Emmanuele

Ardeva l’infinito

in miliardi di stelle,

guardava ad una grotta

nei pressi di Betlemme.

Attendeva la notte,

sulla scia d’una cometa,

evanescente e bianca

tra la gola dei monti,

il canto d’un vagito.

Esultava una madre,

dal travaglio provata,

stringendo a sé l’Eterno

e in Esso rallegrava,

sicchè le sue fattezze

trovava a sè sembianti:

“Questo bambino è Dio,

eppure mi somiglia,

miei i suoi occhi,

persino la boccuccia

e l’esile manina

ed il piedino è mio,

eppure è Iddio!”

E indissolubile,

in amorosi sensi,

un vincolo tesseva.

Giammai ebbe donna,

in sì mirabil modo,

tutto per sé il suo Dio.

Ardeva l’infinito

in miliardi di stelle,

di esse la più bella,

sin dal lontano Oriente,

in groppa al suo cammello,

avvolto nel mantello,

di un re segnò la via.

Cercava Agarttha,

portava ad una grotta,

nei pressi di Betlemme,

ov’era dei re il Re.

Errava un pastore

col suo greve gregge.

Cercava l’Essenziale.

Eccolo, è in fasce,

tra un bue e l’asinello,

e sull’usato viso

dal logorio provato,

si condensò l’immenso.

Ardeva l’infinito

in miliardi di stelle…

 

13 pensieri su “Emmanuele”

  1. Molto bella e dedicata al mio più alto personaggio storico: Gesù Cristo.
    Ciao. Sandra

  2. Semplicemente bella! ardeva l’infinito… mai sarei riuscita in una poesia unicamente così.

  3. Non particolarmente “elaborata” ma comunque “sentita”. Giancarlo Nicolini.

  4. E’ una poesia che si commenta da sola, complimenti, le parole risulterebbero banali.

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