Sette invenzioni pazze… in sette righe

Il raccogli gocce per occhi

Non credo a me stesso quando racconto questa invenzione di Enrico, il Leonardo de noantri. Per mettere le gocce agli occhi inventò uno speciale sistema costruito con un telaietto in acciaio inox che veniva posizionato nell’incavo degli occhi… dopo tale operazione, assai difficile, le palpebre erano bloccate in posizione aperta. Due piccoli imbutini in plastica erano fissati al marchingegno, con i gambi diretti verso le pupille. Introdotte le gocce, queste erano obbligate a cadere nel centro dell’occhio. Per posizionare la base, però, servivano dieci tentativi e quindici minuti. Se chiudevi gli occhi cascava tutto.

 

L’ombrello raccogli acqua

Questa idea venne ad Enrico, che noi chiamammo Leonardo fin da ragazzo per la sua mania di inventare. Cosa? Qualunque cosa. Ecco una delle sue trovate geniali, quanto inutili: l’ombrello raccogli acqua. L’ombrello è rivoluzionario perché guarda verso l’alto anziché verso il basso. Al centro del grosso catino c’è un foro passante nel manico; con un tubicino in uscita raccoglie l’acqua e la invia ad una tanica in plastica, tenuta in mano insieme al manico. Acqua poca, fatica tanta, risate ancor più. Ma almeno ci si bagna… come da ragazzi, quando non si usava l’ombrello. E’ la classica invenzione che fa giovane…

 

Il sommergibile a remi

Luigi Brambilla, tecnico metallurgico bergamasco, aveva trovato in soffitta un progetto antico di costruzione del sommergibile a remi. Voleva realizzarlo, ad ogni costo. Lo propose a me e agli amici sub, e noi ci credemmo. Usammo tre fusti dell’olio, quelli giganti, saldati accuratamente. Poi c’erano le botole, e due bombole d’aria compressa per respirare. Difficile fu realizzare il foro dal quale dovevano uscire i remi a tenuta stagna. Lo provammo nella baia di Barbarossa, all’isola d’Elba; si allagò subito. Il primo a schizzare fuori fui io, mica stupido. Poi gli altri. Il sommergibile è sempre lì, coperto da alghe e conchiglie. Un cimelio storico per increduli turisti subacquei.

 

La piastra grill per marmitta

Andavamo spesso a funghi in montagna, a Madonna di Campiglio. Si stava via tutto il giorno, sicché c’era la necessità di mangiare panini con la solita birretta. Enrico, e chi se non lui, che amava farsi i panini con l’hamburger e berci una bottiglietta di vino rosso, decise di inventare il grill per marmitta. Saldò tutta notte e lo montò sul lato superiore del tubo di scarico della sua seicento Abarth. Arrivati, estrasse dal baule un carrellino basso con le ruote, si appoggiò con la schiena ed entrò sotto la macchina. Uscì con l’hamburger, effettivamente ben cotto. Al primo boccone tirò il tre di briscola con la bocca, sputò e si bevve mezza bottiglia di vino, d’un fiato…

 

La più strana invenzione di Leonardo

Enrico, per gli amici Leonardo da Brescia, ha brevettato numerose invenzioni, alcune talmente originali da rasentare il ridicolo. Ora lui è morto, ma quando vado in bicicletta al cimitero per fare una visitina agli amici che mi aspettano nell’aldilà, non posso fare a meno di pensare al suo asciuga biancheria per biciclo. Appoggiandosi alle forcelle, costruì un appendi biancheria che permetteva, pedalando con normale velocità, una rapida asciugatura ed una parziale stiratura di camicie, calzini mutande e reggiseni della moglie. Vederlo in bici durante le prove era uno spasso… venivano dai paesi vicini a godersi lo spettacolo dell’asciuga biancheria a “vento indotto”, come la chiamava lui.
Credo che in giro per il paese ci siano centinaia di fotografie… a ricordo.

 

Brevetto per guidare la macchina con un piede solo

Gli inventori furono Angelo, mio fratello maggiore, e Gianni Turra, il meccanico di fiducia, uno che assaggiava l’olio per capire se la fluidità e la viscosità erano adeguate a quel tipo di motore. Andò che mio fratello si ruppe un ginocchio, e altre ossa, in un brutto incidente d’auto. Dopo l’operazione aveva la gamba destra ingessata fino all’anca. Allora ecco che fecero: saldarono a sinistra del volante mezzo manubrio di moto, con relativa leva e cavetto. Questo cavetto entrava nel motore e tirava la frizione. Angelo metteva la gamba destra sul sedile di fianco al posto guida, e usava l’altra per manovrare freno ed acceleratore. La frizione la innestava con la mano sinistra, tirando la leva. Sembra incredibile, funzionava… conservo ancora il disegno. I miei e i suoi figli ridono, guardando lo schizzo di quella macchina-moto.

 

L’apri serranda a trenino elettrico

Enrico, abile metalmeccanico sempre squattrinato, per imitare i costosi sistemi di apertura automatica della basculante del garage, inventò un sistema casereccio. All’inizio si occupò solo dell’apertura, pur di non scendere dalla macchina; la chiusura avveniva manualmente. Agganciò una grossa molla in tensione che si collegava alla basculante mediante un cavetto d’acciaio. Poi, con una specie di telecomando per trenini elettrici provvedeva a far scattare il pistoncino che teneva chiusa la porta. La molla dava un colpo talmente forte alla basculante del garage che la moglie Rosa al piano superiore sapeva che era ora di buttare la pasta. Enrico sapeva che Rosa sapeva e allora bighellonava qualche minuto in garage, prima di salire le scale. Si sedeva a tavola col piatto fumante davanti e sfoderava un sorriso più aperto d’una rotonda sul mare. Si sentiva un signore. Quanto ci manchi, Enrico, il Leonardo da Brescia, l’inventore de noantri…



2 Commenti per “Sette invenzioni pazze… in sette righe

  1. Che gruppetto di intelligenti!
    Solo conoscendosi da ragazzi, inventando e sperimentando insieme le più assurde assurdità, poi si può raccontare le imprese giovanili tra risate e sorridere dei bei tempi andati.

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