La farfalla

C’era una volta un bruco, si un bruco, avete presente? Quell’insetto simile ad un verme che aspetta di diventare farfalla. Ecco, questo bruco era proprio insopportabile, nessuno degli altri insetti del prato lo tollerava; non faceva altro che ripetere “Io non sono un insetto comune, io sarò una farfalla, capite una farfalla” a lungo andare un atteggiamento del genere scoccia un po’. Il fatto grave era che lui non cercava nemmeno di instaurare un rapporto con gli altri insetti, li riteneva tutti inferiori, e non faceva nulla per non darlo a vedere. Una volta la formica, che era la più buona del gruppo, lo invitò a cena; e il bruco non fece altro che lamentarsi per tutto il tempo delle pietanze che gli venivano servite “Oh mio Dio! E questa sarebbe verdura fresca? Io posso mangiare solo verdura di alta qualità, sono vicinissimo alla mia metamorfosi e devo mangiare solo il meglio. Io sarò una farfalla”. La formica si pentì di aver invitato quel cosino insofferente e dovette dar ragione agli altri: il bruco era insopportabile. Era arrivato il momento della metamorfosi, e il  periodo che il bruco trascorse nel suo bozzolo fu una ventata di aria fresca per gli abitanti del prato, ma sfortunatamente passò in fretta. Quando il bruco uscì dal suo involucro era davvero uno spettacolo, era diventata una bellissima farfalla, ma purtroppo per lei il suo ego era cresciuto pari alle sue ali: ora era smisurato; non faceva altro che volare di qua e di là dicendo “Guardatemi sono bellissima! Guardate le mie ali sono uno spettacolo, che colori, signori che colori”. Era diventata più antipatica di prima e nonostante il suo magnifico aspetto non aveva nemmeno un amico. Un giorno durante una le sue evoluzioni, mentre si rimirava nello stagno volando a fil d’acqua, non vide la direzione che stava prendendo ed andò dritta dritta ad atterrare su una ragnatela. La farfalla si dimenava e si contorceva, ma più cercava di liberarsi e più le sue ali rimanevano impigliate; la formica che passava di là sentì i lamenti e si avvicinò preoccupata, vedendo la situazione disse “Farfalla sono io la formica, ascolta da qui riesco a vedere che sei incastrata solo con la punta delle ali, forse tagliandole un pochino…” ma la formica non riuscì a finire la frase perché la farfalla arrabbiata rispose “Tu sei pazza! Tu non taglierai le mie magnifiche ali, sei solo invidiosa“ allora  la formica disse “Bene allora morirai con le tue bellissime ali” e se ne andò. Dopo un po’ arrivò il ragno, che disse “Guarda, guarda che bocconcino” e la farfalla “No, tu non puoi mangiarmi, io sono bellissima” il ragno rise a quella sciocchezza “Non preoccuparti tesoro io ti avrei mangiata anche se tu fossi stata brutta”.

La morale di questa favola è facile da intuire: essere belli è una gran cosa, ma non è l’unica.

 

10 pensieri su “La farfalla”

  1. Sembra la storia di “Narciso”….
    Hai ragione guardare solo se stessi, amare solo se stessi, rende poveri e soli!
    Ciao Elisa

  2. bellissima morale!
    quante volte ci accorgiamo di avere a che fare con persone bellissime e prive di tutto…..

  3. Molto carina e… per tutti, da non scordare la morale, chissà, strada facendo può sempre servire una rinfrescatina…
    Ciao. Sandra

  4. Devo dire una cosa :ho scritto questa favola con l´aiuto di mio figlio di dieci anni .Per Laerte :devo supporre che tu ti senta un bellissimo predatore?Grazie anna, elisa e Grazia, un bacio.Tilly

  5. Noi maschi del Sud un pò di predatore l’abbiamo come dote a corredo genetico, bellissimo mai stato. Con molta sim-patia…Sal…

  6. Grazie, stavo cercando una favola sulla metamorfosi da bruco a farfalla per la mia classe d’italiano, ma la volevo con una morale… fantastico!

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