Una sonora lezione

Marta era entrata in ansia: la madre del suo Angelo, tale Teodora, detta Dora, stava provando in tutti i modi a mettere in crisi il loro rapporto.

Soltanto adesso Marta comprendeva l’insidioso pericolo di quelle tre, quattro telefonate al giorno della “mammina” al suo terzogenito, il suo “piccino”, benché avesse quasi trent’anni.

Eppure Angelo aveva un futuro luminoso assicurato lì, in Portogallo, con l’appoggio del futuro suocero. Lei stessa gli avrebbe portato in dote una villa ben arredata. Evidentemente quell’italiana del cavolo reputava terzo mondo un Paese civile come il Portogallo!

Che fare? Le risultava troppo difficile “svezzare” Angelo, peraltro valido professionista nel suo campo. Il problema era che, al suono della voce della “mammina”, quel professionista tornava a essere il suo “piccino”, pronto ad accogliere i consigli della vecchia come verità rivelate.

Disperata, Marta cominciò a rovistare tra le carte e le agende del fidanzato: a volte, per tenervi la persona che amate, dovete lottare con i denti e con le unghie. Alla fine trovò un numero di cellulare di Alessia, la compagna di Marco, il fratello maggiore di Angelo, nonché secondo rampollo della cucciolata di Teodora.

Alessia aveva lasciato Marco di recente, quindi Marta le telefonò con un briciolo di perplessità e incertezza.

– Pronto, Alessia? Io sono Marta, la fidanzata di Angelo…

– Ah… tu sei la fidanzata portoghese. Mi pare che state ancora insieme, voi due…

– Sì, nonostante il comportamento di sua madre…

– Chi, Dora? La conosco bene, posso dire che, in un certo senso, è stata la causa della rottura tra me e Marco.

– Sì, conosco l’accaduto… Mi pare sia stato per motivi di lavoro.

– No, non è questo… Sì, io credo che Marco abbia sbagliato ad accettare quel lavoro part-time a Genova soltanto perché a tempo indeterminato, preferendolo a un prestigioso incarico triennale a Livorno. Ma non l’ho lasciato per questo. Il fatto è che Marco avrebbe dovuto fare la sua scelta insieme a me, non con la mamma! Si è dimostrato immaturo e incapace di portare avanti un duraturo rapporto a due… Io voglio accanto a me un uomo, non un ragazzino troppo cresciuto e viziato!

– Alessia, tra noi donne possiamo parlare chiaro… Tu lo ami ancora, oppure è finita?

Una pausa di silenzio. Dopo mezzo minuto Marta chiese ad Alessia se fosse ancora al telefono.

– Sì, ci sono, stavo riflettendo… Lui con me crescerebbe, ma non dovrebbe stare tanto a cinguettare con la mamma: ogni volta che lei telefona mi salgono i nervi!

– Alessia, anch’io ho i miei problemi: la vecchia vorrebbe che ci lasciassimo, anche se lui qui è felice e ha davanti un futuro radioso.

– Hai qualche proposta?

– Forse dovremmo darle una lezione… Che ne pensi?

– Forse sì, ma che tipo di lezione? – chiese Alessia.

– Non so… Dovremmo insegnarle a farsi i cavoli suoi. Tu conosci Nora, la fidanzata del primogenito?

– Di Franco? Sì, anche lei borbotta per quel tipo di rapporto. E dire che stanno per sposarsi!

– Allora prova a prendere contatto con lei… – chiese Marta.

– Lo farò senz’altro: se anche lei è d’accordo, studieremo una bella lezione esemplare.

 

***

 

Quel giorno a pranzo Clara tagliuzzava pensierosa le sue due foglie di lattuga. Quando finì, prese un grosso limone e lo spremette accuratamente sull’insalata.

Eugenio la osservava perplesso:

– Non metti anche un po’ di sale e olio?

– Sei pazzo? Il sale aumenta la ritenzione idrica… e sai quante calorie comporta un cucchiaio d’olio? Sono scesa a sessantaquattro chili e non smetterò certo adesso!

– Ma allora sei al peso-forma!

– Sei pazzo? – ripeté Clara – il mio peso forma è cinquantotto, massimo sessanta chili.

– No, sai, l’altro giorno… quando mi hai fatto ritirare la biancheria asciutta, ho notato che adesso porti la terza misura, anziché la quarta, e un po’ mi è dispiaciuto…

– Mi spii!?! Violi la mia privacy?! Fossi anche una seconda, a te dovrebbe star bene comunque!

Eugenio preferì cambiar discorso:

– Tutto bene, al giornalino?

– Così così… Ormai collaboro gratuitamente a quella rubrica di cucina, soltanto per pubblicizzarmi e vendere di più il mio libro. Anche il contratto con la TV privata è scaduto e non hanno intenzione di rinnovarlo… Tu guadagni due soldi e forse io dovrò rinunciare a comprarmi la seconda pelliccia. Ti sembra giusto?

