La magia della polvere d’oro

(Dalle Favole di Sandra e Michele)

Mi chiamo Elvira, e sono la maga della polvere magica. La magia mi è stata tramandata dalla nonna di mia nonna; non conosco la mia età, ma so che lo stagno mi rimanda sempre la stessa immagine. Adesso vi racconterò la storia di una fattoria e dei suoi personaggi, vi raccomando attenzione e partecipazione, devo anche aggiungere che sono molto arrabbiata col vento, che un po’ invidioso dei miei poteri, si diverte a soffiare forte e a spostarmi la polvere, insomma, adora farmi i dispetti.
Dante e Vera sono due coniugi, non più giovani, i loro figli sono andati a cercare fortuna in città, non vogliono fare i contadini, e loro hanno accettato le scelte dei giovani, rimanendo lì nella loro adorata fattoria, fra le loro sicurezze: la terra, gli animali e gli strumenti di lavoro, quelli che gli hanno permesso il benessere, pur faticando ma con soddisfazione.
Infatti, i due coniugi conducono una vita semplice, si cibano dei prodotti della loro terra, coltivano ortaggi, posseggono qualche albero da frutta, hanno due mucche, qualche gallina e il vecchio fedele Paky, un cane meticcio bianco con una macchia nera sulla metà del muso, sempre pronto a fare la guardia e a scodinzolare. Ma fra i “fedeli” non c’è solo Paky, ma anche Bens, il trattore su cui Dante passa le sue giornate di lavoro.
La fattoria si trova in una campagna isolata, lontana molti chilometri dalla città e persino dal primo centro abitato. Dante e sua moglie comprendono come i due giovani figli desiderino la vivacità della città, i divertimenti, e magari un lavoro diverso, però partire così, lasciandoli soli…, ma Lui si sente ancora forte e sano, nonostante l’età e forse con l’aiuto della moglie, può ancora farcela.
Dante non rinuncerebbe mai al suo forcone per sistemare la paglia, ai suoi vasi di giara per raccogliere gli ortaggi, al carretto che attacca al trattore per andare a prendere la paglia alla sua zappa e a tutti quegli strumenti che adora, perché sono semplici e utili, un po’ come si sente ancora lui. Per quanto riguarda la lontananza dei figli, beh, questo è un peso che si può sopportare solo se si è in due.
Tutto trascorre per il meglio, ma un giorno fa visita alla fattoria un tizio, il cui nome è Igor. Dice di essere un venditore. I coniugi, sono persone prudenti, ma hanno anche il culto dell’ospitalità.
Igor è un uomo altissimo e imponente, ha tanti capelli ricci cresciuti disordinatamente, neri con qualche filo argentato, un paio di baffoni ancora neri, un sorriso ambiguo e, cosa insolita, per uomo così poco curato, i suoi denti sono una cascata di perle bianche; la sua età, forse poco più di quaranta anni, è un uomo che parla tanto, sa convincere e saprebbe vendere anche la nebbia alle stelle. Propone ai due anziani la vendita di una polvere magica dal colore dell’oro, che farà raddoppiare il raccolto senza fatica e in breve tempo.
Dante naturalmente è scettico, mentre Vera ascolta a bocca aperta e con occhi sgranati, però sono anche stanchi ambedue di contare solo sulle loro forze, forse con questo aiuto potrebbero nuovamente vedere i campi com’erano una volta: prosperosi e in più senza una grande fatica, forse, anche i figli potrebbero tornare a lavorare lì, in fondo si tratta solo di spargere della polvere e di mandare a riposo anche gli attrezzi. Loro sono vecchi, hanno già lavorato tanto.
Dante accetta e si organizza subito. Lavora intensamente per una settimana intera con l’aiuto di Bens qua e là per i campi, trasporta col carretto i vasi di giara pieni di polvere magica e la cosparge in ogni metro di terra, perfino intorno agli alberi, ovunque e poi attende paziente.
Ma il tempo passa, una settimana, poi due, poi mesi, un disastro; la terra è sempre più avara, le spese aumentano perché Dante è costretto a scendere nel vicino paese per acquistare delle raccolte di cibo, ma non basta, i coniugi devono vendere gli animali alla fiera del paese per sostenere le spese, e a Dante non rimane che la povera Vera e Paky il cagnolino.
Questa volta è Vera a prendere una decisione. Purtroppo la fattoria va abbandonata al proprio destino, è consapevole di questo fallimento e prima che qualche malattia si impadronisca di loro è bene fare i bagagli ed andare dal figlio in città, fra l’altro lontanissima, e chiedere aiuto e ospitalità.
Dante, malinconico, triste e amareggiato pensa alla sua fattoria abbandonata, ma con la moglie, preparano un misero bagaglio e se ne vanno con Paky.
Silenzio spaventoso nella fattoria. Gli unici animali sono gli uccelli, ma anche loro abbandonano presto quel luogo di tristezza e solitudine. Gli attrezzi sono al loro posto, mai come adesso sono stati a riposo, poi qualcosa inizia a muoversi: Bens, il trattore è il primo a dar segni di “vita”, fa un rumore assordante, sembra un orco che brontola, forse vuol svegliare gli altri.
Si esprime con un vocione imponente: “La polvere dell’abbandono l’abbiamo già addosso, dobbiamo aspettare l’arrivo anche della ruggine? Non siamo mai stati dei vagabondi.”

