La piccola storia di Colorino

La principessa Doriana aveva sedici anni; era molto viziata, poiché la vita le aveva sempre
sorriso e i suoi desideri erano sempre stati ordini eseguiti.
Nella sua breve vita aveva solo conosciuto i sì, mentre i no non sapeva neanche cosa
significassero.
Colorino, invece, era un pappagallino colorato, che, anche se aveva un padrone, viveva libero su un albero e non aveva mai visto una gabbia, e un giorno la sua vita s’incrociò proprio con quella della principessa.

Era un limpido pomeriggio d’estate, quando, la principessa Doriana camminando per le strade del suo paese, in un bellissimo giardino, vide posato su un gelsomino proprio Colorino.
Si fermò a guardarlo.
Quel pappagallo era stupendo e tutto a un tratto decise che doveva essere suo, non perché amasse gli animali, ma solo perché desiderava fargli un ritratto e voleva averlo sempre davanti ai suoi occhi.
Senza esitazione alcuna, bussò alla porta di quell’abitazione.
Le aprì un uomo di mezza età che le chiese:
— Cosa desideri?
La principessa, senza neanche presentarsi rispose.
— Volevo solo chiederti una cosa.
— Di pure, sono tutto orecchie. — aggiunse l’uomo.
— Quel pappagallo è tuo? — Doriana chiese con tono ansioso.
L’uomo disse.
— Sì, perché?
Questa volta la ragazza non rispose, ma gli fece un’altra domanda.
— Come si chiama?
Si chiama Colorino; perché fai tutte queste domande? — insistette il signore.
E Doriana.
— Vorrei portarmelo a casa.
— Mi dispiace, ma non lo do a nessuno. — disse il padrone di Colorino infastidito.
E la Principessa continuò.
— Sono disposta a pagarlo.
L’uomo replicò.
— No, non lo darei via neanche se mi dessi un miliardo.
— Tu non sai chi sono, sono la principessa di Acquerello! — disse in modo insolente la giovane.
— Non m’interessa chi sei, il pappagallo è mio e non si tocca! — aggiunse il poveretto sperando che capisse.
— Te la farò pagare! — urlò Doriana, mentre se ne stava andando.
Tornata a casa raccontò tutto a suo padre, che all’indomani a forza di minacce costrinse l’uomo a dare il pappagallo a sua figlia; fu così che Colorino venne privato della sua libertà, finendo in una gabbia.
La principessina passava tutta la giornata a dipingere e ogni volta che sembrava stesse per terminare il lavoro, gettava via tutto, dicendo che non era venuto bene e che non gli somigliava per niente.
Intanto Colorino, che solitamente chiacchierava tanto, parlava sempre di meno e giorno dopo giorno perdeva le sue piume. Di questo, però, Doriana non se ne accorse neanche, perché in fin dei conti di quell’esserino non le importava nulla.
Finalmente, dopo una settimana, la principessa finì il suo ritratto ed era tutta contenta, perché a suo dire, non poteva esserci di meglio.
Colorino, però, non era affatto contento e quando Doriana lo degnò di un po’ di attenzione in più, si accorse del suo sguardo spento, vide che non aveva più piume e che non si moveva.
Ma cosa poteva farci? Infondo era solo un animale; non disse niente a nessuno, continuando la vita di sempre e al mattino dopo se ne andò al mare.
Era seduta sul bagnasciuga e aspettava che le amiche la raggiungessero; si lasciava inebriare dal profumo del mare, mentre la risacca carezzava dolcemente i suoi piedi.
A un tratto, come per incanto, vide una donna sbucare dalle acque.
Era stupenda, tutta vestita di bianco e i suoi occhi erano dello stesso colore del cielo.
Si sedette quasi vicino a lei, aveva lo sguardo perso nel vuoto e piangeva.
Senza sapere neanche il perché, Doriana si alzò e le si avvicinò.
— Perché piangi? — chiese con aria incuriosita.
La misteriosa donna sospirò e rispose.
— Uno dei miei figli sta morendo.
— Perché, cos’ha? — domandò Doriana.
La donna guardandola negli occhi disse:
— Il suo cuore sta male, si sta spezzando di dolore e lui si sta spegnendo poco a poco, come una candela.
— Non si può fare nulla per guarirlo? — Doriana chiese avvicinandosi ancora di più a lei.
— Ha bisogno di una medicina, che però, non posso dargli io. — rispose la signora.
— Come si chiama questo medicinale? E chi deve darglielo? — Replicò la giovane.
— Si chiama libertà. — aggiunse la donna sempre guardandola negli occhi.
— Libertà? — ripeté Doriana con aria attonita.
— Sì, hai capito bene, la sua medicina si chiama proprio libertà. Vedi, io ho tanti figli, voglio bene a ognuno di loro in modo uguale e non sopporto vederli soffrire. Questo mio figlio fino a poco fa era libero, oggi è diventato un prigioniero e non c’è nulla che possa fare per aiutarlo: devo solo aspettare che chiuda i suoi occhioni e ritorni fra le braccia del padre.
La donna, non appena finì di pronunciare queste parole, si alzò e se ne andò via.
Doriana continuò tranquilla la sua gita al mare, ma di tanto in tanto la mente ritornava a quella signora vestita di bianco.
La sera tornando a casa, entrò nella piccola stanza dov’era Colorino per prendere il ritratto che aveva realizzato, poiché se l’era dimenticato lì, su un vecchio tavolino.
Udì una voce flebile dire:
— Libertà, libertà.
Era la voce di Colorino e libertà, era anche il nome della medicina di cui le aveva parlato quella donna.
Chi gli aveva insegnato quella parola?
All’improvviso sentì una fitta al cuore e iniziò a piangere; poi, si avvicinò alla gabbietta, l’aprì e lo prese fra le sue mani.
Uscì dal castello e si avviò verso la casa che prima era di Colorino.
Bussò proprio come l’altra volta.
L’uomo aprì e quando la vide, stava per sbatterle la porta in faccia, ma la vista del suo morbido amico lo trattenne.
— Cosa vuoi? — le chiese senza guardarla.
— Sono qui a ridarle ciò che è suo. Ho sbagliato tutto, non avrei dovuto fare ciò che ho fatto e non voglio che Colorino muoia a causa mia. — rispose Doriana trattenendo a stento le lacrime.
L’uomo afferrò con delicatezza il suo Colorino e lo rimise sull’albero, dove era solito passare le sue giornate.
Mentre la principessa se ne stava ritornando a casa in lacrime, pensando a tutto il male causato a quell’esile esserino e al suo amico, vide nuovamente la misteriosa signora che questa volta, però, aveva un sorriso smagliante e il volto sereno; fu allora, che ebbe la conferma che quelle parole erano rivolte a lei e che quella donna non era una donna come le altre, ma arrivava da un posto lontano per farle capire quel che neanche i genitori erano stati capaci di insegnarle.
Ora comprendeva che nella vita non tutto ci è sempre dovuto, ma soprattutto si rese conto di quanto sia importante il rispetto verso la libertà di qualsiasi essere vivente.
Da allora Colorino, che come tutti gli animali aveva un grande cuore, perdonò il male ricevuto e ogni giorno passava a salutare la principessa, che da sua carceriera diventò sua amica.



