Sofia

Posò con la sinistra il foglio scritto a ricordo degli ultimi destini che aveva forgiato sugli innumerevoli altri fogli di una pila altissima. La prima di una serie infinita di pile che si perdevano a vista d’occhio in quel luogo senza tempo, né spazio. Poi con la destra prese un altro foglio per comporre un nuovo destino. In quel momento lei gli si avvicinò strofinandosi con tutto il nero del suo manto sulla usa pelle, altrimenti bianca come l’avorio. Il Maestro allora posò nuovamente il foglio laddove l’aveva preso, ed accarezzandola le si rivolse sorridendo “Spero che tu non abbia sofferto molto mia dolce e cara Sofia!” Poi  riprese a scrivere.

“Le auto procedevano lente nel traffico. K con la tempia sinistra appoggiata al vetro del finestrino ed aria sconsolata, guardava la gente ed i negozi scivolare dinanzi ai suoi occhi.
La limousine superaccessoriata e blindata, i suoi abiti raffinati, i suoi agi e vantaggi, non lo rendevano felice! La sua esistenza era protetta da una gabbia d’oro, e per quanto preziosa essa fosse, sempre una prigione rimaneva. Primogenito di uno dei boss più potenti del pianeta, K non si era mai emozionato all’idea e privilegio di poter ottenere tutto ciò che desiderava. Da qualche anno oramai, e da tempo finita l’adolescenza, aveva compreso di non avere alcuna possibilità di vivere una vita normale. Aveva perciò completamente chiuso la porta che dava accesso ai suoi veri sogni, ideali e propositi per non “animare” la sofferenza di quella triste realtà. Conveniva del tutto quindi alle decisioni del padre, e senza opporre più alcuna riserva od ostacolo. Quella mattina qualcosa era cambiato però. Sentiva forte dentro se, e fortemente determinato, uno spirito che rivendicava cure e considerazione per non lasciarsi morire definitivamente. Quella piccola piantina, esile e trascurata del suo essere, era riuscita a sopravvivere sino ad allora all’ombra dell’inconsapevolezza giovanile, ma da tempo il sole forte della coscienza la stava inaridendo e seccando inesorabilmente. La luce di un conscio libero arbitrio lo illuminava totalmente oramai impedendogli, così come era stato possibile in passato, di potersi nascondere nelle comode ombre ed oscurità dell’incoscienza. D’improvviso, imperturbabile, un gatto nero attraversò la strada dinanzi a loro costringendoli, per il perentorio invito di K a non travolgerlo con l’auto, ad una brusca frenata. Il felino si era poi accomodato ai piedi di un uomo dal viso aperto, simpatico ed evidentemente felice in quel momento, per l’incidente che il gatto aveva evitato. Qualche istante dopo lo scampato pericolo, quest’ultimo aveva nuovamente ripreso ad estrarre dalla custodia zainetto le sue percussioni. K allora, sfiorò con una mano la spalla dell’autista che subito comprese il desiderio del capo di stazionare ancora in quel punto. Continuava a contemplare, con lo sguardo incuriosito e stranamente affascinato il volto di quell’uomo il quale accortosi di essere osservato iniziò a suonare guardando fisso negli occhi il figlio del boss. Sonorità ammalianti quasi ipnotiche, forse di antiche ed ancestrali nenie, catturarono del tutto la curiosità e l’animo di K che volle scendere dall’auto per portarsi dinanzi a quell’uomo misterioso, per meglio poterlo ascoltare. Una strana emozione, potente quanto inspiegabile, lo strinse allo stomaco facendogli tremare le gambe. L’estasi nella quale era stato risucchiato rendeva le gambe incapaci di sostenere il peso del corpo cosicché, sotto lo sguardo perplesso dei suoi accompagnatori per quella atipica performance, decise di sedersi per terra. Tutti allora si sedettero, abituati come dovevano a seguire ciecamente il loro capo, mentre le guardie del corpo “controllavano” le loro spalle. Le auto del boss a circa cinquanta metri, d’un tratto esplosero facendo e volarono tutt’intorno sull’asfalto frammenti di carrozzeria ed i resti umani dei conducenti che erano rimasti all’interno. Tutti rimasero pietrificati da quanto era successo, e per alcuni secondi le gambe dei presenti rimasero irrigidite e bloccate. Fu allora che quel misterioso uomo posando i bonghetti si avvicinò a K. Gli tolse l’orologio dal polso e lo mise su quello di un pezzo di braccio che era per terra ai loro piedi; il tutto in una calma che di normale non aveva assolutamente nulla. Sotto lo sguardo sconvolto ed inebetito degli altri che immobili lo fissavano prese poi le valigette dei soldi, che erano anch’esse per terra a pochi metri, e le aprì offrendo il contenuto a quelli che per seguire K si erano salvati. Fu allora che K comprese ciò che era nelle intenzioni di quell’individuo poiché erano le stesse che lui nutriva da tempo. Si stracciò i pantaloni, si tolse la cravatta, salutò quelli che gli erano stati vicino dicendo loro che si potevano tenere i soldi in cambio del loro silenzio. Non vi era pericolo del resto poiché erano soldi suoi, dei quali il padre era all’oscuro. Gli sarebbe servito solo il tempo necessario a far perdere per sempre le sue tracce. E così avvenne! Anni dopo e molto lontano da dove si erano conosciuti K, il suo “salvatore” e le loro donne, erano sul ciglio della strada che si esibivano davanti ad un nutrito gruppo di spettatori estasiati dai loro suoni. Non c’era nulla da dire, erano bravissimi ed avrebbero potuto suonare in luoghi “migliori” ma ahimé, avevano altro da fare e di molto più importante! Essere semplicemente pronti ad aiutare chi ne avesse avuto bisogno. Anche quel giorno come tanti anni prima accadde tutto all’improvviso. Un gatto nero aveva deciso di attraversare la strada per avvicinarsi a quell’estemporaneo gruppetto di spettatori. Si era così d’improvviso trovato dinanzi delle auto frettolose ricche e “scure”. Quest’ultime non rallentarono, nè accennarono ad una minima manovra per evitare di investire il gatto nero, che rimase in terra schiacciato. Allora K. ed il suo compagno si guardarono raccolsero il capo fra le mani mentre, con le dita come tappi si otturarono le orecchie. Le esplosioni furono terribilmente potenti e distruttive, anche se oramai molto lontane per preoccuparli. Odore di carne bruciata fra le lamiere ardenti era quello che restava di quei corpi assatanati e troppo veloci.
Attimi vitali sfuggenti ed insignificanti per vite fuggenti, possono altrimenti essere l’Essenza dell’arcano senso della vita.

