Dove sarebbe questo locale?

– Dovrei crederti? Dice Silvia
– Come sei riuscita a sganciarlo, quello!
– Mi allunghi una sigaretta! Dice Silvia
Paolo mette mano nel cassetto del comodino, ne prende una, l’accende pure e gliela infila tra le labbra. Il letto dove sono stesi è quello sfondato da una parte, lo è da un sacco di tempo e non si decidono mica a cambiarlo. In realtà non hanno soldi. Silvia fa la cassiera in un piccolo market verso la periferia, mentre Paolo ha perso il lavoro da oltre una settimana. Nel market dove lavora Silvia, c’è un tizio che ci prova in maniera spudorata. Ed è di questo, che Silvia sta raccontando a Paolo, tra una tirata di fumo e l’altra.
– Non dirmi che ti vuole scopare! Dice Paolo
– È carino con me! Dice Silvia
– Cosa ti fa? Chiede Paolo
-Niente, però l’altra sera – dice Silvia – mi ha detto che il suo mondo aspetta solo di essere riempito da me! Capisci?
– E tu?
– Io nulla, ho sorriso!
Anche Paolo si accende una sigaretta. Fuori è appena sera. È tutto il pomeriggio che sono ficcati sotto le coperte. Silvia è di riposo. Vorrebbe andare fuori a mangiare, mettere il naso da qualche parte, cose così. È tanto tempo che non lo fanno. Paolo dice che sta una meraviglia. Silvia, dopo la sigaretta vuole farsi una doccia. Si sono alzati solo per fare colazione. Hanno avuto così parecchio da fare d’aver saltato il pranzo. Stanno recuperando il tempo perduto. Da quando Paolo non lavora più si stanno dedicando a loro stessi. Paolo lavorava in una fabbrica siderurgica, fuori città. I loro turni non cambaciavano mai. La loro storia stava prendendo una piega strana. A lui gli toccavano le feste e i turni di notte. Silvia diceva. Non è possibile andare avanti in questo modo. Paolo rispondeva che se volevano avere un po’ più di grana per la fine del mese questo era il modo giusto. Tu là dentro devi avere qualcuno. Diceva Silvia. Non ho nessuno. Diceva Paolo. Certe volte, quando a Silvia le toccava il turno di pomeriggio, lei stessa lo accompagnava in fabbrica, fin davanti ai cancelli. Si baciavano. Solo la mattina seguente, e non era certo che accadesse, si sarebbero rivisti. Non so se a Silvia dispiacque ma dopo un po’ di tempo la fabbrica ha cominciato ad avere dei problemi. Hanno chiuso dei reparti. Paolo diceva. È solo questione di tempo. Di settimane. Di giorni. Poi, quelle settimane, quei giorni sono arrivati e lui si è trovato fuori senza nemmeno accorgersene. È successo una mattina. Suonano alla porta. Silvia era in pigiama. Ha detto. Chi diavolo è a quest’ora? Un tale aprì una borsa e tirò fuori una lettera. Lei lesse il nome di Paolo e della fabbrica. Una volta in cucina aprirono questa cavolo di lettera. C’era scritto che la fabbrica andava in malora e con tanto dispiacere comunicava l’avvenuto licenziamento. Roba da matti. Disse Paolo. Silvia lo abbracciò. Rimasero abbracciati per un bel pezzo. Si davano pacche sulle spalle. Silvia lo baciò un paio di volte.
– Allora ti va di uscire? Chiese Silvia
– Dove vuoi portarmi? Rispose Paolo
– In quel locale lì, servono roba niente male!
– La macchina funziona? Chiede Paolo
– Ieri è partita! Risponde Silvia
– Dove sarebbe questo locale! Dice Paolo
Silvia glielo spiega. Paolo capisce che sta dall’altra parte della città.
– Come fai a conoscerlo? Chiede Paolo
– Che t’importa! Risponde Silvia
– Ci andavi con qualcuno?
– Con chi mi pare! Dice Silvia
– Vuoi un’altra sigaretta? Dice Paolo
Stavolta Silvia se l’accende da sé e fumando guarda il soffitto. Racconta a Paolo del primo ragazzo che ha avuto.
– Dopo ogni scopata mi parlava di libri! Dice Silvia
– E che ti diceva? Chiede Paolo
– Lo hai letto quello, lo hai letto questo e mi faceva un sacco di nomi. Alcuni li conoscevo. Altri per niente!
– Ad esempio? Chiede ancora Paolo
– Di quelli che conoscevo – dice Silvia – tirava fuori i nomi di Cechov, Hemingway, Pirandello poi c’erano gli altri, quelli che ignoravo del tutto!
– Ad un certo punto lo fermavi! Dice Paolo
– Si, gli saltavo sopra e ricominciavamo! Dice Silvia
– Deve essere stata una bella storia!
Silvia lo ascolta con le mani sul petto e la sigaretta sulle labbra.
– Non è stata affatto una bella storia! Dice Silvia
– Perché?
– Si ubriacava nei locali – dice Silvia – e insultava i clienti. Questi si arrabbiavano, lui alzava le mani e finiva che il proprietario chiamava la polizia e passavamo la notte in commissariato!
Paolo chiede. Quanto è durata? Infilando la sua mano destra tra le dita della mano sinistra di Silvia.
– Che ti prende? Dice Silvia
– Avrei voluto conoscerti prima! Dice Paolo.

