Quando amore non fa rima con cuore

La piccola sveglia sul comodino in legno chiaro suonò. Erano la 5,30 e la sua camera da letto era inondata da una luce dorata come solo l’alba della sua città sapeva creare. Un colore magico che la catturava già da dieci minuti, da quando aveva aperto gli occhi. A qualunque ora fissasse il risveglio sul minuscolo orologio, si destava sempre qualche minuto prima. Era così da anni, però usava ugualmente la sveglia e da qualche giorno con un piacere segreto in più, perchè quel piccolo apparecchio col suono nuovo e romantico le era stato regalato da Enzo. Sentire tutta la melodia dall’inizio la rendeva felice, le ricordava lui, il suo ultimo amore, fresco e recente. Quello precedente era lì disteso accanto a lei che dormiva e a momenti russava: le affiorava alla mente il ricordo lontano e sbiadito di quando quella luce dorata illuminava i magici amplessi che caratterizzavano i loro giorni migliori, diventati adesso lontanissimi ed insignificanti. Come vuota e priva di senso, era diventata la sua vita, che trascinava a fatica verso traguardi destinati a svanire appena sul nascere. Non ricordava il giorno in cui era cominciata la fine, che pure doveva esserci stato e neanche di chi fosse la colpa. Era rimasto in piedi solo una sorta di rispetto reciproco e adesso con l’arrivo di Enzo, più neanche quello: oramai da una settimana era diventata la sua amante. In un mondo giusto lei sarebbe dovuta andar via da almeno un anno, lasciarlo, ma non ne aveva avuto l’animo, non riusciva ad immaginare come poteva cavarsela da solo. Rimaneva con lui un po’ per pietà, ma anche per qualche bel ricordo che quel vecchio amore ormai agonizzante, ogni tanto rievocava. E così quella bella luce mattutina aveva perso ogni magia, erano solo raggi di sole, freddi, che non scaldavano il cuore. Poi però Enzo era apparso nella sua vita: l’eclissi era finita e i suoi occhi, folgorati da quel bagliore, avevano ripreso ad ammirare ed apprezzare lo splendore dell’alba.

– Anna sei sveglia? – la voce ancora impastata del marito la riportò a terra

– Si tesoro, da poco

– Vieni amore, abbracciami, ho freddo e non mi sento tanto bene

– Certo, però dobbiamo anche alzarci, non è prestissimo

Anna si pentì subito per quella frase apparentemente scortese, gli si avvicinò e lo prese tra le braccia. Non sarebbe più riuscita ad essere sgarbata con lui, neanche un po’: quel senso di colpa che si era impadronito di lei glielo impediva, paradossalmente l’essersi fatta un amante l’aveva riavvicinata al marito. Rimasero così, uno nelle braccia dell’altra, per quasi venti minuti, nei pensieri di lei totalmente dedicati ad Enzo. Poi con calma si divincolò, ritornando dalla sua parte, scese dal letto, andò verso il bagno, invitando il marito a muoversi. Ma quando dopo un quarto d’ora tornò in camera, lui era ancora lì, immobile e Luigi, questo era il suo nome, immobile lo sarebbe stato per sempre, perchè era morto. Ma questo Anna doveva ancora scoprirlo e così continuava a chiamarlo, mettendogli fretta.

Visto che, nonostante gli scossoni, Luigi non voleva saperne di alzarsi, Anna andò a suonare il campanello di un vicino, che per una fortunata coincidenza, era medico. Al dottore bastarono pochi secondi per comunicare ad Anna il suo nuovo stato civile di vedova.

– Ha sofferto?

La donna si meravigliò subito di quella domanda: non aveva chiesto come fosse successo, ma se lui avesse provato dolore.

– No, non si è accorto di nulla.

– Una triste consolazione e adesso cosa devo fare per… – e con un braccio indicò il letto

– Le mando qualcuno io – rispose il dottore – però, in questa situazione, non dovrebbe rimanere sola.

