Il buio e la paura

(Dalle Favole di Michele e Sandra) 

Angy aveva dieci anni. I suoi genitori erano morti due anni fa in un incidente stradale. Rimasta sola, l’anziana nonna l’aveva presa in casa, e a dire il vero, questo l’aveva fatta sopravvivere alla morte del figlio. Le insegnava tante cose, era affettuosa e cucinava per lei gustosi pranzetti. Si davano conforto a vicenda.
Angy aveva due grandi amici: il diario e la sua fantasia. Purtroppo, dentro di Lei, c’era anche una grande inquietudine dettata dalla paura del buio. Nonna Ebe ne era a conoscenza e le ripeteva spesso: -Angy, non c’è niente al buio che non ci sia anche alla luce del giorno!-
Angy, sorrideva, ma rimaneva sempre della sua idea. Lei non aveva paura della realtà. Mi spiego meglio. Non temeva uomini malvagi che le potessero fare del male all’uscita della scuola, o quando passeggiava o di altri concreti pericoli. Angy, nel buio vedeva proprio le ombre di folletti malvagi, di alberi magicamente diventati giganti, di rami trasformati in uccelli spaventosi, invertebrati pronti ad infilarsi nel suo letto ed altre cose terrificanti. La sera, con la luce accesa, preparava il suo letto, sbarrava le finestre, spegneva la luce, e via, di corsa nel letto con gli occhi chiusi, sperando di addormentarsi immediatamente. Una notte non poté fare a meno di alzarsi perché le scappava la pipì, accese la luce, ma, maldestramente le cadde l’abat-jour e la lampada non funzionò. Scalza e veloce, sgusciò dal letto e si infilò in bagno. Lì accese la luce, andò in cucina a bere poi, di corsa nuovamente a letto. Non si riaddormentò subito e combattuta fra tenere gli occhi aperti o chiusi, provò a frugare la stanza nel buio. La tenda le rimandava i bagliori dell’alba e c’erano sul muro dei giochi di luce e di ombre. Ci vide tante cose che la impressionarono e il giorno dopo le scrisse sul suo diario.
Nonna Ebe era preoccupata per la solitudine di questa bambina. Abitavano in campagna, e una corriera passava al mattino, Angy ci saliva puntuale per andare a scuola al paese più vicino. Quella casa in campagna l’aveva costruita il nonno, era piacevole abitarci, luogo tranquillo, una bella campagna, però isolata. Gli unici compagni erano gli alberi, l’erba, i fiori e le componenti atmosferiche; lunghi pomeriggi caldi e afosi ma anche improvvise piogge segnavano il corso del tempo. C’era anche Fella una cagnolina bianca meticcia di otto anni, ma se ne stava quasi sempre fuori dalla casa, forse alla ricerca di un compagno.
Quella sera il vento soffiava forte; fin dalla mattina aveva fatto danzare freneticamente il tappeto di foglie giallo ocra in strada e i rami degli alberi si piegavano come se fossero frustati. Eh, quel giovedì era veramente impietoso. Anche Fella se ne stava tranquilla dentro la sua cuccia a casina di legno. Nonna Ebe, dentro il calduccio della casa, si era adagiata la mantella di lana sulle sue spalle ormai curve e stava preparando il bollito. Un delizioso profumo di pomodoro e ragù si era impregnato in tutta la cucina. Angy era intenta a terminare i suoi compiti quotidiani. Ad un tratto, Angy udì un rumore simile ad un rantolo che proveniva dalla cucina, sobbalzò, ed un senso di angoscia le chiuse la gola. Si precipitò in cucina e vide la nonna, seduta su una sedia, la sciarpa in terra e con la vecchia mano cercava di allontanare il maglione dal collo.
NONNA EBE: -Non ti preoccupare Angy, per un attimo mi è mancato il respiro, forse qui, attorno ai fornelli c’è troppo caldo.-
Ma il suo viso era pallido e la voce tremava.
ANGY: -Vado a chiamare il sig. Burt. Faccio veloce, ed intanto si era già messa il cappotto e il cappello di lana.-
NONNA EBE: -Non se ne parla nemmeno, vieni a girare questo tegame, provo a bere un po’ d’acqua e vedrai che starò meglio.-
ANGY: -Il sig. Burt, non abita lontano, nonna, correndo posso fare veloce e Lui ha la macchina, lo dice tante volte…, se abbiamo bisogno, possiamo correre da Lui.-
NONNA EBE: -Devo stendermi sul letto Angy, per favore, spengi il fuoco.-
Angy, spense il fuoco, coprì il tegame fumante ed accompagnò la nonna a letto, dopo di che, uscì fuori. Il vento subito la schiaffeggiò e lei si riparò con la sciarpa, poi, osservò ciò che le si presentava davanti. Un buio nero, scheletri di alberi, rumori della campagna e ombre ovunque. Era una bimba coraggiosa e brava, ma questo ostacolo del buio la inquietava, anzi la paralizzava. Prese a correre, inciampò, si rialzò, andò avanti e cadde nuovamente. Aveva con sé, una torcia e la puntava davanti ovunque, ma oltre il suo naso c’era sempre il nero più assoluto. La casa del sig. Burt, a raggiungerla di giorno sembrava una passeggiata, ma di sera, col buio, la campagna le sembrava un labirinto. Persino le canne, alte e folte, al suo passaggio parevano piovre, ed i cespugli dei nani malefici.
Ad un tratto un rumore, un respiro forte, la paura le impedisce perfino di urlare. Forse un animale? D’istinto si porta le mani sugli occhi, poi pensa alla nonna, al sig. Burt che forse dovrebbe essere vicino, poi ricorda l’affettuose parole della nonna: -Angy, non c’è niente al buio che non ci sia anche alla luce del sole…-
ANGY: -Chi c’è?-
Ma ode solo il rimbombo della sua voce, il suo respiro affannoso ed un altro respiro, punta la torcia in avanti, si fa coraggio, guarda e la vede…
ANGY: -Ma… Fella, che ci fai qui, mi hai fatto una paura…, mi sei venuta dietro! Non hai voluto mandarmi da sola!-
Fella le scodinzolava accanto. Non c’era mai stato un rapporto di grande amicizia, proprio perché la cagnolina se ne stava sempre fuori o nella sua casetta, Angy la salutava ma niente di più. Adesso era lì con Lei a difenderla.
Finalmente Angy arrivò a casa di Burt. Salirono tutti e tre in macchina alla ricerca del medico per la nonna. Durante il percorso in macchina, la bambina osservava dal finestrino e attraverso il buio vedeva giganti ovunque, ma non aveva timore e non perché fosse al sicuro in macchina, ma perché la sua preoccupazione era rivolta tutta ad una corsa col tempo per arrivare in fretta dalla nonna e portarle aiuto. Era anziana, ma aveva ancora tanto bisogno di Lei, della sua vicinanza, dei suoi insegnamenti, ma anche nonna Ebe aveva bisogno di quel folletto impaurito.
Angy arrivò in tempo col Dottore, il Signor Burt e Fella, la nonna se la cavò con le medicine giuste.
Poco tempo dopo Angy scriveva così sul suo diario: il buio si veste di nero anche nelle notti stellate, ma ho compreso che con un cucchiaio di coraggio e due mestole colme di prudenza, non può succedere niente, gli stessi ingredienti sono necessari anche per il giorno, che per quanto pieno di luce può ugualmente contenere giganti luccicanti come pietre sotto il sole. Affrontarli e sconfiggerli non è certo dato dalla forza fisica, ma dal coraggio e dalla stima che si ha di se stessi.

