Il valore dei classici

La storia della civiltà è una faticosa conquista alla quale concorrono non solo i fatti materiali, gli strumenti tecnici e le innovazioni scientifiche, ma anche i fatti di cultura, i movimenti religiosi e le invenzioni artistiche. Anche l’arte e la cultura contribuiscono al progresso della civiltà. Anche i classici si fondono su questa linea quando pruomuovono sensibilità, gusto e senso della bellezza la loro lettura è utile allo sviluppo della sensibilità umana e quindi della stessa civiltà. Nessuno può negare il valore di opere fondamentali come l’Iliade e l’Odissea di Omero, la Divina Commedia di Dante, il Don Chisciotte di Cervantes, i Promessi Sposi di Manzoni, Guerra e Pace di Tolstoi, la Critica della Ragion Pura di Kant, la Fenomenologia dello Spirito di Hegel, i Dialoghi di Platone, la Metafisica di Aristotele, le lettere a Lucilio di Seneca, le Confessioni di S. Agostino, la Summa Teologica di S.Tommaso, il contratto Sociale di Rousseau ecc.
Tutto questo patrimonio culturale non è un semplice abbellimento dell’umanità, ma la stessa essenza dell’esistenza dell’uomo il quale si è civilizzato anche attraverso le sue forme letterarie e artistiche. Queste ultime sono quindi elementi indispensabili del vivere civile e fanno male coloro che non vogliono prendere atto di questa grande verità.
La vita dell’uomo è breve, ma può arricchirsi a contatto con tutti gli elementi della civilizzazione, di cui appunto la cultura ed i classici costituiscono il motore principale.

 

8 pensieri su “Il valore dei classici”

  1. da una che è laureata in lettere classiche a uno che desidera la riscoperta, la valorizzazione e l’interiorizzazione dei “valori culturali”che gli autori classici, in senso traslato, veicolano:

    a tuo parere, come la rivoluzione, la cultura può essere imposta (magari a frustate)?

    a tuo parere, basta dire che un testo è valido (per i più diversi motivi) perchè qualcuno raccolga il suggerimento e se lo studi analizzandolo e assimilandolo?

    a mio parere, non basta dire, ad esempio, che Dante è grande, perchè tutti lo amino; purtroppo i grandi autori sono spesso veicolati dalla scuola e non è detto che l’ accanimento sul contenuto della noticina a piè pagina giovi all’apprezzamento della musicalità del verso, alla pittoricità dell’immagine descritta, all’onomatopea che riproduce suoni o sensazioni.

    ho seguito la diatriba su “Cuore”. e mi è bastata.
    mi permetto di ricordarti che un giorno qualcuno disse che il latino non era utile agli studenti perchè era solo una “lingua morta”…

    tutto ciò non per essere polemica, ma ormai ho superato la fase.

    chi vuole studiare studi, chi vuole leggere legga, chi vuole sapere sappia e chi vuole avvizzirsi davanti alla televisione (che anche con i soldi del MIO canone continua a propinare boiate in cui l’unica cosa che si impara è come urlare più forte) continui a farlo, tanto i poveri di spirito saranno sempre con noi.

    capitolo a parte quelli che sanno già di sapere tutto e contro cui non si può fare nulla, perchè nuotano in un mare di supponenza (e ignorano il buon vecchio Socrate che diceva che il saggio è colui che sa di non sapere).

    scusami.

    ciao

  2. Carissimo Nicola
    leggere libri è come leggere la storia dei popoli che ci hanno preceduto, e scrivere è lasciare un segno ai posteri.
    Un libro che mi è rimasto nella mente è ” I miserabili” di Victor Hugo, mi ha lasciato un segno profondo e nei momenti difficili lo ricordo particolarmente.
    ciao