– Troverò qualcuno, un’amica, vedrò…

L’uomo, tranquillizzato, uscì. Anna si sedette sul letto e prese la mano del marito. Guardandolo con le lacrime agli occhi, provò un po’ di vergogna: lui non meritava il tradimento, le sembrava di aver fatto una cosa sporca. Poi un pensiero la colpì con la violenza di una frustata: lui adesso sapeva, in qualsiasi luogo fosse finito era sicuramente venuto a conoscenza del suo intrigo amoroso e chissà se stava soffrendo. Lasciò la mano di Luigi, si asciugò le lacrime e, preso il cellulare, compose il numero di Enzo: non lo aveva mai messo in memoria per sicurezza.

– Morto! – esclamò lui esterrefatto

– Si, da pochi minuti. Ed ora cosa faccio?

– Arrivo subito, chiamo al lavoro che non vado e ti raggiungo.

– Si, ti prego, fai presto.

Un’altra paura assalì Anna: se per Enzo, il loro rapporto non era importante, forse l’avrebbe lasciata per non assumersi impegni gravosi. Accidenti che situazione! In ogni caso era fuor di dubbio che quello che stava peggio era sempre Luigi.

I giorni seguenti furono completamente dedicati all’addio terreno del povero Luigi ed Anna capì, dalle reazioni di tutti, quale persona stimata avesse sposato. Anche Enzo le fu molto vicino, tranquillizzandola sul loro futuro e fu quindi con animo sollevato che cominciò a mettere via le cose del marito: mentre divideva quelle da tenere dalle cose da dare in beneficenza, dalla tasca di una giacca spuntò fuori un cellulare. Doveva essere dell’ufficio, Anna non lo aveva mai visto: lo accese e subito il display annunciò l’arrivo di un messaggio.

– Ciao cucciolone – lesse Anna – mi manki tanto, nn farmi + soffrire così. Ho voglia di te.

Il mittente era un certo Ing. Rosselli ed era stato inviato la sera prima della disgrazia. Mentre Anna si stava ancora riprendendo dallo stupore, impietoso il display segnalò un secondo messaggio.

– GIOIA MIA – maiuscole pensò Anna – MERAVIGLIOSO FARLO DA ME, C’E’ ANCORA IL TUO ODORE SULLE LENZUOLA. MI STUZZICA LEGGERTI PRIMA DI ADDORMENTARMI… QUANDO POTRAI TORNARE?

Il mittente era Arch. Teresi.

Anna, completamente nel panico, chiamò Enzo e mentre gli raccontava l’accaduto, il cellulare s’illuminò ancora

– Ne è arrivato un altro proprio adesso – comunicò sconsolata

– Leggimelo!

– Un attimo che lo apro… Allora, lo manda un certo geom. Seleni. Tesoro, dice, ti conosco da poco, ma tutto di te mi rende felice. Essere tua è la cosa più bella che mi sia capitata. Per te ci sarò sempre. Ancora gli stessi toni! Non mi ci raccapezzo

– Non è difficile. Luigi ti tradiva, mi sembra ovvio. Ma l’ultimo sms è arrivato in diretta, vero?

– Si, quando te l’ho detto

– E allora rispondi subito. Cerchiamo di capire chi sono e cominciamo da questo.

Anna obbedì e confermò al geom. Seleni il proprio amore, o meglio quello del defunto marito, chiedendo di sapere se il sentimento era corrisposto

– Fatto, l’ho spedito. Questa di sicuro non sa della sua morte: chissà se le altre due hanno saputo… tu che ne dici?

– Possiamo provare a mandare un messaggio anche a loro, così scopriamo se sono state informate. Del resto non erano poi tanto intime.

– Ma che cavolo vai dicendo! – replicò Anna alzando la voce – Secondo te non erano abbastanza intimi? Che cosa avrebbero dovuto fare di più?

– Non era questo che intendevo… Perchè non vieni un po’ da me?

– Sarà meglio.

– Porta quel cellulare, mi raccomando.

Dopo circa un’ora erano seduti sul divano e controllavano se il geom. avesse risposto, ma non trovarono nulla.

– Può darsi che non possa farlo, oppure… Senti fai una cosa: manda di nuovo l’sms però aggiungi “rispondi”

Neanche un minuto dopo, arrivarono le garanzie richieste: il geom. amava il suo defunto marito alla follia.

