Riccioli vivi

– Amore. Vieni a farmi due coccole. –

Va bene, penso. La maledetta abitudine che hanno le donne di farsi coccolare dopo aver fatto l’amore. Io voglio leggere il giornale cazzo, voglio fumare e bere un caffe, o un wiskino al limite.

– Amore – chiama – Vieni? –

Devo andare. Mi avvicino lentamente all’uscio della camera da letto. Lei distesa, nuda, girata, i suoi glutei tesi, la linea sinuosa che le sale dai piedi, scollina sul fianco, discende alla vita e poi sale di nuovo. Un’ombra di seno, la spalla morbida, la luce che cambia il colore della pelle ruotando sul suo corpo. I suoi riccioli, vivi. Il suo corpo che si muove, sale e scende ad ogni respiro, sale e scende.

Mi avvicino felpato al letto, scalzo, la sorprenderò soffiandole dietro un orecchio?

Non so. Improvviserò. L’amore è improvvisazione, dedizione, e progetto, tutto insieme.

Poi calo.

 

Una mano va tenuta qui, in fondo manico, l’altra qua, vicino al peso. La rotazione deve partire dal basso, indietro, usando il peso come motrice, torcendo appena di lato il busto. Quando il peso sale sopra l’altezza della spalla veloce e in rotazione, si sfrutta la sua accelerazione centrifuga mentre una mano comincia a correre dal peso verso l’altra in fondo al manico. Il tragitto della mano deve essere finito quando il peso è allo zenit, o punto morto. Il punto morto va passato di slancio, esaltando al massimo la coordinazione uomo attrezzo. Ora, la concentrazione va spostata sulle mani che devono avere una presa ferma ma non rigida, di modo che qualsiasi vibrazione venga smorzata e non ci siano imperfezioni nel colpo con inefficienti perdite di potenza. La calata deve essere potente e precisa. Il colpo deve arrivare esatto, millimetrico, ma questa è questione di esperienza.

Pensate, parlando di precisione, si racconta la storia di un boscaiolo di una remota valle alpina, maestro nel suo lavoro. Emigrato per lavoro all’estero, era spesso deriso e sbeffeggiato dai suoi compagni di fatica.

Una domenica mattina per dare una lezione a tutti, passò ore ad affilare la sua ascia, poi, mentre gli altri erano raccolti attorno al fuoco, parlando e fumando e bevendo, lui si avvicinò, s’arrotolò i calzoni fino al ginocchio, solo su una gamba, attiro l’attenzione di tutti e sferrò un terribile colpo d’ascia verso la sua gamba. Mentre il colpo partiva, urla di orrore salirono dalla folla e poi urla di sorpresa quando videro che il boscaiolo s’era depilato perfettamente una striscia lungo il polpaccio, lasciando illesa la gamba.

 

A questo pensavo mentre calavo l’ascia sui suoi riccioli vivi. A questo.

Poi mi versai un wischino, m’accesi una sigaretta, telefonai alla polizia, e lessi l’articolo sulla partita del Milan, che non avevo potuto vedere: ero a cena dai suoi.

 

4 pensieri su “Riccioli vivi”

  1. bravo! hai ben reso l’idea.
    cosa stai facendo in questo momento? prepari anche tu, tra una cosetta e l’altra la tua tesi di laurea battendola al computer?

  2. molto carino, abbastanza scorrevole, veramente simpatico. mi sono davvero divertita. se, come mi sembra di capire, studi anche tu, in bocca al lupo per i tuoi studi.

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