 

5 pensieri su “Il buio e la paura”

  1. il testo è molto valido, perchè incentrato proprio su uno dei primi grandi problemi dei bambini, la paura del buio che viene superata solo con l’autoconvincimento, la prima razionalizzazione del rapporto di sè con il mondo esterno.
    penso sempre che manchino le illustrazioni.
    prevedetele.
    ciao

    p.s.: se un appunto posso permettermelo, credo che vi sia scappato nella prima riga un “due anni fa” anzicchè “due anni prima”, capita anche nelle migliori famiglie…

  2. Altra lezione di vita, BRAVI……..
    è vero che nella vita quotidiana anche alla luce del sole si nascondono “MOSTRI”, soltanto avendo fiducia in se stessi ti permette di andare avanti, ancora Bravi.
    Grazia.A

  3. Complimenti per il racconto e ammirazione per la vostra nobile iniziativa. L’energia positiva che donate col vostro impegno ritornerà a voi più splendente di prima. Cari saluti…

  4. A nome di Michele e mio, ringraziamo tutti per l’incoraggiamento; abbiamo idee e fantasia, catturando la vostra attenzione positivamente, voliamo, cercando di atterrare in piedi.
    Ciao a tutti.
    Sandra

  5. ciao Sandra, la tua descrizione è fenomenale, in questa domenica fredda mi hai tenuto compagnia con un racconto splendido e caldo nello stesso tempo.
    Qui si sente il calore della tua passione per lo scrivere. Un bacio e 5 stelle per te.
    Grazie.

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