A Lei – lettera mai data

Caro Dottore,
non sono certa di quanto sia appropriato riferirmi a Lei come “caro”. Avrei optato, in passato, probabilmente per qualcosa di più formale, ma credo che l’espressione scelta sia esemplificativa dell’affetto che provo per Lei.

Non so esattamente perché le sto scrivendo questa lettera. E nemmeno sono sicura di volergliela consegnare, ma se la sta leggendo vuol dire che gliel’ho consegnata.
So che solitamente quando si scrive una lettera si introduce il motivo della stessa, o i contenuti, ma per ora non sono in grado di fornirli.

Quello che posso fornirLe è il mio stato d’animo. Ultimamente quando esco dal suo studio provo un dolore, che in ritardo identifico come tristezza. Non mi capacito del perché, dato che, come sa, mi trovo bene con Lei. Presumo sia dovuto alla consapevolezza che il nostro rapporto stia giungendo al termine. Ne abbiamo già discusso, ma sentivo il bisogno di comunicarGlielo. E se sta leggendo questa lettera è perché non ho avuto il coraggio di farlo a voce. Eppure ogni volta che termino la seduta con Lei e mi accingo a tornare a casa, sento il bisogno di tornare indietro e dirLe che sono triste. E trovo molto frustrante dover aspettare due settimane per farlo (come già sa, la pazienza non è una mia virtù).

Ne abbiamo già discusso: chiudere bene un rapporto significativo mi farebbe bene, inoltre lo prevede il percorso DBT. Continuerei ad essere seguita dal Dottor T., persona che rispetto e con cui ho piacere di parlare. So, anche, che Lei non smetterebbe di esistere, quindi continuerei a incontrarla, almeno per caso, informalmente. Mi ha proposto, inoltre, di prendere una pausa di due mesi, che io ho accettato, quindi non sarebbe effettivamente una chiusura. Razionalmente, come si usa dire, il ragionamento non fa una piega.
Ma emotivamente non posso evitare di vivere tutto questo come un abbandono, con mia sorpresa, estremamente doloroso.

Come le dissi nella mia “arringa”, mi impegnerò ad accettare la pausa, l’auspicata chiusura al termine di questa, i sentimenti di abbandono e il dolore, in nome della ragione. Ma non posso evitare di provare tristezza nel frattempo e sentivo il bisogno di farglielo sapere, in nome dell’onestà.

È un vero peccato, che essere ragionevoli, saggi e fare la cosa giusta, che ci fa sta stare meglio sul lungo termine, sia così difficile.

Giacchè le sto scrivendo una lettera, mi sembra appropriato e giusto (ma non faticoso) concludere con qualcosa di meno pesante.
La vorrei ringraziare. So che solitamente gli altri pazienti le portano cioccolatini o del Marzemino, ma spero si accontenterà di semplici parole su carta.

In primis, La vorrei ringraziare per essere riuscito a capirmi e non avermi mai giudicata. La ringrazio per avermi spronato a fare cose che mi spaventavano, per non essere mai stato accondiscendente, per essere strato in grado di dirmi di no, quando era necessario, senza suscitare rabbia in me. La ringrazio per avermi introdotto al percorso della DBT. La ringrazio per essere riuscito a farmi cambiare prospettiva in diverse occasioni. E la ringrazio per tanto altro.

Si potrebbe obiettare che l’idealizzazione che ho sviluppato nei suoi confronti, abbia potuto giocare un ruolo importante in quanto riportato sopra. Ma la mia modesta opinione è che se l’idealizzazione si è realizzata, è anche un Suo merito.

In conclusione: grazie.

Distinti saluti,
T.

2 pensieri su “A Lei – lettera mai data”

  1. È un terapeuta stupendo. Ti ha restituito le ali, e come ultimo gesto terapeutico ti sprona ad usarle. Un giorno guarderai indietro, e lo ringrazierai. Lo ringrazierai di non averti legato a sé quando ne ha avuta l’opportunità; di averti ridato la libertà di ricostruire i tuoi sogni, oppure di scegliere di non farlo. Ma solo dopo averti aiutata a risviluppare gli strumenti giusti per affrontare la vita e le scelte che essa comporta. Ti sta invitando ad abbandonare la zona di confort. Lo fa con professionalità, ma sicuramente anche con empatia, consapevole di averti aiutata a lavorare su te stessa.
    Buona vita.

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