Il mio fantasma

Dove abito v’è un fantasma che mi segue dappertutto.

L’ho trovato già qua quando ho traslocato quindi non appartiene alla mia famiglia, né ai miei avi, insomma non è mio.

Spesso tengo aperta la porta d’ingresso e tutti i balconi sperando che, come un uccellino casualmente volato in casa, possa ritrovare la sua strada, il suo albero genealogico, il suo ambiente naturale; ma niente! Mi ritrovo sempre questa scia, neanche tanto luminosa, che mi gira intorno ovunque io mi sposti all’interno dell’appartamento. A volte assume una forma sferica della grandezza di una pallina da golf e in più d’una circostanza, questa luminescenza, è rimasta impressa sulle foto scattate con la mia digital camera.

Non so proprio come fare. No, non per paura. Oramai, dopo anni, gli parlo come ad un qualsiasi conoscente o collega anche se a me i tipi invadenti ed appiccicosi non sono mai piaciuti. I fantasmi, si sa, non possono nuocere agli esseri viventi in quanto non hanno il potere, essendo solo anima-energia, di muovere o di interferire in alcun modo con gli oggetti, con la materia. Quindi non possono aggredire fisicamente ma solo mostrarsi alla vista e alle nostre percezioni sensoriali.

Me lo ritrovo in bagno, dietro la sedia quando lavoro al computer e sempre nel corridoio quando mi sposto da una stanza all’altra. L’ho notato persino ai piedi del televisore, quando da solo in casa seguivo una partita della Nazionale. Un fantasma sportivo? Mah…

A volte, quando la sua presenza è forte alle mie spalle, mi volto di scatto, ma riesco a cogliere solo l’ultima parte della scia del suo essere con la coda dell’occhio. E’ chiaro che hanno escogitato un sistema di spostamento più veloce del nostro.

Più d’una volta m’é capitato di rivolgermi a “lui” con voce decisa e tono abbastanza alto, rimproverandolo di questo o di quell’altro finanche offendendolo, tentando, in questo modo di litigare e sperando, nel caso fosse stato permaloso, che mi avrebbe lasciato in pace. Ho anche provato a fare un patto pensando che la sua presenza debba avere un senso e che i fantasmi debbano pur possedere una qualche magia, un dono, insomma una possibilità sovrannaturale, no? Versando io in precarie condizioni economiche e dovendo affrontare tutte queste spese compreso l’affitto, gli ho proposto più d’una volta di farmi apparire, in qualsiasi modo egli scegliesse, una qualche banconota in un posto a caso di quest’appartamento che lui conosce benissimo! Oppure fare in modo ch’io, con una banconota in mano, ad occhi chiusi con un secco schiocco delle dita ne potessi ricavare due. Cosa pure abbastanza semplice e probabile visto che due stampi freschi di cartamoneta durante l’olografia possono, eccome, rimanere naturalmente attaccati. In tal caso non avrei detto niente a nessuno e nessuno mai avrebbe saputo. Per altro io, versando in situazione economica migliore, sarei stato molto più tollerante. Invece niente, niente di niente! Mai un euro o che ne so numeri lasciati da qualche parte su una parete o su un foglio a caso. Ne ho tanti sparsi per la camera! D’altronde “lui” abita e vive con me e, anche se non consuma niente, occupa il mio stesso spazio dando anche parecchio fastidio.

Qualche volta ancora sobbalzo pensando siano i ladri, ma poi mi tranquillizzo riconoscendo il suo alone sostare dietro la porta. 

Molte volte faccio finta di non vederlo, di non notare le pirouette, le sue acrobazie e canto sempre di storie terrene, quando faccio la doccia o il bagno, ma poi devo soccombere, con le tenue luci della sera, davanti all’evidenza. Non posso neanche più ascoltare in santa pace la mia musica preferita: l’ambient, né la classica, in quanto queste atmosfere accentuano i suoi fenomeni luminescenti e la sua agitazione.

Ne ho parlato anche al proprietario dell’appartamento prevedendo ottimisticamente di persuaderlo e di ottenere una probabile riduzione del canone. Non v’è stato verso! Tra le sue innumerevoli, stupide, risate non faceva altro che dire: “Roba da non credere” il furbetto, negandomi alla fine lo sconto.

Ho infine anche parlato a “lui”, il fantasma, di questo scritto e del fatto che sarà sicuramente pubblicato rendendolo ridicolo agli occhi del mondo, ma non so esattamente dov’era al momento della comunicazione.

Debbo per il momento sopportare continuando a lanciargli oggetti dal divano e a pensare seriamente di  traslocare, quanto prima possibile, da quest’appartamento.

 

11 pensieri su “Il mio fantasma”

  1. divertente e surreale, appunto.
    ma che bello sapere di non essere soli!…..
    …oppure no?…
    chissà che non trovi un modo di comunicare con quest’altra parte di realtà che ti sta vicino e ti fa compagnia….
    se capita faccelo sapere.

  2. Beh Sal, io non mi arrabbierei tanto, in fondo sei un privilegiato, non é da tutti, ti conviene fartelo amico, ci puoi parlare, e se non ti fa i dispetti potrebbe anche essere una specie di angelo custode, una volta che uno lo sa, poi si abitua a convivere, prende confidenza e chissà…, potrebbe anche convenirti.
    Ciao. Sandra

  3. “Insomma non é mio ” é geniale !Mi é piaciuto tanto , un saluto Tilly.

  4. Grazie Tilly! Voglio dire a tutti quanti voi che ciò che ho detto nel racconto è purtroppo vero, tranne l’aver chiesto la riduzione al proprietario.

  5. Che bello sapere di non essere l’unica ad avere di queste “visioni”… E’ piaciuta molto anche a me la frase che ha sottolineato Tilly. Forse perchè chiarisce bene il fatto che non è un “fantasma” come si intendono comunemente le nostre paure. O forse perchè è semplicemente bella. Grande Sal.

  6. Grazie Kla, carina non mi sembra il termine appropriato, pensaci meglio. KissSal…

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