– Sai, con l’effetto serra le pellicce non servono più…

– Che dici? Intanto, con l’età che avanza e magra come sono, ho più freddo. E poi, è questione di stile! Posso andare a teatro sempre con lo stesso vecchio misero visoncino?

Eugenio non si sentiva di convenire con quell’esigenza, e chiese:

– Il giornalino si chiama sempre “Il bisbiglio”?

– Sì, ma abbiamo dovuto annacquare molto le notizie. Sandra ha paura che anche a lei arrivi qualche minaccia… a lei, povera donnina sola, e quindi vuole evitare di urtare la suscettibilità di qualcuno. Taglia continuamente le allusioni più piccanti.

Eugenio concordava con la simpatica Sandra, ma tacque.

Improvvisamente Clara gli sorrise:

– Tesoro… sono sempre la tua Claretta? Sì? Mi ami ancora, caro? Io di più… Sai, forse dovremo fare un viaggetto. Non ti allarmare! Le spese sarebbero tutte a carico di Dora. Diciamo che è un incarico investigativo.

Eugenio ascoltava perplesso e un po’ sbalordito. Clara spiegò:

– In sintesi, Dora ha scoperto che da tempo Il suo Gianni è in corrispondenza con ben tre donne! E adesso ha in programma di andare a conoscerle personalmente! Si incontreranno a Pisa, presso il ponte … Il traditore è riuscito a prendere tre appuntamenti in tre giorni consecutivi! Dice che ha un convegno cui non può rinunciare, altrimenti lo cancellano dall’albo professionale!

– E in quel caso dovremmo chiudere il negozio. Clara, credo che debba andarci, a quel convegno…

– Insomma, io e Dora abbiamo deciso che tu e io dobbiamo raggiungerlo a Pisa e pedinarlo.

Eugenio tentò in tutti i modi di sottrarsi a quell’antipatico incarico. Spiare Gianni prima ancora che conoscesse un’altra donna gli sembrava troppo, da parte di un amico. Ma dovette arrendersi alla determinazione di Clara. Come sempre.

 

***

 

Purtroppo non conoscevano il nome dell’albergo, ma soltanto il luogo del convegno e il ponte degli appuntamenti.

A colazione si organizzarono.

– Uno di noi due deve sorvegliare l’ingresso della sala convegni, l’altro il ponte. – disse Eugenio – Quale preferisci?

– Io sorveglierò il ponte, nascosta dal mio cappellino e dai miei occhialoni scuri. Tu l’ingresso della sala. Ci terremo in contatto con i cellulari. Comunque devi comprarti un berretto, perché lui conosce bene la tua luna!

– Quale luna?

– Eugenio, tu stai per compiere cinquantaquattro anni e soprattutto stai perdendo i capelli. L’hai dimenticato?

– Mi farò il trapianto. – ribatté Eugenio, un po’ indispettito.

– Povera pelliccia… – sospirò Clara.

Gianni andò al convegno, arrivando trafelato all’ultimo momento. Dopo un paio d’ore Eugenio suggerì a Clara di tornare in hotel:

– Non ti conviene prendere altro freddo. All’uscita lo seguirò io per individuare l’hotel.

Quando vide uscire Gianni, Eugenio si alzò il bavero per nascondersi meglio, poi fece uno dei migliori pedinamenti della sua storia di investigatore, mantenendosi distante, ma attento. Il suo amico andò di filato all’hotel Diamond, un quattro stelle. Dora andava sempre negli hotel migliori, ma per Gianni la pensava diversamente. Quel quattro stelle probabilmente stava a indicare che Gianni aveva davvero degli appuntamenti e voleva ben figurare. Magari sperava che una delle tre donne fosse subito disponibile…

Eugenio richiamò Clara per consultarsi:

– E’ il Diamond, un quattro stelle: pensi che abbia l’appuntamento nel pomeriggio o prima di pranzo?

– Se una donna in cerca di avventure non si fa offrire subito un pranzetto, io non sono più donna. – sentenziò Clara, – Io torno subito al ponte.

Eugenio rimase ad attendere Gianni davanti all’hotel, ricordandosi che anche Clara era stata svelta a pretendere inviti al ristorante, sebbene poi lo mandasse regolarmente in bianco. Eh, già! Le donne pretendono sempre…

Gianni scese presto e si avviò risolutamente in direzione del ponte … uno di quelli secondari, ma non lontani dal centro storico.

Si ritrovarono tutti e tre lì, Gianni al centro del ponte, Clara a un’estremità, intenta a scegliere le migliori inquadrature del fiume con la sua macchinetta fotografica, Eugenio all’altra estremità, intento a leggere un articolo interessantissimo sul quotidiano locale.

