La prima volta che ti vidi

La prima volta che ti vidi il mio cuore perse un battito. Lo riacciuffai in fretta, sgridandolo: non era il caso si comportasse così. Mi iscrissi nella tua palestra e imparai a conoscerti un po’ di più, per quel che tu permettevi. Mi piaceva il tuo sorriso, chiaro come una giornata di sole, la tua ironia, il fondamento educativo ed etico del tuo lavoro, oltre a piacermi tu… visceralmente, così maschio da risvegliare in me tutti gli istinti più primitivi.

Mi innamorai di te quel giorno che attraversammo il bosco di Manziana, soli con le nostre confidenze, senza imbarazzi, due corpi accompagnati dalle rispettive anime che si incontravano e, quel battito riacciuffato, si staccò dal mio cuore per perdersi nel tuo senza che tu te ne accorgessi. Lasciavamo dietro di noi scie di parole, mentre la terra battuta risuonava dei nostri passi. Guadammo un piccolo torrente, ci arrampicammo su collinette e l’ombra degli alberi proteggeva quella strana intimità.

Facemmo il bagno sotto la cascata, ricordi? C’era un’alchimia tra di noi, avrei voluto che mi abbracciassi e mi baciassi e forse lo volevi anche tu. Ma presi i miei abiti e mi allontanai per rivestirmi, per mitigare quella dolorosa attrazione verso te, verso il tuo corpo nudo e bagnato, succoso come una pesca matura. Tornammo indietro, aprendoci ancora di più, dando inizio a quella che io mascherai come amicizia ma, che in realtà, era già amore.

Poi la vita, con i suoi dolori, mi portò lontano, un’altra regione, km di distanza da te alla quale sopperivo telefonandoti ogni tanto. Ti ho sempre cercato io, ostinandomi a mantenere un contatto che speravo anche tu volessi: sempre discreta, mai invadente, deliziandomi del suono della tua voce. Finché un giorno, chissà come ne ebbi il coraggio, ti confessai il mio interesse per te. Ridemmo entrambi imbarazzati, e scoprii che ne eri consapevole e che anche tu avresti voluto, ma non ne avesti il coraggio.

Quella confessione smosse qualcosa in entrambi: a me l’ansia di aver rovinato qualcosa, in te forse la curiosità di provare. Fu così che arrivò il giorno (16 ottobre 2014) in cui ci incontrammo di nuovo. Il giorno prima mi chiamasti per sapere cosa volessi fare ed io ti risposi che mi affidavo a te. Ridendo dicesti: “Eh ma così è compromettente” ed io “E compromettiti”, mai immaginando ciò che sarebbe accaduto il giorno dopo.

Presi il treno, accompagnata da un cuore bambino, piena di gioia, aspettativa, emozione. Mentre ti aspettavo su quella panchina, mille pensieri mi vorticavano nella testa. Ricordo il caldo, il sole sul viso e, girandomi, vidi un “energumeno” che veniva dalla mia parte. Poi ti riconobbi, dietro quella barba e quei capelli lunghi e riccioluti, ci abbracciammo… e fui persa per sempre.

Mi portasti a Ceri, prendemmo il caffè e in quegli attimi forse ti chiedesti se era il caso fare quello che avevi deciso e la tua risposta fu sì. Sulla via del ritorno prendesti una stradina laterale dicendomi: “Mo te stupisco”, io sorrisi senza percepire lontanamente quanto questa tua affermazione fosse vera! Mi mostrasti poderi, vitigni, vinacce accatastate sul lato della strada, mi facesti sentire il profumo del mosto. Poi arrivammo all’agriturismo del tuo amico e scendemmo per visitarlo, per farmi vedere quant’era bello e quanta pace c’era. La signora del posto ci accompagnò, ma tu le avevi dato dei soldi, ed io (che deficiente che sono) mi chiesi se si dovesse pagare o magari quei soldi li dovevi al tuo amico (come direbbe una che conosco : “che cojiona”), ancora mi prendo in giro da sola e ne rido mentre lo scrivo. La nostra guida ci portò a una porta, l’aprì e, basita, mi trovai in una stanza. Non dissi nulla davanti a lei, quando rimanemmo soli iniziarono a tremarmi le mani e le gambe, le parole rimanevano incastrate in gola. Non potevo credere di essere lì, io e te soli, quel letto…

Tutto è stato molto spontaneo, dolce, passionale. Un sogno che si avverava. Ci siamo detti cose, hai letto nei miei occhi più di quanto le parole osassero dire. Avevi paura delle conseguenze, “dobbiamo metabolizzare ciò che è successo” dicesti. Mi hai chiesto: “Questa cosa ha cambiato il nostro rapporto? L’ha peggiorato o migliorato?” Io risposi che, per quanto mi riguardava, mi legava ancora di più a te. Ci lasciammo alla stazione, tu tornavi alla tua vita io alla mia, ma nulla era più come prima, non lo sarebbe mai stato.

Non so come tu abbia metabolizzato ciò che è successo, da quel giorno ciò che mi è rimasto di te è il silenzio. Ed io, che ti amo, lo rispetto. Ho voluto scriverti tutto questo per farti sapere come io l’ho vissuto, per dirti quello che ho dentro perché altrimenti mi scoppiava il cuore. Sai Bruno, che tu lo voglia o no, che siano state per te solo due ore di distrazione, ciò che conta è che tu sei dentro di me, e lì resterai sempre, perché tu sei il mio amore impossibile e gli amori impossibili durano per sempre, non finiscono mai. Se un giorno avrai il desiderio di sentirmi o vedermi io sarò lì, mai stanca di rivedere i tuoi occhi e di perdermi in te.



4 Commenti per “La prima volta che ti vidi

  1. Una storia d’amore che dovrebbe avere un finale diverso.
    Il sogno è bello se continua a vivere, e certe volte, la realtà supera addirittura il sogno, ma, ci vuole coraggio da ambo le parti.
    Altrimenti…. apparterrà a quel pezzo di cuore relegato in fondo che salta fuori ogni secondo…
    Sandra

  2. Ci sono storie d’amore che ti rimangono dentro… e anche se non sono “per sempre” é meglio viverle perché arricchiscono la nostra vita!

  3. L’amore è sempre un’illusione del cuore, esso si presenta in mille sfaccettature ma noi ne percepiamo una sola!

  4. Grazie! Sì avrei voluto un finale diverso, ma il sogno continua, non l’illusione che, alla luce della realtà, non ha più ragione di esistere.

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