Il bambino che raccontava bugie

C’era una volta un bambino di nome Peppino che era un ragazzino bugiardo.
Egli all’inizio era stato un bimbo come tutti gli altri, ma un giorno, per caso, aveva scoperto che inventando una bugia poteva liberarsi di ciò che gli dava fastidio e non gli piaceva.
Poteva, cioè, allontanare rimproveri e punizioni scaricandole su qualcun altro, per esempio, suo fratello Pallino, grassottello e bonaccione, nonchè cocco della mamma che dopo una sgridata lo perdonava e tutto finiva lì.
Sì, la faccenda era cominciata quella volta in cortile quando, durante una gara di goal tra lui e il suo fratellino più piccolo, con un calcione ben assestato aveva spedito il pallone dritto nel vetro della finestra della signora Giovanna, l’inquilina del primo piano.
La donna si era affacciata urlante ed era andata subito a lamentarsi dalla loro madre chiedendo danni e punizione.
Era iniziata una serie di domande incalzanti poste dalla mamma arrabbiatissima:
“Chi è stato? Di chi è la colpa? E’ modo di fare? Chi resterà senza gelato per una settimana?”
Pallino si era messo subito a piangere e Peppino lo aveva seguito a ruota:
Tra le lacrime protestavano entrambi: “Non sono stato io, non è colpa mia, è stato lui….”.
La mamma, che non conosceva Salomone, aveva strepitato, aveva minacciato, aveva pagato i danni e aveva lasciato passare la cosa.
Da quel momento per Peppino si erano aperti orizzonti sconosciuti: non era più costretto a dire la verità, poteva inventare bugie.
Chi aveva scritto con i pennarelli sul muro del corridoio della scuola “La bidella Mariuccia è antipatica”?
Chi aveva nascosto il libro di lettura di Marco nell’ultimo cassetto della cattedra?
Chi aveva infilato il berretto di Paolo nella cartella di Simonetta?
Chi aveva mangiato di nascosto la merendina al cioccolato di Marcella?
Lui, sempre lui, Peppino.
Ma Peppino negava, accusava qualcun altro che veniva punito al posto suo.
Presto i compagni di classe si accorsero del suo modo di fare e cominciarono a prendere le distanze.
Nessuno voleva più essergli amico.
Così, Peppino si ritrovò solo. Nessun amico. Nessuno con cui chiacchierare, ridere, scherzare, giocare.
Quando se ne rese conto, ne parlò con la sua mamma e le raccontò tutta la verità, anche la storia della pallonata nel vetro della signora Giovanna.
“Avevo capito”, disse la mamma abbracciandolo, “che qualcosa tormentava il tuo cuoricino.
Non eri più tu, non eri più il mio bambino, essendo tutto preso ad inventare scuse  e giustificazioni.
Non avere paura di dire la verità, sempre, anche quando temi che io possa adirarmi o rimproverarti.
Sii coraggioso, chiedi scusa. Vedrai che nessuno più ti metterà da parte e tutti torneranno ad esserti amici.”
Peppino fu un vero ometto e obbedì alla sua mamma. Ritrovò la serenità e fu di nuovo felice.
Anche tu che leggi, stai attento: essere bugiardi è un difetto preoccupante e pericoloso, perché porta alla perdita della fiducia di chi ti sta vicino, visto che nessuno crede più a ciò che dici.
Nessuno, infatti, vuole avere come amico chi fa le cose di nascosto e non dice la verità, perché un amico è una persona di cui ti puoi fidare, a cui puoi aprire il tuo cuore, dirgli cosa pensi con la  sicurezza di essere compreso e difeso.
Ricorda che devi dire sempre la verità, costi quel che costi: nessuno vuol avere a che fare con chi è abituato a mentire, perchè non può contare sulla parola data e sull’amicizia sincera.

 

18 pensieri su “Il bambino che raccontava bugie”

  1. Semplice lezione di vita cui tutti noi dovremmo mirare per la nostra stessa, naturale dignità.

  2. Che carino. Anche lo stile, molto adatto.

    Leggendolo ho avuto l’impressione di avere davanti un libro illustrato coi bambini dalle guanciotte rosse e la pelle rosa.

    Anzi, sembrava che me lo leggesse la mamma di Peppino.

    Non è una bugia, giuro!

    Ciao

  3. per D:
    grazie, era proprio l’idea che volevo dare e non solo dal punto di vista contenutistico, ma anche dal punto di vista grafico.
    io ricordo soprattutto per colori, per immagini, per suoni (delle persone che incontro non ricordo mai i nomi o i volti, ma non dimentico i colori degli abiti, degli occhi… il tono della voce..) e quando scrivo miro a dare la sensazione a chi legge di esser lì in quel momento stesso in cui si svolge l’azione, come in un film (adoro il cinema e i cartoni animati).
    ciao

  4. Racconto a contenuto educativo-pedagogico di facile approccio all’infanzia, scritto con garbo e ricercata quanto opportuna semplicità di linguaggio.
    Può ben figurare in un libro di buona lettura per ragazzi. Molto apprezzato, bravissima Anna.

  5. Ottima la morale e soprattutto sempre valida. Ho conosciuto una persona adulta che, a forza di dire bugie, era la prima a crederci, tanto che, faceva morire di cancro continuamente i suoi genitori. Chi la conosce, evita anche il saluto, come me.

    Cara Anna, sono sconnessa col compiuter, spero di poter riprendere presto. Ciao. sandra

  6. Commossa dal tuo racconto non solo perchè ben scritto ma soprattutto perchè tocca un argomento importante e fondamentale e denota un’integrità umana difficile oggi da trovare.
    La fiducia è uno dei valori più preziosi dell’uomo!
    Grazie
    Elisa

  7. Complimenti, sono un ragazzo di 11 anni è mi è piaciuta davvero molto!

  8. Ciao, Alessandro, piccolo lettore!
    Sono contenta di aver raggiunto la tua immaginazione e la tua approvazione.
    Grazie!
    anna

  9. Bellissima!! Ho 11 anni e per me questa è stata una storia molto bella!! ♥♡♥♡♥♡

  10. Ciao, Lucia!
    Grazie per il tuo apprezzamento!
    Non hai idea di quanto piaccia a chi scrive sentire il parere dei suoi lettori!
    Un abbraccio, Cara!
    anna

  11. Ciao piacere Olga, ho 16 anni e leggendo il tuo racconto mi ha fatto venire in mente uno spunto per il mio di racconto… GRAZIE MILLE 😘sei una ragazza molto sveglia e brava complimenti ❤

  12. Grazie, Olga!
    Grazie, Sofia!
    Scrivere racconti per giovani lettori mi diverte, soprattutto quando i miei giovani lettori apprezzano. Un abbraccio, mie care!
    anna

  13. Bellissima storia adesso ho capito che non si dicono le bugie perché lo ametto io ne dico un po’

  14. Ciao, Michela!
    Grazie della tua lettura e del tuo commento.
    A me piace sapere cosa pensano dei miei racconti i miei giovani lettori!
    Un abbraccio.
    anna

  15. Bel racconto! Sono un bambino di 9 anni. Questa storia mi ha insegnato che chi dice le bugie non viene accettato dagli altri.
    Ciao
    Gianluca

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