– Me lo aspettavo – disse Enzo – è evidente che prendevano precauzioni.

L’uomo si fece consegnare il piccolo apparecchio e cominciò ad armeggiare sui messaggi.

– Voglio vedere se ce ne sono altri

– Ci mancherebbe solo questo. Però va bene, fallo tu, io non ne ho la forza

Controllando si accorse che non erano stati cancellati molti degli ultimi messaggi. Ne cercò qualcuno in particolare e alla fine lo trovò.

“Marisa eliminata. Recuperati tutti i soldi e i gioielli. Adesso pensiamo a Rossella, l’Ing. Rosselli come la chiami tu”

Mittente: Enzo

– Quel deficente non ne cancellava nessuno. Che imbecille! – pensò mentre cliccava su elimina.

Ricordava ancora con chiarezza quando con Luigi avevano elaborato il loro piano: si erano appena conosciuti ed erano storditi dall’alcool. Ma stranamente, anche nei giorni successivi, con la mente lucida decisero di portare avanti il loro progetto criminale e ne fecero le spese una decina di donne ricche e sole. Luigi abilmente le adescava corteggiandole, poi le frodava, derubandole di tutto ciò che possedevano. A questo punto interveniva Enzo, eliminandole. In un anno avevano “sistemato” circa una donna al mese: veramente zelanti nello svolgere quello che consideravano un lavoro e neanche dei peggiori. Fino alla richiesta più strana, assurda, che venne da Luigi

– Devi liberarmi di Anna – disse un giorno, con calma, mentre si versava un po’ di spumante, con il tono di chi stava chiedendo un salatino.

Non era una domanda, ma un qualcosa che dava per scontato.

– E’ diventata un problema?

– Non per me, per l’altra

– Una cosa seria?

– Non la definirei “cosa” e neanche “seria”. Importante forse, ma non lo so. Diciamo che sarebbe opportuno farlo.

Non lo guardava negli occhi, era sicuro che l’avrebbe accontentato senza discutere.

– Mi stupisce che tu riesca a trovare il tempo! – gli disse sinceramente meravigliato – Sai con tutte le altre… cosa ha questa di particolare?

– Un po’ è lei ad essere speciale, un po’ mi ha stancato Anna. Se durerà la chiameremo “importante”, altrimenti… pum… e risolveremo tutto come al solito – disse mimando con la mano una pistola.

Enzo, per scelta, non conosceva Anna. Con Luigi non doveva dividere nulla, tranne il lavoro, e anche lì ognuno aveva la sua parte ben distinta. Ma stavolta fu obbligato ad incontrarla e gli piacque: mentre cercava di conquistarsi la sua confidenza, si sentì come il Guardiacaccia con Biancaneve e si convinse che non sarebbe mai riuscito a portare a terminare quel compito, non l’avrebbe mai uccisa. Cercò in tutti i modi di guadagnare tempo col marito e quando ormai non sapeva più che giustificazioni trovare, la dipartita di Luigi giunse a risolvere il problema.

Adesso era ricco e aveva lei.

– Quanti messaggi hai trovato? – la voce di Anna lo scosse – Io comunque torno a casa

– Nessuno. Vuoi che ti accompagno?

– No, ci vediamo stasera? Vieni tu?

– Certo tesoro.

Arrivò a casa. Si sentiva molto sola, come mai le era capitato in vita sua. Decise di leggere un libro e mentre stava davanti alla libreria per sceglierlo, squillò il telefono.

– Anna? – le chiese una voce femminile, quando alzò la cornetta

– Si, chi parla?

– Mi chiamo Rossella. Sarebbe utile che noi c’incontrassimo, abbiamo molte cose da dirci.

Si accordarono per vedersi di lì ad un’ora in un bar vicino casa sua. Si sedettero fuori, le presentazioni furono informali ed arrivò un cameriere, che sparì subito con l’ordinazione

– E così Luigi ci ha lasciato – esordì Rossella

– “Ci”? – rimarcò Anna

– Eh si, ci ha lasciato tutte e due, prematuramente. In un certo senso la sua fine ti ha salvato la vita, lo sapevi? No, evidentemente non potevi esserne a conoscenza.