  3. “Tante sono le domande che si possono fare attorno ai Classici e alla loro circolazione e assimilazione. Ma i Classici non sono solo gli Autori greci o latini, la cui lettura “diretta” richiede una specifica competenza linguistica. E neppure i soli poeti. Classici sono anche gli scienziati ed i filosofi, e gli artisti. Conoscerli e intenderli tutti non è un compito facile, di modo che in questo caso è bene non prestarsi ad una figuraccia. Non è facile leggere e comprendere la Metafisica” di Aristotele, come è cosa faticosa penetrare (lo dice uno specialista) fino in fondo lo stesso Platone, che potrebbe sembrare semplice e “popolare”. A chi ha fatto studi classici chiederei quanti “Dialoghi” abbia letto di Platone e cosa abbia compreso. Non è neppure esatto far passare il buon vecchio Socrate semplicemente come colui che sa di non sapere. Sarebbe troppo comodo! Egli invece suggerisce un percorso, produce una morale non utilitaristica, dialoga con i suoi interlocutori, usa l’ironia (che in greco significa “finzione”) e teorizza la necessità dell’esistenza di una verità che non può essere la volgare “opinione”, la semplice “doxa”, come già aveva dimostrato il grande Parmenide, i cui frammenti vanno letti con molta calma.
    Socrate inaugura il metodo della dissimulazione proprio contro i prepotenti, gli insolenti ed i presuntuosi, ma più in generale utilizza il dubbio come modo aristocratico e sistematico di procedere nel dialogo. Egli perciò finge di non sapere, ma in realtà sa di sapere almeno quale è il sistema per acquisire ogni sapere. E sa anche quali sono le verità che contano, al di là delle piccole nozioni che si possono imparare a memoria. Se così non fosse, non sarebbe il protagonista dei “Dialoghi” di Platone, al quale sarà bene rivolgersi prima di porre ogni questione sul sapere o non sapere socratico.
    Non basta dire che Platone è grande, ma è necessario indicare con chiarezza i motivi della sua grandezza. E così per Aristotele, Cartesio, Montaigne, Vico, Galilei, Pascal, ecc. Come si nota, non ci sono solo i poeti. La frequenza scolastica non è sufficiente a trasmettere il significato profondo della cultura classica o la sensibilità autentica per i grandi valori artistici, poetici,scientifici, filosofici, religiosi,ecc. Forse qualche buon Maestro può offrire solo i primi strumenti di comprensione, spunti di grammatica elementare. Il resto è una conquista personale, come il livello di civiltà. La presenza imponente dei Classici può accelerare i processi di civilizzazione, ma non è detto che ciò debba avvenire necessariamente. In Germania, per esempio, la forte presenza nella cultura di massa di personaggi come Leibniz, Goethe, Kant, Heine, Fichte, Schelling, Hegel, Schopenhauer, Heidegger, ecc. non ha impedito l’avvento del nazismo, che è un barbaro fenomeno di drammatica decadenza civile, morale e intellettuale. Il nostro Vico ha parlato perciò di”ricorsi”, e ha posto la questione in termini assai problematici. Il progresso, insomma, non è garantito dalla cultura, né la civiltà è acquisita per sempre. I Classici trasmettono idee e sentimenti a chi è in grado di comprendere, apprezzare e comunicare.

    Cari saluti.

  4. carissimo,
    grazie per il rapido excursus sulla storia della filosofia che hai fatto: mi fa piacere sapere che non devo colloquiare con qualcuno, difendendo palmo a palmo il sacro suolo dell’ortografia e della sintassi.
    condivido appieno l’idea che la scuola è solo il primo gradino sulla scala della formazione personale, giusto la base per capire che si è raggiunta forse la soglia di quel mondo che è la conoscenza e per afferrare che, per quanti anni di vita si avranno davanti, non si avrà mai il tempo e la capacità di arrivare a comprendere e ad individuare altro che un’infinitesima parte del tutto.
    ciò premesso, credo che sia ovvio che il buon maestro deve accendere nell’allievo la sete di conoscenza che non può e non deve essere settoriale.
    è inconcepibile saper suonare un brano musicale e non conoscerne l’autore, l’epoca in cui è vissuto, la sua formazione culturale e quanto lo ha portato ad essere quello che diventato e ad esprimersi così come ha fatto.
    la scuola è solo una piccola premessa che fornisce qualche strumento di indagine.
    il cammino, invece, è personale e accompagnato da grande umiltà.
    hai ragione quando dici che il patrimonio culturale non è un abbellimento, oserei dire un fronzolo, per l’umanità, ma deve essere l’interiorizzazione di quanto l’uomo ha faticosamente costruito nei secoli per l’uomo stesso e sotto tutti gli aspetti di vita che lo riguarda.
    un allievo, che avesse avuto un maestro che gli ha fatto capire questo, non dubiterebbe nè dell’importanza del confronto con altri uomini,che
    prima di lui hanno percorso la strada della crescita personale ed hanno lasciato memoria di ciò, nè temerebbe di scoprire o riscoprire i valori di fondo che accomunano gli uomini, tutti, senza confini di tempo e di spazio e vivrebbe questi stessi valori in prima persona
    ciao

  5. Cara amica,
    ti ringrazio per il tuo ultimo commento, che non ha bisogno di alcuna replica da parte mia e ti prego di ricevere i miei più sinceri auguri di Buon Natale.
    Con amicizia, Nicola.

  6. La cultura non è semplicemente l’insieme, nè il sistema, delle “scienze” (naturali e matematiche). Include anche queste, perchè l’esperienza estesa è parte notevole di tutta l’esperienza, ossia della vita. Ma consiste nella coscienza, che il genere umano ha di se stesso nella sua unità inscindibile; non esiste che nella misura, in cui una tale coscienza è realizzata. La coscienza, che ciascuno ha del suo presente, cioè degli sforzi con cui prepara il suo avvenire, non è mai adeguata, se non si estende concretamente alle relazioni essenziali tra lui e gli altri. E quindi se non si estende anche al passato; perchè il presente ha in sè le tracce del passato, e (ne sia o no determinato in ogni minimo particolare) non è intelligibile all’infuori delle sue relazioni col passato. La cultura è dunque fondamentalmente storica, cioè “umanistica”. Per esemio: chi non conosce la Divina Commedia, non conosce il medio-evo; d’altra parte, chi non possiede sul medio-evo quelle cognizioni che più propriamente si dicono storiche, non comprende la Divina Commedia. La storia ci informa dei fatti passati; la letteratura ci rivela il pensiero, che a quei fatti si accompagnò, determinandoli e restandone determinato. La cultura di un uomo è sempre limitata. Ma ciascuno approfitta, in vario modo e in varia misura, dell’altrui; tutte insieme le culture individuali si connettono e si integrano a vicenda; sicchè di tutte si forma un patrimonio comune: la cultura dell’umanità.

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