Emmanuele
ANNA CERVONE Febbraio 29th, 2008
Ardeva l’infinito
in miliardi di stelle,
guardava ad una grotta
nei pressi di Betlemme.
Attendeva la notte,
sulla scia d’una cometa,
evanescente e bianca
tra la gola dei monti,
il canto d’un vagito.
Esultava una madre,
dal travaglio provata,
stringendo a sé l’Eterno
e in Esso rallegrava,
sicchè le sue fattezze
trovava a sè sembianti:
“Questo bambino è Dio,
eppure mi somiglia,
miei i suoi occhi,
persino la boccuccia
e l’esile manina
ed il piedino è mio,
eppure è Iddio!”
E indissolubile,
in amorosi sensi,
un vincolo tesseva.
Giammai ebbe donna,
in sì mirabil modo,
tutto per sé il suo Dio.
Ardeva l’infinito
in miliardi di stelle,
di esse la più bella,
sin dal lontano Oriente,
in groppa al suo cammello,
avvolto nel mantello,
di un re segnò la via.
Cercava Agarttha,
portava ad una grotta,
nei pressi di Betlemme,
ov’era dei re il Re.
Errava un pastore
col suo greve gregge.
Cercava l’Essenziale.
Eccolo, è in fasce,
tra un bue e l’asinello,
e sull’usato viso
dal logorio provato,
si condensò l’immenso.
Ardeva l’infinito
in miliardi di stelle…

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Semplicemente bellissima e che altro dire, si commenta da sola!
Molto bella e dedicata al mio più alto personaggio storico: Gesù Cristo.
Ciao. Sandra
Meravigliosa… unica!
Molto bella, non dico altro.
Semplicemente bella! ardeva l’infinito… mai sarei riuscita in una poesia unicamente così.
Bella, bella, bella… che dire mi ha emozionata.
Troppo bella, troppo, mi ha colpita!
Non particolarmente “elaborata” ma comunque “sentita”. Giancarlo Nicolini.
E’ una poesia che si commenta da sola, complimenti, le parole risulterebbero banali.
Prof è una poesia che fa venire i brividi.
Troppo commovente sta poesia e bella!