– Una notte ci hanno fermato. Lui era strafatto. Gli sequestrano la macchina e gli ritirano la patente. Lui insulta gli agenti. Io me ne sto buona in un angolo. Lo lascio fare ma quelli ci portano davanti ad un ispettore. A me non fanno nulla. Ero pulita. Non avevo insultato nessuno. Mi hanno detto che potevo andare, così mi sono persino messa a correre pur di non rivederlo più. L’ho lasciato dentro una stanza quasi buia su una sedia, davanti ad un tavolo!
– Ti ha cercato ancora? Chiede Paolo
– Credo che sia ancora dentro! Fa Silvia
– Che danno da mangiare in questo locale? Ancora Paolo
– Pizza, rustici e birra quante ne vuoi! Risponde Silvia
– Abbiamo finito le sigarette! Dice Paolo
– Ci tocca uscire per forza! Dice Silvia
– Ti ricordi quella volta, un quel cavolo di albergo? Dice Paolo
– Si, nevicava e anche lì – dice Silvia – avevamo finito le sigarette e non ci andava di uscire!
– Eravamo pure pieni di alcool! Dice Paolo
– Non ricordo come è finita! Dice Silvia
– Che tu eri più ubriaca di me, così mi sono alzato e sono uscito io a comprare le sigarette. Una volta rientrato mi sono ficcato nel letto e ti sei data da fare alla grande!
– Davvero? Dice Silvia
– Ti andrebbe un ultimo colpo?
Silvia si mette a ridere. La cicca è sul letto. Ci dà sotto più che può e non la finisce tanto presto.
Tutto questo, tra di loro succedeva spesso. Ad esempio, il quinto giorno, dopo essersi incontrati per la prima volta, rimasero a letto tre giorni. Tra fumo, cibo e sesso, non ebbero il tempo di uscire. La notte parlavano molto. Si raccontarono le loro vite, nel punto esatto dove erano arrivate. Paolo diceva di essere infelice. Silvia, confessava di provare per se stessa una autentica compassione e nel dirlo rideva a crepapelle. Paolo viveva ancora con sua madre in una casa di due stanze. Suo padre si era suicidato per una storia di soldi e minorenni. Li aveva lasciati all’asciutto. Silvia stava da un amico. Odiava i suoi genitori e detestava suo fratello che andava a letto con un uomo sposato ma c’era dell’altro. Da ragazzina, quel fratello, aveva provato ad aprirle le gambe. La smisero presto con questi incontri. Un mese dopo andarono a vivere insieme. Scelsero un piccolo appartamento, il primo che lessero in un annuncio. I soldi non erano molti ma il prezzo di quella loro prima casa era davvero da prendere al volo. Paolo non lavorava ancora in fabbrica e Silvia si dava da fare andando a casa di persone che conosceva. Era brava in tutto. Puliva, cucinava, sapeva pure rammendare e ad alcune mamme teneva i figli. Li accudiva e gli faceva fare di conto e di scrittura. Una di queste gli disse pure che avrebbe dovuto studiare e le sarebbe riuscito. A lei non è mai piaciuto studiare. I libri potevano andare come arredamento, cose del genere. Paolo si arrangiava come tutto fare. Pulire piscine. Mettere in ordine gli scaffali di una ferramenta. Lavori di idrauliaca. I primi tempi furono abbastanza difficili ma tennero duro, finchè lui non entrò in quella cavolo di fabbrica e lei trovò un posto in quel piccolo market. Più tardi cambiarono anche appartamento e trovarono questo, dove ora sono. Dove pensano di stare il più a lungo possibile.
Ora si stanno alzando.
– Quando compriamo un letto nuovo? Chiede Silvia
– Perché cambiarlo, ci si scopa così bene!
– Una di queste notti – dice Silvia – ci ritroveremo per terra e con il tuo uccello spiaccicato da qualche parte!
Paolo va in bagno. Silvia gira nuda per la stanza. Squilla il telefono.
– Deve essere lì, quel figlio di puttana, vero? Dice una voce di donna
– Guardi che ha sbagliato! Dice Silvia
– Tu chi sei? Si sente chiedere
– Chi cazzo sei tu! Dice Silvia
– Glielo stai davvero spolpando bene!
– Senti brutta stronza – dice Silvia – non so chi cazzo sei e quello che cazzo vuoi a quest’ora del giorno ma quello che cerchi, qui non c’è proprio e sai cosa ti auguro? Di non trovarlo, perché sicuramente si starà scopando un’altra meglio di te! E riaggancia con violenza.
Paolo esce dal bagno e chiede chi era.
– Una troia che cercava uno stronzo!
Alla fine della frase il telefono squilla ancora. Silvia riconosce la voce.
– Vai a farti fottere! Grida Silvia
– Perché urli?
Silvia si ferma un attimo. Si avvicina a Paolo.
– Lo sai cosa mi ha detto questa brutta stronza prima di riagganciare?
– Che ti ha detto?
– Mi ha fatto un nome!
– E allora?
– Lo dovrei conoscere bene questo nome, mi sembra!
– Cosa stai dicendo?
– Chi è questa troia – grida Silvia – che conosce il nostro numero di telefono e ti cerca!
– Non è nessuno. È solo una pazza!
– Adesso non si va da nessuna parte – dice Silvia – finchè non mi dici chi è questa donna, dove l’hai incontrata e se te la sei scopata!
Paolo ritorna in camera da letto. Si stende sopra le coperte.
– Sto aspettando! Dice Silvia
Paolo si tira su. Cerca una sigaretta.
– Sono finite! Dice Silvia
– Devo uscire, devo andarle a comprare! Dice Paolo
– Tu non vai da nessuna parte!
– Smettila per favore. Te lo chiedo per favore!
Anche Silvia si stende sopra le coperte. Allunga la mano sinistra e trova quella di Paolo. Lui la cerca. Lei si allontana. Poi dice.
– Non credo che ne usciremo fuori tanto facilmente…

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