Il Manuale della felicità

Come facevi a sorridere al mondo?

Un piccolo cucciolo che piange lontano era la sua sveglia d’ogni mattina che iniziava così come finiva: sola. Lasciata in disparte a vivere come le bestie assieme al figlioletto. Chi l’avvicinava si sentiva vicino all’inferno. Una donna come un diavolo, la tentazione e il richiamo per curiosi che vivono degli affari altrui. Un male che portava da tempo, che pagò, che non finirà mai.
Questa era la triste giornata di mia madre. Povera d’animo ma non di forza. Per questi uomini cattivi non ha mai avuto un nome ne lo ha adesso su quella pietra scura che posa su di essa, su un campo di spine desolato. Era la donna da non nominare. Era la serva dei demoni. E’ stata la madre che mi ha accudito con amore, forza e voglia di combattere. L’aveva un nome, l’aveva bellissimo. Si chiamava Margherita, ma non lo sapeva nessuno. Non lo sa nessuno. Io fui allevato come si allevava un bambino in povertà ma dopo tante vicissitudini adesso vivo bene, circondato da nuovi visi amorevoli che non conoscono il mio passato. Ho imparato a leggere e scrivere e non ho dimenticato la mia infanzia, non ho dimenticato gli sguardi di disprezzo della gente. Vago spesso tra l’imponente biblioteca di libri antichi di mio zio, il mio nuovo zio, colui che mi accolse nella sua gentile famiglia. Avevo voglia di apprendere cose nuove e fare tutto ciò che so piaceva fare mia madre. Lei voleva scrivere. Dunque mi tuffavo in letture e tra quelle pagine di antichi manuali imparavo lingue nuove, culture diverse, pensieri importanti e racconti che passeggiavano con la mia fantasia. Leggevo ogni volume che mi capitava, soprattutto poesie, perché esse vedono lo stesso mondo che vedo anch’io con occhi che conosco. Pregavo anche, e molto, pregavo non per mia madre ma perchè lei potesse perdonare la malvagità del mondo. Io ho sempre saputo che lei non era la schiava del diavolo. Lei credeva in Dio, e lo esortava sempre perché le desse la forza di sopportare le oppressioni di un paese che la emarginò in casa senza poterne uscire. L’amore per un figlio era per loro odio e oggi l’amore per la vita mi porta a cancellare la volontà di vendicarla. Sarà di certo il destino che la vendicherà. Me l’ha detto lei stessa aprendo quell’altro libro lassù. Il titolo mi incuriosiva. Sulla copertina stava scritto: Happiness’ Book. Il manuale della felicità. Lo sfogliai e mi fermai su quell’immagine di una rosa gialla nel deserto. Sotto il testo diceva che nel deserto più arido nascerà una rosa che sboccia senza acqua e cresce nel vento tra le dune. La sabbia rovente non la scotterà perché a sostenerla ci sarà la voglia di vivere, di vedere il sole, di respirare l’aria per sentire infine il piacere di morire, di essiccare piano piano e poi veder la luce abbandonare il mondo dei dannati.

 

4 pensieri su “Il Manuale della felicità”

  1. Non so se é fantasia oppure la tua realtà. Comunque é un racconto triste, ma per il mio animo e il mio carattere, credo che la gente dovrebbe farsi gli affari propri ed evitare giudizi sugli altri; emarginare le persone é una roba da Medio Evo; non conosco l’esistenza dei dannati, credo che le creature meno fortunate, dovrebbero essere aiutate con generesità, credo che la rosa, come tutti, abbia bisogno di acqua, di sole e di amore per vivere, auguro a te, di conoscre queste meravigliose componenti, necessarie per respirare il profumo della vita.
    Ciao. sandra

  2. Un augurio sincero xchè da questa storia triste ne venga fuori un lato ricco di coraggio, che ti dia la forza di vivere saggiamente, attraverso la ricerca interiore di te stesso. Nella vita non siamo niente se non siamo capaci di provare emozioni x le cose migliori attraverso i sentimenti. Possono essere buoni o cattivi, sta a te coglierne l’essenza migliore, che ti stimoli alla ricostruzione di un cuore triste ma ricco di coraggio. UN FORTE ABBRACCIO
    ciao da Pabela

  3. La forza e la fragilità di un fiore superano giudizi e cattiverie.

    Una storia bellissima che non chiede vendetta ma dà amore.

  4. E’ una storia triste di una donna emarginata dai pregiudizi e dalla cattiveria dei meschini e di un figlio che l’ha amata e ha imparato ad amare la vita grazie ad una donna che sapeva amare. Questi sono i fiori che sbocciano nel deserto e che sembrano angeli in volo in un mondo fatto di malvagità e cattiveria. Secondo me queste persone hanno già vinto!
    Un abbraccio, rosatea.

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