Sogni

Li sentiva ticchettare dietro ogni finestra. I loro piccoli artigli si arrampicavano sulle stecche delle persiane in legno a un ritmo quasi cadenzato, facendo assomigliare quel rumore a quello della pioggia.
Quanti potevano essere quei cosi? Decine? Centinaia?
Manu non ne aveva idea, e ancor meno aveva intenzione di alzarsi dal letto, in piena notte, per aprire le finestre e scoprire la natura di quei piccoli incubi che lasciavano graffi sul legno ogni mattina. Sarebbero scomparsi da soli, prima o poi. In questo Manu doveva avere fiducia.
Quelle piccole cose – a giudicare dal rumore e dai segni che lasciavano dovevano essere creature molto piccole – di giorno lo lasciavano stare e non venivano a trovarlo nemmeno quando si addormentava sul divano, distrutto dalle notti insonni.
Ma la notte arriva sempre. Che tu decida di dormire o meno, il buio arriva ogni giorno.

Quante notti aveva passato così? Tre? Quattro?
Manu era sempre meno lucido. Dormiva poco di giorno, non dormiva per niente di notte e in più sentiva cose impossibili ma che sembravano reali.
Gli cadde l’occhio su un acchiappasogni che gli avevano regalato per il compleanno qualche giorno prima. Uno di quegli affari che si appendono in un qualche punto della casa e servono per scacciare e assorbire sogni e spiriti molesti.
È da quando ho quel coso in casa che sono iniziati gli incubi, pensò Manu mentre lo staccava dal muro e lo buttava nella spazzatura.
Quella notte provò a resistere al sonno ma si addormentò. Nessuna creatura venne a trovarlo, nessun rumore fuori dalle finestre e riuscì a dormire qualche ora. Si svegliò che era quasi l’alba, era ancora buio ma si capiva che il sole avrebbe presto riconquistato la scena. Si svegliò perché aveva fastidio agli occhi, come un prurito dietro le palpebre. Provò a strofinarseli con le mani e avvertì una presenza solida, molliccia e in movimento proprio tra la pelle delle palpebre e i bulbi oculari. Coprendosi con una mano entrambi gli occhi corse in bagno terrorizzato e accese la luce a tentoni. Era davanti allo specchio quando tolse la mano che copriva gli occhi e provò ad aprirli.
Centinaia di larve bianche, frenetiche e gonfie gli scivolarono da sotto le palpebre andando a cadere nel lavandino. Manu aprì il rubinetto e l’acqua le trascinò giù nello scarico. Si guardò allo specchio, era bianco, aveva occhiaie enormi e tremava ma gli occhi erano a posto: sembrava che tutto fosse successo solo nella sua testa. Si costrinse a riaprire il tappo dello scarico per controllare se qualcuno di quei piccoli vermi bianchi stesse risalendo il tubo ma non vide nulla.
Scoppiò a piangere mentre il sole iniziava a fare capolino dalla finestra del bagno.
Il giorno successivo lo passò a letto, spalancando tutto e facendo entrare più luce possibile, come se avesse potuto immagazzinarla per la notte che sarebbe arrivata.
Poi il tramonto arrivò.
Notò che l’acchiappasogni era tornato al suo posto, appeso alla porta della camera da letto. Manu ricordava di averlo tolto e gettato, ma non era più sicuro di nulla.
Non posso passare la notte in casa, pensò Manu, uscirò e starò sveglio fino all’alba. Troverò qualche bar o girerò in macchina a vuoto, farò di tutto. Ma non posso passare ancora una sola notte in questa casa.
Manu prese la macchina e girò senza meta finché trovò un bar aperto e scese a prendersi un paio di caffè.
Poi fu tutto nebbioso e si svegliò in casa sua, sdraiato nel letto.
Fuori, il buio. Manu sentiva l’ansia farsi spazio dall’intestino verso lo stomaco e poi su fino alla gola.
Finché un suono gli accelerò i battiti del cuore e lo fece gelare.
Qualcuno o qualcosa stava grattando la porta ed emetteva un ringhio basso e continuo. A Manu sembrava il rumore di un cane che gratta la porta, ma la cosa che lo stava terrorizzando di più era che, qualsiasi cosa fosse, non stava tentando di entrare. Stava provando ad uscire.

 

Sonia si svegliò urlando nel cuore della notte.
Suo marito si destò di colpo. “Cosa succede, amore?” le chiese, con la voce impastata dal sonno.
“Niente. Ho avuto un incubo. Ero un’altra persona. un ragazzo che soffriva di tremendi incubi ed era tormentato dal buio e da cose strane…”
“Dai, è solo un sogno,” la interruppe Alberto “ora rimettiti a dormire che domani ci dobbiamo alzare presto”.
Sonia era contenta di essersi svegliata da quell’ incubo ma avvertiva ancora un lieve senso di paura e guardò l’orologio che segnava le tre e trenta. Ancora un paio d’ore di sonno e poi ci dovremo alzare, pensò.
La sveglia suonò alle 5.45 e Sonia aprì gli occhi, sentendosi ancora stanca e bisognosa di dormire “Starei a letto tutta mattina” disse rivolgendosi ad Alberto, ma non ricevette risposta e si accorse che suo marito non era più a letto.
Tese l’orecchio e sentì il gorgoglio della moka in cucina. Un sospiro di sollievo le sfuggì dalla bocca.
“Grazie per esserti alzato prima e aver preparato il caffè,” disse ad Alberto appena lo raggiunse in cucina “mi ci vuole proprio. Mi sembra di non aver chiuso occhio tutta notte.”
“Figurati amore. Comunque mi hai spaventato a morte questa notte.”
“Già, ho fatto veramente un sogno orribile e mi sembrava così reale. Sarà che ieri sera abbiamo mangiato pesante da tua madre.”
“Ah Ah. Come sei simpatica di prima mattina, Sonia. Comunque vedo che l’acchiappasogni che ho buttato ieri e che sei andata a recuperare dal cestino della spazzatura non serve a molto, visto l’incubo che hai avuto. E soprattutto non pensavo ti piacesse, avresti dovuto dirmelo, così non l’avrei buttato”
Sonia fissava con un vago senso di ansia quell’oggetto fatto di piume e cerchietti di legno appeso alla porta della camera da letto. “Non l’ho rimesso io lì. Non mi ero nemmeno accorta che l’avessi buttato” disse a suo marito.
“Sarà, comunque ora sbrighiamoci che dobbiamo andare” tagliò corto Alberto, che finì in un solo sorso il suo caffè bollente e si alzò per andare in bagno.
Sputò il dentifricio nel lavandino e fece scorrere l’acqua.
La maggior parte dei vermi bianchi che stavano risalendo il tubo di scarico furono spazzati via dall’acqua, ma alcuni rimasero attaccati alle pareti di plastica e continuarono la loro marcia, guadagnandosi l’uscita.



1 Commento per “Sogni

  1. Il buio e l’insonnia… già. Eppure ricordo di aver letto che non c’è niente al buio che non sia presente anche alla luce del giorno…
    Molto carino nel suo genere.
    Un saluto.
    Sandra

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