Io e Paola…

Avevo aperto la porta di casa e avevo trovato mia moglie sul divano che piangeva disperata.
“Ehi amore che hai?” le chiesi.
Ma ricevetti un semplice “niente”, presagio di imminente litigata o imminente tifone in casa. Mi ero avvicinato a lei, le avevo preso la testa tra le mani e le avevo chiesto di nuovo cosa stesse succedendo, per ricevere ancora una serie di “niente”.
Le avevo cucinato del pollo con l’insalata, so che a lei piacevano le cose semplici. A tavola la guardavo mentre con la forchetta faceva dei ghirigori con l’olio avanzato nel piatto. Non capivo. Le avevo allungato la mano sul braccio, sembrava fredda e con i peli appena rasati. Non le avevo più chiesto nulla, ma non sembrava avercela con me a questo punto. Era assente, non mi rivolgeva parola e si era rivolta a me soltanto per dirmi: lavi tu i piatti stasera?
Non avevo dato una risposta secca, avevo solamente risposto con un mugugno affermativo per dirle ok, li lavo io anche se vorrei sapere che sta succedendo. Mentre io lavavo i piatti, intravedevo dalla porta lei sul letto, seduta. Guardava il muro e scriveva qualcosa sulla sua agenda custodita gelosamente nel primo cassetto del suo comodino. Avevo fretta di finire perché avevo la partita in tv, ma quella sera non era forse il caso di guardarla, così una volta finito mi avviai in camera con l’intento di mettermi a letto con lei da subito. Paola non si era neanche girata, ma ebbe la prontezza di dirmi, “Amore vai di là a guardarti la partita, poi vieni a letto con me”.
Non sapevo che fare, se non andavo era come non averla ascoltata, se andavo era come lasciarla lì da sola, peró era ció che voleva. Così feci, mi buttai sul divano e accesi la tv sul 201. Mi guardai tutta la partita ma era come non averla vista, avevo mal di stomaco, pensiero fisso su ciò di vissuto qualche ora prima. Finita la partita, spensi immediatamente la tv. Lasciai i telecomandi sul divano e lasciai la finestra con lo scuro appena aperto, senza chiuderlo come ogni sera. Avevo fretta. Paola dormiva, la toccai ma non aveva sentito nulla di me, così pensai che la miglior cosa da fare era andare in bagno e lavarsi. Mi lavai, mi guardai allo specchio come facevo ogni sera e mi pettinai, come se qualcuno dovesse vedermi nella notte. Una volta nel letto, avevo voglia di avvicinarmi a lei e darle un bacio, ma la cosa migliore da fare era mettersi su un fianco e cercare di dormire.
Dalla fessura del mio occhio destro, vedevo luce arrivare dal bagno, rifletteva sulla porta di legno e mi arrivava dritta in faccia, io avevo la fobia della luce di notte. Ci doveva essere pieno buio. Paola aveva tirato lo sciacquone del bagno, e il rumore oramai mi aveva completamente svegliato. Non usciva da lì, avevo appena guardato il telefono, 3.47. Avevo pensato se andare, ma alla fine SI! Mi ero alzato, appena appoggiato il piede a terra il pavimento era ghiacciato, stavo pensando di rimettermi seduto e alzare i piedi. Mentre camminavo verso il bagno sentivo il freddo salire dai polpacci, fuori il silenzio più totale, faceva freddo quella notte e l’unica cosa che mi faceva compagnia era quella fessura. Mentre appoggiavo la mano sulla porta di legno, spingendola delicatamente come se stessi accarezzando mia moglie in testa, il cane si era alzato di scatto come per farmi entrare, era seduto appena dietro la porta.
Paola era seduta sul bordo del bidet, in mano un fazzoletto e un foglio bagnato dalle lacrime che copiosamente scendevano e non accennavano a smettere. Paola appena mi aveva visto aveva nascosto il foglio sotto la gamba destra per tenermi nascosto questo suo segreto.

“Non dormi?” Mi chiese
“No, mi sono svegliato con la luce”.

“Ora mi dici cos’hai? Cos’è successo?”
Mi aveva guardato con gli occhi di sfida: “ti cambierebbe la vita saperlo?”
“Sono tuo marito, penso di avere il diritto di sapere”.
Ed era scoppiata a piangere, “tieni marito, tieni…”

Non sapevo se iniziare a piangere o se buttare il foglio o cos’altro fare, ma Paola contava per me veramente più di ogni altra cosa. Dopo aver letto quel foglio avevo deciso nessuna lacrima, le avevo preso le mani e gliele avevo baciate e nello stesso momento l’avevo fatta alzare e l’avevo portata con me nel soggiorno.
Il pavimento intanto era diventato quasi caldo…
Appena arrivati in soggiorno, non avevo fatto altro che mettere su il suo pezzo preferito, LET HER GO dei Passengers.
Le avevo preso le mani e gliele avevo strette al mio corpo, e le mie esploravano la sua schiena come se fosse nuova per me.
Avevo portato mia moglie in soggiorno con me perché forse era l’unico gesto dolce che potevo fare e forse perché era l’ultimo che potevo fare con lei…

Un pensiero su “Io e Paola…”

  1. Quando improvvisamente tutto finisce e non certo a causa dell’umano ma per decisioni prese dall’alto. Un soffocamento enorme prima di combattere e prima del volo. Terribile quando ciò accade.
    Un saluto.
    Sandra

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