Una storia qualunque

Lasciate che vi racconti di Adelina. Adelina ha ottantasei anni e vive sola, in un condominio di quindici famiglie. Lei e il marito, subito dopo il pensionamento di quest’ultimo, avevano comprato il bilocale all’interno due, grazie ai risparmi e alla liquidazione. Avevano traslocato, lasciando l’appartamento in affitto e tutti gli amici che si erano fatti in una vita; erano convinti di avere tanto tempo ancora da trascorrere insieme ma il destino aveva disposto diversamente. 

Giorgio era morto un pomeriggio di tanti anni prima, si era seduto in poltrona dopo mangiato e non si era più alzato di li. Adelina, a poco più di settanta anni, s’era ritrovata improvvisamente sola; non aveva figli, nessun parente, nessuno a cui fare visita, nemmeno gli amici di un tempo, perché per raggiungerli ci voleva l’auto e Adelina non aveva mai guidato in vita sua. C’era voluto tempo per assorbire un così duro colpo; solo per uscire di casa con uno scopo diverso dal fare spesa, aveva impiegato quasi due anni. Adelina era talmente discreta che le restanti quattordici famiglie del condominio a malapena si accorgevano di lei; era una donnina minuta e dall’eleganza sobria, dal comportamento metodico e rigoroso quanto un orologio svizzero. 

Accadde che il proprietario dell’appartamento all’interno tre vendette ad una coppia, Francesca e Massimo, con due figli a carico: Sara, di nove anni e Mattia, che ne aveva solo quattro. Francesca aveva il suo bel da fare per finire di sistemare casa, gestire la famiglia e l’impiego in banca; Massimo non si risparmiava di certo ma, per certe cose era proprio negato. Adelina se la trovò una sera, attaccata al campanello; sulle labbra di Francesca, la più classica delle domande: signora, non avrebbe mica un po’ di zucchero da prestarmi, che domani glielo rendo? La scena si ripeté spesso, tanto che Francesca si azzardò un giorno a proporre a Adelina di andare al supermercato insieme; si sentiva in colpa per le tante volte che era ricorsa alla vicina. 

Ne venne fuori che Adelina era un tipo niente male e Francesca si sorprese a raccontare di sé più di quanto avesse pensato di fare; ci sapeva fare anche con i ragazzi, di solito particolarmente vivaci durante le incursioni al centro commerciale. Fu Sara la prima ad intrufolarsi in casa d’Adelina, una domenica mattina che mamma l’aveva mandata a chiedere l’ennesima cosa che s’era scordata di comprare. Massimo che era andato per richiamarla, l’aveva trovata intenta ad allineare i tortellini che Adelina aveva chiuso; Sara era così assorta nel compito che non si era accorta del papà che la guardava. Adelina guardò Massimo che ricambiò lo sguardo e questi uscì a passo indietro dalla cucina, scuotendo la testa, a metà tra il divertito e l’imbarazzato. 

Quello fu solo l’inizio, perché Francesca fece ben altro, parlò d’Adelina alle riunioni condominiali e finì che lei insegnò a tirare la sfoglia, a cucinare, a fare orli, rammendi e ad attaccare bottoni, a far la calza e il merletto ad almeno un membro di ognuna delle quattordici famiglie del condominio. Ora scusatemi, ma Nonna Adelina spegne oggi ottantasette candeline ed io non posso mancare, anche perché le candeline le ho io.  Mattia  

 

7 pensieri su “Una storia qualunque”

  1. E’ molto molto carino il tuo racconto, scorrevole e ben scritto!
    Ciao Elisa

  2. Ma dai! é bellissima, abbiamo bisogno di storie cosí che ti entrano in casa in punta di piedi, ciao. Tilly

  3. che bel racconto!
    l’elogio della vita di tutti i giorni, semplice, vicina al cuore e alla nostra normale e abituale quotidianità.

  4. Molto carina. Ribadisco sempre il mio concetto di base. Si é soli, solo se lo vogliamo noi.
    Ciao. Sandra

  5. bellissima storia come mi piacerebbe avere una adelina così vicino a casa . il racconto è scritto molto bene brava dolce luna

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