6 Commenti per “La piccola storia di Colorino

  1. Grazie, cara Lucia, per questo tuo racconto che insegna molte cose, o meglio, le ricorda a chi è di memoria corta o particolarmente viziato.
    Non tutto si può avere e tanto meno con la forza, l’inganno e la prepotenza. Si arriva molto “oltre” col pensiero gentile e l’azione onesta e corretta.
    Colorino e Doriana rimarranno ottimi amici perché non solo è errato il pensiero che tutto si possa ottenere col danaro, ma, l’amicizia con qualsiasi essere, è un bene che vuole libertà, rispetto e onestà. Non vi sono altre strade.
    Complimenti.
    Sandra

  2. Grazie Sandra per esserci sempre!
    Nell’amicizia o in qualsiasi altro rapporto si deve aver rispetto ed educazione, solo così quel sentimento può durare: la prepotenza non costruisce nulla di buono e se lo costruisce sicuramente avrà vita breve.

  3. Grazie, mi piacciono le fiabe!
    Forse ho un cuore bambino e mi incanto davanti ai racconti belli come questo!
    Un abbraccio.
    anna

  4. E’ un bellissimo racconto, di una semplicità e di una tenerezza commoventi. Ci sono tanti bambini a cui dovrebbe essere letto prima della buona notte!

  5. Grazie Anna!
    Anche a me piacciono molto le favole e quando provo a scrivere un racconto spesso mi vengono fuori proprio favole.
    Chi sa, forse tutti noi abbiamo dentro di noi un bambino che non cresce mai!
    O forse ci piacciono, perché è l’unico mondo che l’uomo non può contaminare.
    Grazie anche a te Fabio per le belle parole e per esserti fermato a leggere la mia favola!

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