L’amichetta non si vedeva e a un tratto Clara iniziò a camminare sull’altro marciapiedi del ponte, rispetto a Gianni. A sua volta Eugenio smise di leggere, attraversò e si incamminò verso Claretta. Si incrociarono scambiandosi un semplice cenno del capo, poi Clara si sedette a un tavolino del bar del Ponte ed Eugenio si fermò a guardare l’interessante vetrina di un negozio di articoli da pesca. Certo, Febbraio non è il mese ideale per andare a pescare, ma Eugenio era un pescatore accanito…

Mezz’ora, poi tre quarti, poi un’ora. Gianni prese a usare il cellulare, ma smetteva presto, indispettito. Dopo un’ora e mezza, spalle curve, si decise ad andarsene, mostrando tutti i suoi sessantasei anni, e anche qualcosina in più.

 

***

 

Il secondo giorno i travestimenti furono diversi, ma la seconda donna del mistero non arrivò. Si capiva che Gianni stava perdendo la pazienza: cominciò presto a telefonare, ma senza esito. Dopo mezz’ora imprecava. Poi si riversò sulla balaustra a guardare l’acqua, come se l’avesse notata per la prima volta. Alla fine se ne andò con l’aria di un cane bastonato.

Quella sera Clara volle essere portata in un buon ristorante tipico. Eugenio si fermò un attimo all’esterno a guardare i prezzi e gli si rizzarono i suoi scarsi capelli in testa. Clara lo rimproverò:

– Tanto, paga Dora. Ci mancherebbe altro che, dopo tante ore di sorveglianza al freddo, lesinassi sulle spese per la cena! Anzi, prenderò anche una bottiglia di Brunello e alla fine il dolce, il caffè e l’ammazzacaffè!

La cena fu deliziosa, il conto molto meno. Eugenio avrebbe dovuto convincere Dora che “mediamente” avevano speso poco.

Una volta in camera, i due si confidarono che quelle assenze avevano il sapore di una beffa.

– Domani dobbiamo stare in guardia, – disse Eugenio, – perché l’ho visto molto giù di corda.

Il giorno dopo Gianni si mostrava piuttosto nervoso. Tra l’altro starnutiva spesso, perché su quel ponte soffiava una brezza frizzante e tesa. Clara aveva individuato un tavolino all’interno, dietro un’ampia vetrina. Eugenio si era deciso a entrare nel negozio di pesca e a comprare anche degli ami, una lenza speciale e qualche altra sciocchezzuola.

Guardava continuamente fuori. Il negoziante chiese:

– Ha la macchina in divieto?

– No, aspetto una persona…

Dopo il solito dramma, Gianni si adagiò sulla ringhiera con le gambe di qua e le braccia di là. Eugenio si decise a uscire e avvicinarsi all’amico, subito imitato da Clara.

A un tratto Eugenio lo vide provare a scavalcare il parapetto e si mise a correre. Clara fece lo stesso e tirò fuori tutta la velocità di quando era campionessa provinciale dei cento metri. Arrivarono contemporaneamente e Clara riuscì a prendergli saldamente una caviglia, mentre Eugenio l’afferrò per un braccio. Anche le altre estremità furono prese e Gianni si ritrovò sul marciapiedi tra i due amici. Scoppiò a piangere.

 

***

 

Dora e Gianni si chiarirono, prima in presenza degli amici, poi in privato. Gianni se la cavò con un paio di vistosi cerotti e un bernoccolo ben nascosto sotto il cappello.

Dopo qualche giorno Teodora si presentò a casa degli amici con un telegramma in mano e una notevole perplessità stampata sul viso.

Clara lesse il telegramma ad alta voce:

“Gentile signora, riteniamo che lei ormai abbia imparato che, d’ora in poi, sarà meglio dedicare tutto il suo tempo libero al suo Gianni, peraltro persona simpaticissima, e non interessarsi ai compagni di vita delle altre donne, benché parenti prossimi.

Tre amiche.”

– Che ne pensate? – chiese una piagnucolante Teodora.

Intervenne Eugenio:

– Io penso che tu debba trovarti un buon hobby per il tempo libero e rinunciare a quel vantaggioso abbonamento del cellulare. Anzi, sono convinto che dovresti usare il cellulare soltanto per rispondere alle chiamate e non per farle.

Clara annuiva:

– Per una volta credo proprio che Eugenio abbia ragione, Dora: fai tesoro dei suoi consigli…



2 Commenti per “Una sonora lezione

  1. E meno male che Dora non era la mamma di un figlio unico…… suocere, fatevi gli affari vostri, o meglio, controllate a distanza senza interferire.
    Un saluto.
    Sandra

  2. Simpatica storia… si tratta di situazioni che spesso sentiamo o viviamo direttamente! L’importante è saper percorrere la propria strada senza deviare verso un senso o l’altro!

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