Ed il giorno di chiarezza?

Cammino, per le vie della mia cittadina, cammino e cammino per arrivare alla stazione. Mi accorgo d’essere in anticipo di dieci minuti, ed entro nell’unico bar vicino la stazione aperto di domenica, per bere un po’ di cioccolata calda. L’aria è umida, la strada è bagnata, ma non piove fortunatamente. Tu ancora non ci sei… Poco dopo ti vedo arrivare, noto il tuo nuovo cappotto, finalmente color nero e non quel colore appariscente arancione. Ti saluto come le solite volte, come le troppe volte piene di falsità, vorrei abbracciarti stringerti a me, per non farti andare più via, ma mi limito ad un semplice bacio sulla guancia.
Francesco ha l’aria stremata, direi stanca, ma anche angosciata, era la mia stessa faccia di quel famoso venerdì che mai scorderò. Avevo grandi aspettative di una bella giornata, una giornata semplice, ma finalmente vera. Invece no, riesco a leggere dai tuoi occhi un piccolo messaggio “Chiara oggi non è il giorno adatto”. Non mi fido. Arriviamo a villa. Stremati ed infreddoliti. Ci sediamo su una delle solite panchine che ci tengono compagnia in tutte le nostre sciocche o serie conversazioni.
Dalle tue labbra leggo un NO, le motivazioni le so, le sapevo già probabilmente… Sento una musichetta dentro di me, una di quelle musichette leggere ma piene di allegria, la sento la sento… poi scompare… Avevo un sorriso sulle labbra, stampato, incancellabile, quasi che non riuscivo a frenare la voglia di ridere o di levare lo strano sorriso. Ti sorridevo. Volevo sorriderti, ma probabilmente volevo piangere.
Non riuscivo e non riesco a spiegarmi il NO, non è un No vero e sentito, è un No pieno di paura, per non sbagliare, è un No per rimanere rintanato nel tuo guscio, è un No per rimanere semplicemente come siamo Migliori Amici. Purtroppo ho catturato questo No poco sincero, non riuscivo a credere, avevo una porta semi aperta che mi aspettava e mi diceva “Chiara che aspetti entra!” Invece me l’hanno chiusa in faccia con crudeltà. Non solo la crudeltà del No e dell’atmosfera imbarazzata, ma la gente; purtroppo nel gergo romano, perché solo in quel gergo riesco ad esprimerlo: “SI ACCOLLA!” Ovunque andiamo ci sono quelle ombre, quegli spifferi di parole che m’invadono, quelle sparlate, quelle risate da oche. Mi sentivo male dentro. Le mie compagne di Pallavolo, mi deridono, per un ragazzo, per un grosso malinteso. Loro tranquillamente si pensano che stiamo insieme, mentre purtroppo non è così. Io e Francesco sediamo sull’altalena e rispuntano dal parco ormai notturno, si riavvicinano e iniziano a parlare. Io ormai fissavo il vuoto, e dondolavo con il sorriso, spento sulle labbra. I loro demenziali discorsi non li sentivo e non li volevo sentire. Volevo solo che le mie labbra si fossero posate su quelle sue. Comprai due cioccolatini di Bacio Perugina, leggo il bigliettino “se avete una donna, non ve la fate scappare oggi, potreste non averla più” era per lui, era il suo bigliettino e non il mio.
Andiamo sulla panchina di prima, questa volta non siamo infastiditi da nessun intruso ed impiccione, purtroppo anch’io mi accorgo che Francesco non ha torto. Mi dice che siamo troppo amici, che stiamo a metà strada fra stare insieme e di rimanere amici, mi dice anche che io sono cambiata che se io fossi quella di un anno fa o meno, gli sarei piaciuta di più, adesso sono più cinica, più menefreghista, più diversa ed in fine mi dice che siamo poco compatibili, mentre una volta era la sua metà mancante, ero la persona che voleva essere, la parte che gli mancava, e che probabilmente saremo stati molto bene insieme.
Sicuramente è così, e sicuramente non è giusto.
Mi saluta con un bacio affettuoso, mi avvinghio a lui con il naso che tocca il suo lo rincorro… lo cerco… gli cerco gli occhi… non trovo nulla…
Gli impedisco di andarsene inutilmente, perché comunque non avrei ottenuto il bacio che speravo, lo lascio andar via, mentre lui continua a pensare a quello che deve succedere fra noi. E’ difficile provare? E’ difficile non pensare al futuro e vivere il presente? Ma perché non ci riesce, ed io si? E’ un anno che non volevo rovinare nè l’amicizia nè perdere lui, non solo come amico ma come persona e sono arrivata al punto di pensare più egoisticamente a me, visto che a me nessuno ha mai pensato.
Io mi sono voltata, per tornarmene a casa, lui anche, sentivo i suoi passi leggeri, lo sentivo pensare, immaginavo la sua faccia pensierosa che si voltava verso il cielo e chiedeva consigli a qualcuno lì dentro la sua anima.
Mentre io parlavo da sola, e sbuffavo allegramente, e pensavo a quanta verità c’era nelle sue parole, ed alla gente ipocrita, che se solo avessi intravisto lo sguardo l’avrei fulminato.
Probabilmente il giorno di luce e di chiarezza arriverà, speriamo solo sia bello. Ma non bello in quanto ci mettiamo insieme e il film si concluderà, ma bello che ci faccia bene e non male. Peccato che non sia un film, o una bella favola, con il vissero felici e contenti.

 

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