Tony, il carretto è depresso: “Ma non siamo stati nemmeno mai abbandonati!”
Siamo qui, soli, a morire lentamente, abbandonati e dimenticati”

Riprende Bens, agguerrito: “Allora moviamoci da soli, tutti insiemi e vediamo se questa terra riprende ad ascoltare almeno noi, ora, subito.”

Franky la zappa, in un angolo, timidamente: “Iniziamo domani, oggi fa troppo caldo, la terra è veramente arida, può darsi che domani, di mattino presto sia meglio, che ne dite?”

Nuovamente Bens: “Ora!”

Tony, il carretto inizia a muoversi e mai come adesso era stato così veloce! Tutti gli altri attrezzi entrano in contatto con quella terra arida e abbandonata, ma ad un tratto dalla terra, anche la polvere dorata inizia a parlare: “I tempi sono maturi, posso procedere e trasmettere tutta la mia energia!”

L’entusiasmo contagia tutti, vogliono ritornare ai tempi dello splendore con il vecchio Dante e sua moglie. Sembra giunto il momento di sistemare le cose.
Adesso vi spiego cosa era successo. Il vento, è sempre pronto a farmi i dispetti, ma di me, maga Elvira ha un gran rispetto, perché sono onesta, non sopporta però gli imbroglioni come Igor.
Lui, soffiando forte, aveva spostato la mia polverina altrove ed aveva formato una montagnola in un prato; il venditore furbastro, non sapendo di che cosa si trattasse, ma attratto dal colore dorato, l’aveva raccolta pensando in realtà che non valesse niente, ma, avrebbe potuto venderla guadagnandoci molto, vista la propria abilità d’oratore, a qualche ingenuo di campagna, senza rendersi conto dei poteri della polvere, che, agisce lentamente, ma, sapendo attendere con pazienza, i risultati sono eccellenti e duraturi.
Bens e gli altri, assieme alla mia polvere dorata hanno ribaltato la situazione. Dante e Vera diventarono dei miti, i loro figli, tornarono alla fattoria e non da soli, ma anche le loro giovani mogli di città, furono felici di seguirli in quella fattoria prosperosa, dove la vita riprese rigogliosa e fiduciosa. Gli attrezzi conservarono il segreto della loro magia e non furono mai sostituiti continuando ad avere il proprio compito; Dante non smise mai di guidare il vecchio Bens, e Paky, tornò a correre dietro alle galline.
E il venditore Igor? L’ultima volta che l’ho visto i suoi capelli erano completamente bianchi, la parte superiore della bocca era sprovvista completamente di denti, e con il restante della dentatura si mordeva le unghie dalla rabbia. Beh, io, ho fatto del mio meglio per lasciarlo sotto l’albero a consumarsi di bile.

 

3 pensieri su “La magia della polvere d’oro”

  1. ottima dal punto di vista didattico per gli argomenti che tratta (l’importanza del lavoro agricolo e l’abbandono delle campagne, la condanna della faciloneria e del disimpegno).
    linguaggio semplice e adatto ai bambini, destinatari del testo stesso.
    bravi.
    ciao.

  2. La favola mi ricorda molto i cartoni animati che guardavo da piccolo dove i trattori parlavano con l’entusiasmo del vivere, lo stesso entusiasmo che ha avvolto gli attrezzi del contadino: entusiasmo del vedere le cose belle della vita!!! Bravissimo michele!!! 😉

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