Poggiò indi il foglio su di quello precedente, prese in braccio Sofia ed accarezzandola le si rivolse ancora. “So che ti dispiace lasciarmi è la sesta volta che mi vedi ed ormai affezionata vorresti rimanere qui per sempre. Dovrai attendere però! Sai bene che li, dove risiede la materia del tuo corpo esteriore, hai ancora una vita ed altre umane esistenze da salvare o “risolvere”. Poi la poggiò delicatamente per terra per darle da mangiare. Uno sconfinato manto nero di migliaia e migliaia di altri gatti cominciò ad avvicinarsi coprendo il bianco di quel luogo umanamente inaccessibile. Il Maestro sorrise al pensiero che quelle migliaia di destini, che si componevano in una macchia scura sotto i suoi occhi, erano di uomini convinti che tutto ciò che capitava loro, fosse questione di fortuna o sfortuna. Poi subito si sedette e riprese il suo lavoro. Non poteva assolutamente fermarsi! Lui era il tempo! La destra prese dunque il foglio che aveva temporaneamente riposto. Lo guardò. Era straordinariamente grande ma come tutti gli altri, e nessuno escluso, era quasi del tutto bianco con solo i nomi dei “destinatari”  segnati in alto. Sofia balzò su di lui costringendolo, con le sue fusa, ad interrompere ancora il lavoro. Sorrise divertito allora ed amorevolmente le disse “Vai dunque con il manto nero, dei tuoi similii, a spendere quest’ultima esistenza sulla terra in nome mio e dello spirito che qui rappresento e difendo. Sofia chiuse gli occhi in segno di assenso. Poi lui la licenziò dicendole le ultime parole “Le tenebre ed il silenzio saranno le tue forze nella notte, intuito e dinamiche temporali le tue armi di giorno”. Pochi attimi dopo, con la scomparsa di tutto quel nero “animato”, l’aere del crisma Terreno ove risiedeva il Maestro, divenne lucentissimo a tal punto, da ritornare invisibile! 

 

Un pensiero su “Sofia”

  1. Non comprate “Ovunque al mio sguardo solo materia in movimenti rumorosi ed innaturali” cioè l’ultimo mio libro (CSA di Filippo Pio) poichè questa è una delle dieci storie ( e le altre sono dello stesso livello). Tanto io continuerò a scriverle comunque. Ciao e prendiamo la vita con divertimento, mettiamoci un pò di filosofia ( non teniamola riposta sugli scaffali dentro libri ingialliti) fa nascere garnde la poesia in noi, ricordandoci il piacere di esistere!! Non c’è nessun capolavoro esistenziale da compiere, ma solo un “passaggio” senza troppi danni!!

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