Ambizioni sportive

In televisione discutevano sulla futura sede delle Olimpiadi e io ascoltavo incuriosito. Intervenne Claretta:
– Ma la prossima volta non sono a Londra?
– Sì, adesso stanno decidendo la città che ospiterà la successiva edizione.
– Mi piacerebbe partecipare come atleta…
– Clara, sai quanti anni hai!?
Lei si fermò, mi si parò di fronte, mani sui fianchi e sguardo furente:
– Perché, non ci sono sport per la mia età?
– Mmah… forse la carabina!
– Io dico uno sport “vero”! Ad esempio una staffetta con le mie amiche!
– Amiche? Tranne Tea e Sandra, tu non hai amiche!
– Non è vero! Per esempio c’è Piccola Ketty!
– E che sport può fare quel tappo? Tutt’al più la timoniera nelle gare di canottaggio! Senza offesa per i bravi timonieri, ovviamente.
La mia Clara non ribatté e io dimenticai quello scambio di battute.

* * *

La domenica mattina ci sedemmo per la colazione: Clara aveva davanti un uovo “a la coque”, mozzarella, yogurt e spremuta di arance. Niente pane o affini. Le chiesi:
– Dove hai trovato le arance, a fine estate?
– Vengono dall’Australia… A me le ha vendute il magazziniere di Tiffany, a buon prezzo.
– Ho capito: arance trafugate.
Claretta alzò le spalle. Io le chiesi se avesse cambiato dieta. Non rispose, ma dopo un minuto buono disse:
– Ci siamo iscritte.
– Chi? Dove?
– Al circolo Canottieri: io, Sandra, Fanny, sua figlia Pamela e Ketty.
Non potei trattenermi dal ridacchiare.
– Perché quella stupida risata? – obiettò.
Mi fermai e le spiegai che nella squadra vedevo molti elementi “stagionati”. Ribatté:
– Tranne Fanny, con cui ho pure fatto pace, le altre sono più giovani di me!
– Certo, cara, un tantino.
– Vogliamo partecipare alle Olimpiadi.
Altra mia risata. Quando alla fine mi asciugai gli occhi, Claretta tirò fuori un palmo di lingua, per dispetto. Io le precisai:
– Sapete quante selezioni avreste da superare?
– Noi ci proviamo: domani cominciamo gli allenamenti.

* * *

Qualche giorno dopo andai al porto a vedere le comari vogatrici. Si vedeva chiaramente Piccola Ketty al timone e Claretta a prua. Sul molo Tony, l’allenatore più anziano del circolo. Dopo un paio di minuti lui mi chiese:
– Che te ne pare?
– A me sembrano coordinate, ma lente.
– Sono la più sgangherata armata Brancaleone che ho mai allenato. Però alla mia età la cosa è stimolante, anche per dimostrare ai giovani allenatori la mia esperienza.
– A quando la prima gara?
– Tra un mese, contro l’altra squadra femminile, che si allena da un anno.
– Ho l’impressione che, se prendono una batosta, desisteranno.
– Hai proprio ragione, Eugè.

* * *

Il mattino della gara c’era un po’ di pubblico: familiari, parenti, amici, curiosi.
Notai che al timone c’era Clara! Sapevo bene che il timoniere ha un compito arduo: scandire il tempo, decidere quando forzare, tirare le cordicelle del timone tra una palata e l’altra, ecc. Se Tony aveva scelto lei, benché non fosse un peso minimo, voleva dire che era brava.
Ci fu la partenza: l’equipaggio di Clara, in maglia verde, prese subito velocità, poi le altre, in rosa, provarono a sorpassare; ma le verdi si coordinarono rapidamente, agli ordini urlati e perentori della mia mogliettina, udibili a un chilometro nel silenzio mattutino: palate lunghe ed energiche, seguendo il ritmo costante della n.1 Sandra. Anche la piccola Ketty in testa si dava da fare.
L’equipaggio verde guadagnava metri su metri a vista d’occhio. Mi accostai a Tony:
– Vanno bene, mi sembra…
– Sì, ma il tempo non è eccezionale.
L’equipaggio rosa fu comunque surclassato e all’arrivo le sconfitte non vollero stringere la mano alle vincenti, le quali invece si abbracciavano felici. A Clara feci i complimenti.

