Prima di dormire

Spesso, prima di dormire, mi capita di farmi questa domanda; a me, lei, ci pensa ancora?

La risposta non la conosco ma suppongo di sì. Mi piace pensare che anche se fa di tutto per dimenticarmi, all’improvviso, un oggetto, una frase, un odore la riporta verso di me, un breve attimo, uno sguardo di sfuggita senza riuscire a mettere a fuoco, senza capire bene.

Poi però penso; chi se ne frega!

In fondo che mi pensi o no è del tutto inutile, quel che conta è che non è qui.

E allora distolgo il pensiero e ripenso a quel che ho fatto durante la giornata e a cosa dovrò fare domani. Ripenso a quanti sorrisi, se ne potevo aver fatti di più, a quante persone ho guardato negli occhi, a quante ne ho abbracciate.

So per certo che una giornata senza molti sorrisi, sguardi e abbracci è una giornata buttata.

Sorrido perché questo non è un mio pensiero, anche se poi l’ho fatto mio, ma di un mio grande amico che se ne è andato a vivere a Timpala.

Si chiamava Froes ed è da almeno quindici anni che non lo vedo e non lo sento. Froes amava le persone, gli piaceva starle ad ascoltare, toccarle, se non l’avessi conosciuto da quando eravamo due palle di ciccia l’avrei considerato un pazzo. E forse pazzo lo era davvero, aveva un sacco di idee strane sullo stare al mondo.

Diceva sempre che si sarebbe fatto crescere i capelli fino alle spalle e una folta barba. Se ci penso me lo immagino così.

Che forza quel Froes!

Domani quasi quasi gli scrivo una bella mail e gli chiedo di mandarmi una foto, son curioso, ma adesso è troppo tardi devo andare a dormire.

Un ultimo pensiero; a me, lei, ci pensa ancora?

Claudio Bandelli

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