo volto, lasciando bui gli occhi e il labbro superiore. Anche così era magnifica. Stella teneva il volto un pò basso, ma guardava tutti i visi circostanti.

Si fermò di colpo, quando si accorse che quello di fronte a lei non era un volto qualunque. Era il volto innocente, di quel ragazzo che la estraniò quando scese dall’auto. Rimasero uno di fronte all’altro, una scena rallentata dove i soggetti sono immobili e il resto si muove inconsapevole della magia che sta capitando.

Nessuno parlò. Per entrambi il rumore circostante si placò e diventò ovattato, come accade nel dormiveglia. Si stavano entrambi perdendo nell’estasi di quel momento. Senza dire una parola lui allungò la mano e prese delicatamente la mano di Stella, come se avesse paura di romperla. Sì, perchè era una bellissima e preziosa bambola, lei. Stella aprofittò del buio sui suoi occhi per socchiuderli e godere silenziosamente di quel momento. Assieme si diressero nella stessa direzione lentamente finchè lui non accelerò per arrivare subito al momento. Lei si lasciò trasportare come un’amante che scappa dalla realtà per stare con ciò che ama vermente. Ed è paradossalmente quello che stava facendo. Una volta arrivati in un angolo il ragazzo si girò verso Stella e prese anche l’altra mano. I due volti si avvicinarono e rimasero così qualche istante, silenziosamente. Poi gli occhi di entrambi si socchiusero e il sublime impatto fu inevitabile. Un’impatto inizialmente dolce… La musica movimentata si contrapponeva alla dolce melodia, triste e gioiosa, che suonava nella loro mente. Le braccia di ognuno si aggrapparono completamente verso l’altro. Le mani seguivano l’essenza di ogni centrimetro di carne. Non era possibile amare più di così, non era mai successo. A Stella veniva da piangere. Per la consapevolezza di quel sogno che sarebbe durato solo quei pochi istanti.

Quando entrambi capirono che fosse opportuno, le labbra si separarono. Un addio breve ma dannatamente doloroso. Non erano riusciti a guardarsi negli occhi eppure era come se riuscissero a vedere attraverso il buio. Stella degluitì e mollò la mano del giovane. Si girò con il volto basso e scappò via, scomparendo tra la gente comune. Il giovane rimase qualche istante fermo ad occhi chiusi per fissare il momento nella testa, ma soprattutto per fissarlo nel cuore, dove sarebbe rimasto per sempre. Intanto il suo angelo senza ali se ne andava per sempre.

Stella tornò al tavolo di Manuel.

“Accidenti Stella… non tornavi più stavo per venire a cercarti”

Stella sorrise, nel modo più doloroso mai esistito, ma l’ombra non consentì a Manuel di vedere gli occhi di lei lucidi e bagnati. Stella amò in quella notte, amò così tanto da non poter parlarne. Amò così tanto da aver ceduto il suo cuore altrove, in cambio di quello del suo angelo personale.

 

2 pensieri su “Come Romeo E Giulietta”

  1. se volete commentate..ho appena fatto 18 anni ma questa l’avevo scritta quando ne avevo 15.

    Ho notato le ripetizioni… ne farò di migliori!

    grazie a quelli che hanno letto!

  2. ciao.. ho letto il tuo racconto! E’ bellissimo! Il lessico che hai usato soprattutto è molto appropriato.. complimenti davvero!

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