* * *

L’effetto immediato fu una certa pubblicità. Sandra era la caporedattrice de “Il bisbiglio” e fu elogiata a dovere per il suo ritmo preciso e deciso, che aveva dato il là alla squadra. Pamela fu cercata da una locale ditta di abbigliamento sportivo per il suo fisico niente male. A Claretta molti chiedevano la speciale dieta che le aveva fatto perdere cinque chili in poco più di un mese, avvicinando il suo peso a quello minimo consentito al timoniere.
Due mesi dopo, in vista della gara provinciale, le “verdi” intensificarono gli allenamenti. Ogni tanto andavo a vederle e notavo i progressi:
– Come vanno? – chiedevo a Tony.
– Così così…
Il mattino della gara c’erano sei equipaggi, in rappresentanza dei più grossi comuni costieri, compreso il capoluogo. Erano atlete alte e muscolose, di fronte alle quali Ketty e Sandra quasi sparivano. Con sgomento guardai Tony, che disse:
– Non preoccuparti, Eugè, sono piccole ma robuste.
La partenza delle verdi era sempre notevole, poi si rilassavano mezzo minuto per coordinarsi. Dopo tre minuti di gara si trovarono già al secondo posto, a inseguire la squadra del comune più grande della provincia. Queste distanziavano il gruppo, ma le verdi non mollavano.
A tre quarti della gara Clara lanciò l’attacco finale, in anticipo, sorprese le avversarie, guadagnò una lunghezza di barca e, mentre quelle si riprendevano, gradatamente allungò sulle acque calmissime.
Le verdi mantennero il distacco, tagliarono il traguardo, poi si accasciarono sfinite.
Andai loro incontro: le vogatrici non parlavano per mancanza di fiato, Clara si teneva la gola indolenzita dalle urla. Finalmente Pamela riuscì a dire:
– Clara, hai lanciato l’attacco troppo presto: non farlo mai più!
Io chiesi a Tony del tempo impiegato. Lui rispose:
– Non male…

* * *

Stavolta le verdi finirono sulla rubrica sportiva del quotidiano regionale e a Clara un editore chiese di redigere un libro di ricette dietetiche. La mia dolce metà si fece garantire una tiratura di almeno tremila copie e una provvigione iniziale del dodici per cento.
La gara successiva era a livello regionale: la squadra vincitrice sarebbe andata alle selezioni nazionali per le Olimpiadi.
Una settimana prima della gara chiesi a Clara:
– Quanti equipaggi gareggiano?
– Sette… – ed era pensierosa.
Tony decise di scambiare di posto Fanny e la figlia. A me sembrò che la squadra vogasse ben coordinata. Tony precisò:
– Si impegnano, ma c’è l’età di Sandra e Fanny, Eugenio. – e scuoteva la testa.
Il mattino della gara soffiava un vento trasversale teso. In attesa della partenza le atlete si strofinavano le braccia. La presenza delle “verdi”, novello equipaggio promettente, innervosiva le altre squadre.
Partirono, le verdi avanti, ma più avanti ancora le blu, della grossa provincia orientale. A metà gara era ormai un confronto a due, ma con una lunghezza di barca a favore delle blu.
Poi, decimetro a decimetro, le verdi recuperavano. La barca in testa, forse per il vento laterale, si spostava a sinistra, ostacolando le verdi. Clara corresse la traiettoria per non finire addosso all’altra barca. Alla fine le nostre persero per mezza lunghezza.
Poi l’altoparlante disse:
– Equipaggio blu squalificato!
Tony felice mi spiegò che erano uscite dalla loro corsia.
Al traguardo le verdi ballavano e ridevano: sarebbero andate alle gare nazionali!

* * *

Venti Regioni, venti equipaggi: non mancava nessuno. Furono predisposte due gare preliminari, una per il Nord e una per il Centro-sud; poi avrebbero gareggiato le prime tre squadre di entrambe le gare più una ripescata in base al miglior tempo.
Le verdi, ben guidate da Claretta, arrivarono terze, battendo di misura le pugliesi. Claretta ostentava ottimismo:
– Le squadre del Nord sono più scarse, e noi miglioreremo.
Chiesi a Tony, che si mostrò scettico sui tempi:
– Sono anziane, Eugè: non te la prendere se faranno una figuraccia.
Difatti non le fece allenare per non stancarle troppo.
Il giorno della gara finale il tempo era coperto e il mare un po’ increspato. Tranne Clara e Sandra, le verdi erano emozionate. Ne avevano motivo, per la fulminea e imprevista carriera.
Partirono. Un minuto dopo la partenza le verdi erano terze. Tre minuti dopo erano ultime. Ai quattro quinti del percorso Clara lanciò l’attacco contro il sesto equipaggio, la Val D’Aosta.
Un po’ alla volta le verdi raggiunsero le avversarie e galvanizzate le superarono. Tennero duro sino alla fine e furono seste.
Noi familiari andammo ad accoglierle. Fanny, Pamela e Ketty piangevano a dirotto. Clara e Sandra avevano il muso lungo. Inutilmente Tony fece notare loro che avevano ottenuto il miglior tempo di tutta la loro carriera. Dopo pranzo Clara si coricò e dormì tredici ore di fila.
Il primo mattino nell’Isola la raggiunsi in cucina con una busta in mano. Lei sorseggiava un caffellatte e osservò:
– Essere sconfitti brucia.
– Non preoccuparti, tesoro: andrai lo stesso alle Olimpiadi. – e le mostrai la prenotazione per un lungo soggiorno a Londra.
Guardò i documenti, si illuminò e disse:
– Ok, lì forse potrò dedicarmi a un altro sport… con te, mio caro amore trascurato!



2 Commenti per “Ambizioni sportive

  1. Credere in se stessi è una medicina che alza di centimetri, l’autostima poi, fa diventare giganti. Le sfide aiutano a crescere.
    Sandra

  2. Ahahhhh!
    Un racconto gustosissimo.
    Io tenevo per Clara fin dall’inizio, non ho mai avuto dubbi che a Londra di riffe o di raffe ci sarebbe andata!

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