Anna l’ascoltava senza riuscire a dire nulla: era frastornata, incredula su ciò che quella sconosciuta le stava raccontando. Luigi la tradiva e questo già lo sapeva, ma che volesse ucciderla non riusciva a crederlo, anche se era tutto così circostanziato e sembrava che non ci fosse spazio per i dubbi.

– E non saresti stata la prima “Tesoro”. Pare che il defunto avesse messo in piedi una specie di “Assassination Bureau”, scusa la citazione cinematografica. Aveva un complice, che non conosco, ma di cui conservo gelosamente il numero di telefono.

Un numero di telefono, l’unica cosa concreta in quell’incubo infernale.

– Una sera Luigi doveva chiamarlo, ma aveva il cellulare scarico e così usò il mio: io non l’ho mai cancellato. Eccolo!

Spinse un foglietto giallo verso Anna, che riconobbe subito il numero di Enzo.

– Sai di chi è? – domandò curiosa Rossella

– No, non mi dice nulla – mentì l’altra

– Beh, probabilmente è di quello che doveva ammazzarti.

– Ora devo andare, certo mi sembra tutto così inverosimile…

Si alzò dal tavolo e fece per pagare

– Lascia stare, ci penso io. Però dobbiamo fare i conti del resto

Anna la guardò con l’aria di chi continuava a non capire

– I soldi che hanno fatto quei due. La parte di Luigi, ovviamente, la dobbiamo dividere.

– Non saprei dove cercare

– Lo farò io, sono brava e non fare la furba, non ti mollo. Oltre a quel numero ho anche altre cosine, sai, una sorta d’assicurazione dato il tipo.

Anna fece un cenno di assenso e si allontanò. Era tutto così assurdo! E lei si era sentita in colpa per il suo tradimento: che stupida! Ma dell’amore di Enzo era assolutamente sicura. Evidentemente c’era stato un malinteso, che lei voleva chiarire subito, così lo chiamò e gli chiese di raggiungerla a casa.

Fu per lei difficile riassumergli l’incontro con quella donna: lo fece con voce tremante, attanagliata dall’ansia di essere tranquillizzata, cosa che Enzo non trascurò di fare con la sicurezza di chi è abituato a mentire. La cosa che più lo mandava in bestia era la totale stupidità di Luigi: l’aveva intuita, ma non credeva potesse arrrivare ad un tale livello. Comunque aveva anche preso delle precauzioni, che adesso gli sarebbero tornate utili.

La donna, rassicurata, lasciò nelle mani di Enzo la gestione di Rossella, brillantemente risolta verso le tre di notte, con un colpo solo, in mezzo alla fronte.

Anna dormiva a quell’ora. Il suo amante le aveva ridato fiducia ed erano d’accordo che la mattina dopo, alle nove, avrebbero fatto una gita insieme. Decise che si sarebbe svegliata alle sette e fu proprio Enzo che s’incaricò di fissare l’ora sul regalo che le aveva fatto. E quando, alle sette precise, la piccola sveglia suonò, la camera da letto fu inondata dalla luce brillante di un’esplosione.

– Quattro ore di differenza – pensò Enzo – ma se si sbriga forse riuscirà a raggiungere Rossella ed insieme, da brave amiche, potranno fare una bella sorpresa a Luigi.

Come se niente fosse, l’uomo si rimise a dormire.

Il giorno dopo lo aspettava Teresa e poi Selene: la vita continuava.



2 Commenti per “Quando amore non fa rima con cuore

  1. È un racconto che mi ha stupito, scrivo anch’io per hobby, e leggo i racconti che trovo qui, per avere delle idee da sviluppare con la mia fantasia, questo mi ha colpito, però non è chiara la conclusione, manca un po’ di suspance, dovrebbe avere un passaggio dalla scoperta del tradimento di tutti e due, a quando Enzo… penso di aver capito… la vuole uccidere, ecco, un bel racconto ma con il finale confuso.
    Complimenti comunque.

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