A un amico perduto

Era una sera di metà settembre, era l’ultimo giorno di vacanza e avevo nove anni.
Lui si chiamava Antonio, aveva concluso la quinta elementare ed era innamorato di me.
Non so se ero anch’io innamorata di lui, ma era il primo ragazzino che mi faceva la corte e la cosa mi lusingava.
Nessuno prima mi aveva mai preso in considerazione ed io ne soffrivo molto.
In quella fase della mia vita ero proprio un brutto anatroccolo: alta alta, magra magra, persa nei miei pensieri, non avevo nulla di quell’aspetto femminile che invidiavo alle mie cugine, tutte belle, ormai “grandi”, avvenenti e ammirate.
Io, invece, non avevo niente di loro e del loro fascino, né gli occhi scuri e lucenti né i capelli neri che mi piacevano tanto e men che meno una chioma ondulata come era di moda.
I miei capelli erano biondi, lunghi e lisci, generalmente raccolti a coda di cavallo o in due trecce.
Avevo, però, occhi verdi come quelli di mia sorella e la cosa mi confortava, altrimenti avrei creduto di essere stata scambiata nella culla, perché sembrava che non assomigliassi a nessuno in famiglia e la cosa non mi piaceva affatto.
Ma quella sera, dopo un’estate di giochi a nascondino, lanci di palla prigioniera e nuotate nel mare azzurro, mentre tutto il nostro gruppetto di amici si riposava dopo una corsa a perdifiato stando seduti sui gradini della Chiesetta del Cuore di Gesù, Antonio vicino a me estrasse dalla tasca dei pantaloncini una mela verde, acerba, piccolina.
I suoi occhi sempre ridenti e un po’ beffardi si fecero seri e mi disse in un sussurro:
“Tieni, l’ho rubata per te. Mi sono arrampicato sull’albero del mio vicino di casa e l’ho raccolta per te. Se l’accetti vuol dire che sei la mia ragazza”.
Nessuno prima mi aveva fatto una proposta simile e la faccenda mi sembrò di poco impegno, in fondo dovevo solo accettare quel pegno d’amore a occhio e croce immangiabile, ma di un colore bellissimo e al tatto liscio e vellutato.
Accettai il regalo e la novità di avere finalmente un pretendente anch’io.
L’indomani c’era la partenza per il ritorno a casa, a scuola, alla vita di sempre, ma tornata in città custodii la mela per un po’ di giorni finchè marcì e la gettai via.
Un altro anno di scuola, gli esami finali e le nuove vacanze che per me erano il periodo vero di vita, di libertà e di ritorno agli amici di sempre.
Ero un po’ emozionata anche all’idea di ritrovare Antonio e mi chiedevo cosa ne era stato di lui quando riprendendo i giochi abituali non lo rividi tra noi.
Non osavo chiedere apertamente sue notizie per non essere presa in giro dagli altri ragazzi, credevo che preferisse i compagni più grandi ritenendo il nostro gruppetto quello dei piccolini, perchè a quell’età un anno in più o in meno ha sempre fatto la differenza.
Non era così.
Una sera che tornavo con la mamma e mia sorella dalla spiaggia lo incontrai solo, sporco, sudato e stanchissimo.
Mi sorrise appena e tirò dritto.
Non avevo bisogno di spiegazioni.
Tornava dalla cava che arruolava maestranze di ogni età tra gli abitanti dei dintorni.
Antonio non giocava più con noi, perché lavorava e non aveva di sera la forza per giocare.
Non l’ho più rivisto e, tranne il nome, non so altro di lui.
Ho impiegato anni a capire come la vita degli uomini fosse diversa e data per scontata, soprattutto da quelli che sconti maggiori hanno ricevuto.

 

11 pensieri su “A un amico perduto”

  1. A volte basta un piccolo gesto a renderci felici e a lasciare un segno indelebile nel nostro cuore, una piccola mela verde, un sorriso, uno sguardo profondo…. è bello tutto questo non trovi?
    Si vive per questo….
    Ciao Elisa

  2. Bella, veramente bella, intensa. Quando una storia ti coinvolge facendoti sorridere e commuovere e in piú ti lascia un po’ in sospeso quasi a volerne sapere di piú …..vuol dire che é una buona storia e ben raccontata, ma questa non é una novitá non mi deludi mai, ti abbraccio. Tilly

  3. Purtroppo la cruda verità di tanti stupendi bambini ed adolescenti costretti a crescere in fretta…io ne so qualcosa…Kisssal…

  4. Molto tenera Anna, sono ricordi che ci fanno compagnia nel corso della vita, sono quelli che crescono con noi, che ci confortano e ci rammentano come eravamo, che non é poi tanto diverso da come siamo oggi. Io, considero questa condizione, una fortuna non da poco.
    Brava. Ciao. sandra

  5. Molto tenero questo racconto, ti porta a ricordare, l’amichetto che ci ha fatto diventare rosse per la prima volta.
    Bello!!………Grazia

  6. Che bel ricordo ha lasciato il tuo Antonio. Qualunque sia stato il suo destino, credo che un’anima bella come la sua sia stata in grado di fiorire alla vita, nonostante tutto.
    Un abbraccio.

  7. E’ una storia bellissima, dentro mi ha lasciato un vuoto profondo e mi ha fatto capire quanto sia bello avere una amicizia così profonda… non so che dire, è meravigliosa.

  8. grazie, Sara.
    ogni tanto penso a quel mio amico che non ho mai più rivisto e di cui nessuno è mai stato in grado di dirmi più nulla.
    resta come un grande punto interrogativo nei miei ricordi di bambina.
    e, come dici tu, un grande vuoto…
    ciao
    anna

  9. Anch’io ho un amico che da parecchio tempo non vedo più e molte volte mi capita di pensare: -chissà dov’è, che cosa fa, ma soprattutto se sarà felice. Ah la felicità! Qualcosa di effimero, fugace, che ti tocca, ti sfiora e poi se ne va forse per sempre oppure ritorna, ma solo per poco. E’ tanto avara la felicità!

  10. Questo racconto è stupendo perché mi ha fatto ricordare il mio primo amore. Un’amicizia così profonda è da ammirare! Un Abbraccio!

  11. Per Elisabetta (un po’ in ritardo e me ne scuso) e per Alessia:
    Ci sono ricordi appesi ad un filo, ma mai sopiti del tutto.
    Qualcosa all’improvviso li riporta alla mente.
    Spesso penso che ogni particolare della nostra esistenza, come se questa fosse un film, nel susseguirsi delle sue sequenze ha portato, poi, alle persone che siamo diventate.
    Anche ad Antonio, anche se lui non lo sa e con certezza non lo saprà mai, devo un po’ del mio carattere e del mio modo di essere.
    Grazie per la vostra lettura e per il bel commento che mi avete lasciato.
    anna

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